di Gianfranco Pederzolli presidente nazionale FederBIM
Dolomiti Energia, l’acqua viene prima della quotazione in borsa

Il dibattito su Dolomiti Energia è importante, ma rischia di partire dal punto sbagliato. La quotazione in Borsa può essere discussa: può essere utile, può non esserlo. Ma resta uno strumento, non il criterio con cui misurare il futuro dell’idroelettrico trentino. Non bisogna cominciare da lì.
PRIMA DELL’ENERGIA VIENE L’ACQUA. Prima viene l’acqua. Prima vengono le concessioni. Prima viene il modo in cui il Trentino decide di governare la propria risorsa più preziosa.
Dolomiti Energia è una risorsa del territorio: una società costruita nel tempo, con competenze industriali e un ruolo rilevante. È naturale parlare anzitutto con Dolomiti Energia quando si ragiona sul futuro dell’idroelettrico trentino. Ma una società, per quanto importante, non può esaurire la strategia di un territorio. La strategia deve venire prima e deve avere un punto fermo: l’uso dell’acqua deve restare sotto un presidio pubblico forte, chiaro e inattaccabile.
DUE DIMENSIONI DIVERSE. Una cosa è il mercato dell’energia, nel quale servono investimenti e competenze. Altra cosa è il governo dell’acqua: concessioni, pianificazione degli usi, sicurezza delle dighe, manutenzione dei bacini, equilibrio tra uso potabile, agricolo, energetico, ambientale e turistico. Su questo il pubblico non può arretrare.
L’EREDITA’ DELL’IDROELETTRICO TRENTINO. Il Trentino ha una storia di cui può essere orgoglioso. Per molti anni le acque alpine sono state utilizzate da altri per produrre energia. La riappropriazione trentina dell’idroelettrico è stata una conquista autonomistica e politica. Oggi, però, non basta dire che l’acqua è tornata “in Trentino”. Bisogna chiedersi come viene governata dentro il Trentino: chi decide, chi beneficia del valore prodotto, chi convive con opere, vincoli e rischi, chi garantisce la cura dei territori da cui quella risorsa proviene.
ACQUA, CAPITALE E TERRITORI. La geografia dell’acqua non coincide sempre con la geografia del capitale. I centri istituzionali e finanziari hanno avuto un ruolo decisivo nella costruzione dell’attuale sistema. Le vallate, i Comuni montani e i territori direttamente interessati dalla produzione idroelettrica non sempre hanno avuto lo stesso peso. Non serve riaprire polemiche sul passato. Serve evitare che lo stesso squilibrio si riproduca, sostituendo un vecchio centralismo esterno con un nuovo centralismo interno.
IL 2029 ALLE PORTE. Per questo la scadenza delle concessioni è il vero punto della discussione. Il 2029 è vicino. Non servono tifoserie, slogan o scorciatoie. Non basta parlare di gara, proroga, partenariato pubblico-privato, società mista o quotazione. Gli strumenti vengono dopo. Prima bisogna definire l’obiettivo: un modello a prevalente guida pubblica, costruito con i territori.
La Provincia ha un ruolo essenziale nel governo del demanio idrico e nella pianificazione. Ma Provincia e Comuni devono lavorare insieme. E con loro devono avere voce il Consiglio delle Autonomie, le Comunità di Valle, i Consorzi BIM e le forme associative dei territori interessati. Findolomiti poteva essere uno strumento; proprio la parte pubblica, incomprensibilmente, allora non volle percorrere quella strada. Ora si può ripartire.
CHI VIVE ACCANTO ALLE OPERE DEVE CONTARE. I territori non chiedono di bloccare lo sviluppo, né di taglieggiare le imprese. Chiedono di essere riconosciuti per quello che sono: comunità che mettono a disposizione una risorsa fondamentale e sopportano una parte rilevante degli effetti ambientali, paesaggistici e infrastrutturali della produzione idroelettrica.
Se Dolomiti Energia vuole essere il perno di questa nuova stagione, deve esserlo dentro un patto chiaro con tutto il territorio. Prima di qualunque rafforzamento societario vanno definite le garanzie: obblighi verso i Comuni interessati dalle opere; investimenti su sicurezza e manutenzione; impegni su ambiente, deflussi e adattamento climatico; una quota del valore prodotto dall’acqua legata alla cura dei bacini e delle comunità.
NON UNA QUESTIONE DI PUBBLICO CONTRO PRIVATO. Non è questione di Borsa in sé, né di difesa astratta del pubblico o paura del privato. Il capitale privato può essere utile se porta rischio, competenze e investimenti. Diventa un problema se si limita a intercettare una rendita generata da una risorsa collettiva. La differenza sta nelle regole e negli obblighi.
Serve quindi un patto territoriale dell’acqua e dell’energia, capace di accompagnare qualunque scelta futura. Un patto che trasformi una parte del valore idroelettrico in manutenzione dei bacini, sicurezza, gestione forestale, monitoraggio ambientale e sviluppo locale.
DAL TRENTINO A UNA NUOVA STAGIONE NAZIONALE. Questa discussione nasce in Trentino, perché il Trentino ha un sistema avanzato e una storia particolare. Ma riguarda tutto il Paese. Come FederBIM vediamo ovunque lo stesso problema: l’idroelettrico produce valore nazionale, ma incide su territori specifici, spesso i più fragili. La nuova stagione delle concessioni deve servire a riequilibrare questo rapporto.
I Consorzi BIM sono nati per dare voce ai Comuni montani nel rapporto tra acqua, energia e territori. Oggi quella funzione va aggiornata. Non basta più il ristoro. Serve corresponsabilità.
La sfida è passare da un idroelettrico che preleva valore a un idroelettrico che genera futuro. Dolomiti Energia può essere un interlocutore decisivo. Ma non è la società che deve dettare da sola la strategia. Prima della Borsa, prima degli equilibri finanziari, prima delle formule giuridiche, viene l’acqua: bene comune, risorsa pubblica e fondamento vero dell’Autonomia.






















