Giorgio Butterini: “Rinnovo delle concessioni? Imprescindibile il valore dell’acqua per il territorio”

In vista della scadenza del 2029, le parole del presidente della Comunità delle Giudicarie sulla partita politica ed economica delle risorse idriche per la valle

L’acqua è una risorsa preziosa per le nostre valli, non solo per il turismo ma anche per la produzione energetica. Come si può trovare un equilibrio tra produzione di energia, tutela ambientale e qualità della vita delle comunità?

L’ambiente rappresenta la più grande ricchezza del Trentino e l’acqua è l’elemento che ne anima la vita: essa non solo alimenta una natura straordinaria, ma da sempre accompagna lo sviluppo economico del territorio. Basti pensare agli opifici che, mossi anticamente dalla forza idraulica, rappresentarono le prime fabbriche di cui il nostro contesto pullulava già agli inizi del Novecento.

La vera rivoluzione avvenne tuttavia negli anni Cinquanta, con la realizzazione delle grandi opere per la produzione di energia idroelettrica: un momento epocale che cambiò radicalmente la vita delle comunità locali, contribuendo in modo determinante al loro benessere economico. Tale passaggio richiese inevitabilmente l’introduzione di nuovi paradigmi, orientati a ridefinire gli equilibri di un ecosistema su cui gli impianti incisero profondamente. Nel tempo, pur tra immancabili criticità, si sono perseguiti e individuati punti di equilibrio oculati, frutto anche di una delicata negoziazione tra territorio, istituzioni e produttori di energia.

In questa fase storica, caratterizzata da importanti decisioni legate al rinnovo delle concessioni idroelettriche, è essenziale salvaguardare il principio fondamentale del rispetto territoriale. Si tratta di una trattativa resa ancora più complessa dal confronto tra le dinamiche di un ambiente sempre più provato dal cambiamento climatico e gli interessi economici di portata strategica legati all’energia.

L’aspettativa di vallate come quelle giudicariesi — dai cui ambiti deriva una quota significativa della produzione idroelettrica provinciale — è che l’impatto ambientale venga contenuto all’interno degli attuali standard, senza ulteriori sacrifici, specialmente in una fase in cui gli equilibri climatici appaiono sempre più precari, pur nella consapevolezza che ogni scelta debba essere attualizzata in base alle tecnologie e ai bisogni più evoluti.

Poiché determinate garanzie nascono soprattutto dalla possibilità di “avere voce in capitolo”, l’obiettivo prioritario deve essere quello di garantire alle comunità locali una partecipazione ufficiale e incisiva nelle sedi di confronto. A tal fine, è indispensabile individuare un modello di interazione tra le parti che sia realmente adeguato allo scopo.

Immagine APT Madonna di Campiglio

Le grandi concessioni idroelettriche scadranno nel 2029. Quali sono, secondo Lei, le aspettative dei Comuni  e Comunità su questo passaggio epocale? Quali garanzie chiederete in termini di canoni aggiuntivi e di compartecipazione ai benefici economici derivanti dallo sfruttamento della risorsa idrica? Pensa che l’attuale ripartizione dei proventi sia equa o vada rinegoziata?

Va fatta una doverosa puntualizzazione: nel 2007 è stato stabilito con legge provinciale che ai sovracanoni idroelettrici dovessero essere sommati i canoni aggiuntivi (norma poi attuata nel biennio 2010-2011), ovvero ulteriori risorse destinate ai territori che ospitano gli impianti di produzione energetica. Questo rappresenta un punto di partenza imprescindibile: tali proventi spettano di diritto alle comunità locali per il valore strategico della risorsa idrica, reso ancora più centrale dall’attuale contesto globale.

Ci si aspetta, pertanto, non solo la loro conferma, ma un doveroso e rigoroso adeguamento dei valori, definiti secondo parametri oggettivi e scientificamente ponderati. È fondamentale ricordare che lo sviluppo di contesti geograficamente periferici come i nostri è stato reso possibile anche e soprattutto dalla disponibilità di questi proventi, indispensabili per compensare i limiti strutturali del territorio.

Nel definire la corretta quantificazione economica, la domanda di fondo da cui partire è la seguente: qual è oggi il reale valore della risorsa acqua di fronte a uno scenario globale così complesso? Rispetto al 2007, alla luce delle trasformazioni geopolitiche ed economiche in corso, tale valore appare indiscutibilmente incrementato. Nel merito, va aggiunta un’ulteriore e fondamentale considerazione: la citata norma provinciale stabiliva originariamente che le risorse aggiuntive fossero destinate alla Provincia. Solo con il successivo Protocollo di Intesa sulla Finanza Locale si è giunti alla condivisione politica che tali proventi dovessero essere incamerati direttamente dalle Comunità di Valle e dai Comuni. Un eventuale e auspicabile aggiornamento della materia dovrà quindi sancire in modo vincolante e definitivo il principio di destinazione diretta a favore delle municipalità che sostengono l’impatto e i costi ambientali degli impianti.

Parallelamente, sarebbe auspicabile garantire un maggior peso politico e rappresentativo ai territori all’interno delle sedi istituzionali preposte. In quest’ottica, i Comuni possono contare sul ruolo di coordinamento delle Comunità di Valle, governate dal Consiglio dei Sindaci, che potrebbero farsi carico di una rappresentanza unitaria e incisiva di tutte le municipalità interessate dalla produzione idroelettrica.

Negli ultimi mesi si è discusso della possibilità di quotare in borsa Dolomiti Energia, la multiutility pubblica che gestisce gran parte dei servizi energetici e idrici in Trentino. Qual è il suo parere su questa ipotesi? Ritiene che una quotazione possa portare benefici o comporterebbe il rischio di una perdita di controllo pubblico sulla gestione di una risorsa fondamentale per il Trentino?

Dal mio osservatorio appare inevitabilmente difficile rispondere in modo puntuale ed esaustivo a questo interrogativo, poiché una scelta così delicata, caratterizzata da ripercussioni strategiche di massima rilevanza, richiede di essere ponderata con il massimo scrupolo e sulla base di molteplici elementi di valutazione. Pertanto, la mia risposta, più che di merito, non può che essere di metodo: l’auspicio è che le istituzioni preposte a definire passaggi di portata epocale adottino un approccio d’analisi capace non solo di considerare le contingenze attuali, ma anche di delineare i futuri scenari evolutivi.

In termini generali, ritengo che le decisioni politiche debbano essere assunte guardando a un contesto in costante e rapida trasformazione; sotto questo profilo, non possono essere esclusi a priori neppure cambi di paradigma nella gestione strategica ed economica delle risorse territoriali. Simili innovazioni, tuttavia, non dovrebbero mai prescindere dalla salvaguardia degli equilibri irrinunciabili che regolano il rapporto tra uomo e ambiente. Con questo intendo ribadire che non si può mai smarrire la consapevolezza del legame profondo che unisce le risorse alla geografia e alle comunità che animano il territorio.

Ultime notizie

Un furgone ribaltato sotto Villa Banale blocca il traffico nell’ora di punta

In attesa della notturna del 23 dicembre, parte la 3Tre on Tour

Il Belvedere di Lundo, un affaccio sulle Esteriori

Ketty Pellizzari, Enaip Tione: “Ai giovani dico di avere il coraggio di mettersi in gioco”