Un tema complesso ed articolato, snodiamolo partendo da quello che è stato il passato
Il punto sulla viabilità giudicariese: un po’ di storia

Bella la valle, brutta la via, nessuno ci pensa, è la periferia! Si può dire ancora?
Per decenni la questione viabilità ha angustiato gli amministratori locali. E quando diciamo decenni non esageriamo. Anni Ottanta e Novanta del Novecento: periodicamente si facevano incontri fra sindaci, convegni con autorità provinciali, abboccamenti con amministratori esterni. Sul tavolo un tema: la viabilità. Si narrava della “mulattiera” che saliva da Brescia al Trentino, del Corè tortuoso fra Tione e Breguzzo, delle gallerie di Ponte Pià, del tratto fra il Ponte dei Servi e l’altopiano della Paganella.
Negli anni Novanta, più che progetti si partorirono buone intenzioni. Ad un certo punto, per esempio, fu addirittura presentato il disegno della variante della valle del Chiese, per tagliare i paesi da Breguzzo a Storo. Per non parlare del tratto lombardo, a salire fino a superare in terra trentina Lodrone e Darzo in galleria. Stesso ragionamento si fece per la Rendena, con l’obiettivo di saltare tutti i centri abitati. Naturalmente la dialettica fu vivace, perché non tutti erano d’accordo. I protezionisti, ad esempio, hanno messo qualche puntino sulle I rispetto alle grandi opere. Ma ci fu pure qualche amministratore che non gradì le ipotesi di variante. A Breguzzo, per dirne una, ci fu chi arricciò il naso di fronte all’idea della circonvallazione che avrebbe potuto togliere il traffico dal paese. Va detto che il timore della morte del paese se non ci passa la strada non è poi così raro. Ed è un timore che ritorna anche in occasione della chiusura delle scuole, degli uffici postali e via temendo. Verrebbe da obiettare che altri sono i motivi per cui un paese muore, ma non è questa la sede per discettarne.
Torniamo alla viabilità per dire che fra un disegno e l’altro, fra un sogno e un incubo, negli ultimi scampoli del Novecento poco si fece, rimanendo alle grandi opere dei Sessanta-Settanta, come la Storo-Cimego, le gallerie del Limarò, cui si aggiunsero la circonvallazione di Strembo-Caderzone e il Corè Tione-Breguzzo, ma prima fra tutte la galleria di circonvallazione di Madonna di Campiglio. Tutti tratti utili, indiscutibilmente, ma senza un disegno complessivo. Uscendo dal Trentino, nel 2006 (campagna elettorale delle politiche) fu inaugurata la tratta Tormini-Ponte Re, che tolse la circolazione da parecchi paesi.
Poi il silenzio è calato e tutto è finito, in attesa di tempi migliori. Che sono arrivati con il grande risveglio dell’ultimo decennio, in cui sono maturati progetti che sonnecchiavano. Per ora si sta concretizzando la variante di Pinzolo, mentre è nei progetti la sua collega di Ponte Arche. Nel frattempo si è messa mano anche alla galleria di Ponte Pià e ad alcuni progetti minori. Di fatto sta piovendo sulle quattro direttrici delle Giudicarie (le principali, Statali 237 del Caffaro e 239 della Rendena, 421 dei laghi di Molveno e 240 di Loppio e val di Ledro) una grandinata di milioni.
Da Pinzolo a Ponte Arche: è il momento di arrivare all’oggi, alle grandi opere, valle per valle…






















