A Bondo una cascata attraversa la Chiesa di San Barnaba

Inaugurata venerdí 17 luglio la mostra di Carlo Mattioli: un percorso tra fotografia, pittura, cinema e spiritualità legate all’acqua

Entrando nella chiesa di San Barnaba, a Bondo, il silenzio avvolge il visitatore solo per pochi istanti.

Poi sono le immagini a parlare.

Lungo la navata scorrono grandi fotografie in bianco e nero delle più spettacolari cascate del Trentino. Il loro fragore sembra quasi uscire dalle stampe. L’acqua diventa movimento, luce, energia. Ma basta avanzare di qualche passo per comprendere che non ci si trova davanti a una semplice mostra fotografica.

La chiesa diventa essa stessa parte dell’opera. Per qualche mese – fino a settembre – San Barnaba si trasforma in uno scrigno multimediale, nel quale fotografia, pittura, documenti storici, cinema e spiritualità dialogano tra loro accompagnando il visitatore in un unico racconto: quello dell’acqua, origine della vita e inesauribile fonte di ispirazione artistica.

È questa la grande intuizione del progetto “Cascate di Carlo Mattioli… e altri tuffi d’acqua”, inaugurato venerdì sera dopo un lavoro preparatorio durato oltre tre anni.

L’iniziativa, promossa dal Comune di Sella Giudicarie attraverso l’assessore alla cultura Frank Salvadori, è stata resa possibile grazie al sostegno del BIM del Sarca Mincio Garda, del BIM del Chiese e alla collaborazione con importanti realtà culturali, fra cui il MART di Rovereto.

LA CASCATA COME SIMBOLO. Ad introdurre il percorso è stata la curatrice Roberta Bonazza, che ha accompagnato il pubblico dentro il significato della mostra. Boschi, animali, montagne, acqua.

Sono questi gli elementi che attraversano tutta la ricerca artistica di Carlo Mattioli.

Fra tutti, però, è proprio la cascata a diventare il simbolo perfetto.

Forza. Movimento. Energia. Ma anche vita. Una metafora capace di unire la natura alla spiritualità.

L’OPERA CHE ATTRAVERSA LA CHIESA. Il cuore della mostra si incontra ai piedi del presbiterio.

Dal pavimento della navata si innalza verso le volte della chiesa una monumentale Cascata, larga quasi 2 metri e alta sette (tempera e olio su carta). Non interrompe lo spazio della chiesa. Lo attraversa.

La sua verticalità dialoga con le arcate e accompagna naturalmente lo sguardo verso l’alto, quasi che l’acqua, invece di precipitare, risalga simbolicamente verso il cielo.

Realizzata da Carlo Mattioli nel 1986 per la chiesa di Sant’Andrea a Parma, come grande vetrata del fonte battesimale, l’opera viene presentata per la prima volta nella chiesa di San Barnaba.

La sua presenza domina l’intero allestimento senza sovrastarlo. Lo completa.

IL RACCONTO DELLA NIPOTE. Accanto all’opera c’è anche la memoria familiare.

A raccontarla è Anna Mattioli Zaniboni, unica nipote dell’artista e custode di questo straordinario patrimonio. Con emozione ricorda il legame del nonno con Madonna di Campiglio.

Pur essendo uomo della pianura emiliana, Mattioli rimaneva profondamente affascinato dalle montagne.

Dalla finestra della sua camera ascoltava il rumore incessante delle cascate.

Quel suono diventava colore. Diventava pittura. Quando il vescovo di Parma gli affidò la realizzazione dell’opera d’arte in vetrata per il fonte battesimale gli lasciò completa libertà creativa. Mattioli vi mise tutta la propria anima.

UNA MOSTRA CHE PARLA CON MOLTI LINGUAGGI. Il percorso espositivo continua lungo tutta la chiesa. Accanto alle grandi fotografie delle cascate trovano spazio pannelli che raccontano la vita dell’artista e le motivazioni del progetto.

Nell’abside una piccola cascata dipinta ad olio sembra introdurre il visitatore alla monumentalità dell’opera principale. Nelle due antiche sacrestie il racconto cambia linguaggio. In una viene proiettata l’intervista ad Anna Mattioli Zaniboni. Nell’altra rivive un prezioso documentario del giovane Ermanno Olmi, dedicato alle opere idrauliche della Val di Daone.

Il percorso si arricchisce inoltre di fotografie storiche degli anni Trenta provenienti dall’Archivio Provinciale di Trento, immagini che raccontano uomini e donne ritratti davanti alle grandi cascate trentine, testimoniando un legame antico fra il territorio e l’acqua.

L’ACQUA COME VITA. Molto intenso anche l’intervento di don Celestino Riz. La grande Cascata non viene letta soltanto come opera artistica. Diventa simbolo. L’acqua richiama il Battesimo. Le rocce rappresentano la solidità della vita.

Il verde racconta la Creazione. «Bisogna fermarsi qualche minuto davanti a quest’opera», invita il sacerdote. «Lasciarsi immergere.» Sono poche parole. Ma bastano per cambiare lo sguardo del visitatore.

Ha concluso gli interventi Franco Panizza, sottolineando come la chiesa di San Barnaba continui, anno dopo anno, a sorprendere il pubblico con iniziative culturali di alto livello.

Non è soltanto un luogo espositivo.

È uno spazio dove arte, storia, territorio e riflessione riescono ancora ad incontrarsi.

IL VISITATORE DIVENTA PARTE DELL’OPERA. Forse è proprio questo l’aspetto più sorprendente della mostra. Chi entra nella chiesa non rimane semplice spettatore. Diventa parte del percorso. Le persone sembrano quasi piccole davanti alla monumentalità della Cascata di Mattioli, come a ricordare quanto la natura e l’arte sappiano ancora ridimensionare l’uomo e invitarlo alla contemplazione. È un’esperienza che non si limita agli occhi.

Coinvolge il pensiero. E, in qualche momento, anche il cuore.

Uscendo dalla chiesa non resta soltanto il ricordo di una mostra ben allestita.

Resta la sensazione di aver attraversato un luogo dove linguaggi diversi si sono incontrati con naturalezza.

Le fotografie raccontano la forza delle cascate del Trentino. La pittura ne interpreta il respiro più profondo.

I documenti storici restituiscono la memoria di un territorio. I filmati ne ampliano il racconto.

La spiritualità ne suggerisce il significato. E allora si comprende che l’acqua non è soltanto quella che precipita dalle montagne.

È quella che continua a scorrere nella storia dell’uomo, nella sua cultura, nella sua fede e nella sua capacità di trasformare la natura in arte. Forse è proprio questo il messaggio più bello lasciato dalla mostra dedicata a Carlo Mattioli. Non si esce con una risposta. Si esce con una domanda.

QUANTO TEMPO SAPPIAMO ANCORA CONCEDERE ALLA MERAVIGLIA?

La mostra sarà visitabile da luglio a settembre con il seguente calendario: nel mese di luglio apertura il venerdì dalle 17.30 alle 22.00, mentre sabato e domenica dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 17.30 alle 22.00. Dal 1° al 23 agosto la mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 17.30 alle 22.00. Dal 24 agosto al 27 settembre tornerà l’apertura nei venerdì dalle 17.30 alle 22.00 e nei sabati e domeniche con orario 10.30–12.00 e 17.30–22.00. L’ingresso è libero.

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