A meno di tre anni dal rinnovo delle concessioni idroelettriche, scoppia la questione delle quotazioni in borsa di Dolomiti Energia
La quotazione in borsa di Dolomiti Energia accende il dibattito

In queste settimane si è acceso il dibattito politico intorno alla questione della quotazione in borsa di Dolomiti Energia. Una disputa che riguarda la sfera delle decisioni politiche ma che parte da presupposti di natura tecnica, giuridica ed economica.
La questione, anche se non traspare, riguarda direttamente le Giudicarie, perché la maggior parte dell’energia prodotta da Dolomiti Energia proviene proprio dalla centrali di Boazzo e Cimego e Santa Massenza, che pur non essendo sul territorio giudicariese, turbina acqua proveniente in gran parte dal nostro territorio.
Da molti anni gli amministratori giudicariesi dei Consorzi Bim del Sarca e del Chiese e dei Comuni seguono con attenzione la partita dell’energia, per le gravi implicazioni di carattere ambientale e i rilevanti interessi economici.
UN SALTO INDIETRO PER CAPIRE. Per capire come è nata Dolomiti energia dobbiamo tornare indietro di quasi venti anni.
Dopo la nazionalizzazione del mercato dell’energia e la nascita dell’Enel negli anni sessanta, alla fine del 2007 la Provincia aveva approvato una serie di norme che avevano consentito al Trentino di tornare in possesso di una delle risorse più importanti, l’acqua utilizzata per la produzione idroelettrica.
Il Presidente Dellai aveva dedicato questa conquista <<ai cittadini che hanno visto saccheggiato il proprio territorio secondo le usanze e le esigenze dell’epoca, perché alla nazione serviva la nostra acqua per produrre l’energia necessaria alla crescita economica. Furono devastate intere valli, impoveriti i nostri torrenti, sommersi centri abitati>>.
Così dal 2010 al posto dell’Enel nella gestione delle grandi centrali è subentrata una nuova Società trentina realizzata insieme dall’Enel e da Dolomiti Energia con il 51% del capitale sociale, composta, a sua volta, dalla Provincia, Trentino Servizi, alcuni privati, ed aperta alla partecipazione dei Comuni e Consorzi BIM. Attualmente i Consorzi Bim partecipano con una piccola quota intorno al 2%
Per la verità gli Amministratori giudicariesi avrebbero preferito che una quota di questa società fosse attribuita ai Comuni sui quali ricadevano i danni ambientali dovuti allo sfruttamento idroelettrico, ma gli investimenti richiesti erano fuori della portata delle nostre amministrazioni.
Si decise allora, su richiesta degli amministratori locali, a carico della nuova società e a favore dei Comuni e Comunità un ulteriore sovraccanone che ammontava a 35 milioni di euro annui per tutta la Provincia. In questi 16 anni solo ai Comuni giudicariesi e alla Comunità sono arrivati circa 160 milioni di euro, una somma rilevantissima che è stata fondamentale per il finanziamento delle opere pubbliche locali.
Negli anni successivi Enel, che deteneva il 50% della nuova società, decise di vendere la propria partecipazione e ad acquistarla fu un fondo di investimento australiano “Maquaire”. Che fosse un fondo addirittura australiano a detenere lo sfruttamento della risorsa idroelettrica del Trentino era un affronto alla sbandierata autonomia del Trentino. Così alla prima occasione, quando il fondo fece trapelare intenzioni di vendere questa quota, la Provincia di Trento, Presidente Maurizio Fugatti, nel 2024 decise di acquistarla e quindi Dolomiti Energia è diventata unico azionista della Società che gestisce le principali centrali idroelettriche trentine.
LA SITUAZIONE OGGI. Bisogna fare una precisazione importante. Dolomiti energia non è proprietaria delle centrali idroelettriche e di tutte le infrastrutture, bacini, condotte, e dighe. La società ha solo la gestione di questi beni. Infatti le concessioni di derivazione idroelettrica hanno tutte una scadenza, che attualmente è nella maggior parte dei casi il 2029, tra poco più di 3 anni. Entro quella data la Provincia dovrà bandire delle gare pubbliche per la scelta del nuovo gestore. Considerate le importanti ricadute ambientali, la Provincia sta facendo il possibile per assicurarsi che la nuova società offra garanzie adeguate in questo senso. Ma questa è una questione che meriterebbe un approfondimento nei prossimi anni. Tornando alla questione della quotazione in borsa, attualmente i privati hanno una quota intorno al 15% ai quali va aggiunto un ulteriore 10% Consorzi elettrici locali e cooperazione. I soci pubblici principali, Provincia di Trento, Comune di Trento e di Rovereto detengono una percentuale vicina al 65% che garantisce un controllo pubblico forte sulla società.
PER QUANTO RIGUARDA LA QUOTAZIONE. Con la quotazione in borsa la società si inserirà sul mercato azionario, si aprirà alla partecipazione di altri azionisti, aumentando il capitale sociale e raccogliendo finanziamento dai nuovi soci.
E’ proprio su questa questione che è iniziata la battaglia politica all’interno degli stessi partiti. Tra i principali sostenitori della quotazione il sindaco di Trento, che da pochi giorni è entrato nel Partito Democratico, ma è stato bloccato dal capogruppo dello stesso Partito in Provincia, Alessio Manica, che ha chiesto di fermare il procedimento di quotazione in borsa e di discuterlo all’interno di una apposita commissione. Il Presidente Fugatti, ha approfittato della divisione del principale Partito di opposizione e si è detto disponibile ad approfondire la questione.
Nelle settimane scorse abbiamo assistito ad una serie di interventi di esponenti politici, tecnici, esperti, professori universitari, che hanno sostenuto o contrastato la proposta con argomentati pareri.
A partire da questo mese daremo spazio a questo dibattito in modo che ciascuno possa farsi un’idea su una decisione che, come spiegavo prima, è molto importante per le Giudicarie e per le sue rilevanti risorse idroelettriche.






















