Tutela del territorio e produzione di energia non sono in contrasto

Il punto di vista di Mattia Gottardi, assessore provinciale all’Energia della Provincia di Trento

Acqua ed energia ancora al centro della discussione: dopo l’approfondimento con il presidente del BIM del Chiese Claudio Cortella, intervista all’assessore provinciale all’Energia Mattia Gottardi.

L’acqua è una risorsa fondamentale per il Trentino e per le Giudicarie in particolare. Come si può coniugare al meglio in futuro la necessità di produrre energia con la tutela del territorio e degli ecosistemi?

Partiamo da un principio cardine, che per me è un punto fermo: l’acqua è materia prima ed è pubblica per definizione; la concessione è semplicemente lo strumento che permette di utilizzarla per produrre energia. La tutela del territorio e degli ecosistemi non è in contrasto con la produzione energetica, a patto che la gestione rimanga ancorata alle necessità locali.

Oggi abbiamo un grande vantaggio strategico rispetto al passato: le grandi derivazioni idroelettriche sono al 100% trentine, attraverso Dolomiti Energia, da quando abbiamo rilevato le quote che erano in passato in mano ad un fondo australiano. Questo significa che gli utili generati non prendono vie estere, ma vengono interamente riversati sul territorio. Coniugare ambiente ed energia significa esattamente questo: usare la redditività della risorsa idrica per finanziare la cura dei nostri corsi d’acqua, investire in tecnologie che riducano l’impatto ambientale e garantire che le comunità locali – come quelle delle Giudicarie – ricevano i giusti indennizzi e benefici diretti.

Le grandi derivazioni idroelettriche in Trentino scadranno nel 2029. A che punto è l’iter per il loro rinnovo e quali garanzie intende offrire ai territori? Il modello dell’affido diretto in-house approvato per la Valle d’Aosta sarebbe praticabile anche in Trentino?

Sul fronte del 2029 abbiamo fatto un grande passo avanti rispetto a una posizione nazionale iniziale che imponeva gare obbligatorie, uno scenario rischioso per la nostra autonomia. Noi abbiamo sempre sostenuto quella che io definisco la «quarta via», e oggi il governo nazionale ha finalmente compreso e condiviso questa linea: se il gestore sul territorio lavora bene, ha la capacità di investire nel rilancio tecnologico e indennizza correttamente le comunità, ha il pieno diritto di mantenere la concessione. Le reti e le concessioni sono asset strategici nazionali che vanno preservati dal rischio di finire in mani straniere.

Per quanto riguarda la Valle d’Aosta e il modello in-house, si parte da una situazione diversa dalla nostra, molto meno ripetibile di quanto sembri a prima vista. In ogni caso la nostra «quarta via» va proprio in questo solco: vogliamo una società di prossimità, che garantisca il controllo delle concessioni e allo stesso tempo la cura del territorio. La garanzia per i territori è proprio questa: blindare la gestione in una società radicata in Trentino, assicurando che la governance rimanga saldamente legata a tutto il territorio provinciale, comprende le nostre valli.

Negli ultimi mesi si è discusso della possibilità di quotare in borsa Dolomiti Energia. Qual è il suo parere? Ritiene che una quotazione possa portare benefici o comporti il rischio di una perdita di controllo pubblico?

La mia posizione è netta: sulla quotazione in Borsa decide la politica, ma senza demagogia. È profondamente sbagliato considerare il privato come un demone o, di contro, idealizzare il pubblico come perfetto a prescindere.

Dobbiamo essere pragmatici. Il rinnovo delle concessioni e gli investimenti futuri richiederanno capitali enormi. La differenza è semplice: se non vai in Borsa a raccogliere capitali di rischio, devi rivolgerti al sistema bancario, indebitando la società e il territorio. La Borsa raccoglie capitali e restituisce risorse sotto forma di dividendi, rendendo l’azienda più attrattiva per nuovi investitori.

Questo significa perdere il controllo pubblico? No, se la governance è strutturata correttamente. Ho sempre fatto l’esempio dell’aeroporto Catullo: il passaggio da un controllo interamente pubblico a una gestione partecipata con un socio privato di minoranza ha risanato il bilancio e sbloccato investimenti storici. Il controllo deve restare in mano pubblica, ma il privato può essere un valido alleato gestionale.

Piuttosto, se parliamo di controllo del territorio, la vera partita è un’altra: l’ingresso dei Comuni trentini in Dolomiti Energia. Oggi la società è vista principalmente come l’asse “Trento e Rovereto”. Io dico sì all’apertura alle valli e agli altri Comuni per renderla davvero una società di sistema, ma va fatto con un piano finanziario e di governance preciso. Le quote si comprano, non si regalano; serve concretezza e serietà, non slogan populisti.

 Guardando al futuro: quale scenario immagina per il Trentino nei prossimi dieci anni sul fronte energetico?

Immagino un Trentino che abbia consolidato la propria sovranità energetica, ponendosi come modello di transizione ecologica a livello alpino ed europeo.

Vedo una multiutility che ha superato i vecchi campanilismi e che è partecipata in modo diffuso e strategico dalle comunità locali e dai Comuni di tutte le valli, comprese le Giudicarie, garantendo tariffe eque e investimenti puntuali. Sarà un Trentino guidato da un controllo pubblico intelligente, capace di dialogare con i capitali privati per fare innovazione senza mai svendere la propria risorsa più preziosa: l’acqua. Per fare questo, nei prossimi anni la politica dovrà abbandonare le risposte semplici e affrontare la complessità con rigore e visione di lungo periodo.

 

Ultime notizie

Più investimenti per le imprese con la Transizione 5.0

Un violento scontro nella notte nel centro abitato di Roncone

Avanzano le ciclabili, una sfida per le Giudicarie

A Bolbeno un Ferragosto con Cesare Maestri