Il punto sulla viabilità giudicariese: per completare il quadro

Un tema articolato e complesso, che include tutte le opere considerate minori e di collegamento con l’esterno

Un viaggio attraverso la viabilità giudicariese, passando da Pinzolo a Ponte Arche, non può che completarsi con le altre mille opere che ci girano attorno.

OPERE MINORI MA NEMMENO TANTO. Bisogna dire che fra una consegna lavori, un inizio dei lavori stessi, una rottura di diaframma, una inaugurazione di cantiere, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e i suoi collaboratori negli ultimi anni hanno compiuto parecchi viaggi sulle strade giudicariesi. E (se dobbiamo trovare un difetto) il presidente ha ecceduto talvolta nel comunicare che si trattava di opere dal valore strategico per lo sviluppo del territorio, anche quelle minime. Le ultime volte risalgono al mese di maggio scorso, quando in un sol giorno hanno partecipato all’inizio dei lavori per la rettifica di due curve in faccia al lago di Roncone (costo poco più di un milione di euro) e alla rottura del secondo diaframma della galleria di Ponte Pià, di cui abbiamo parlato a parte.

In occasione dell’inizio lavori alle curve del lago di Roncone non si poteva non parlare della strettoia di Breguzzo, sul territorio di Sella Giudicarie. E questa è un’altra opera foriera di polemiche. Storia lunga e contraddittoria la sua. Era il 2017 quando l’assessore provinciale Carlo Daldoss, nell’ambito dei percorsi partecipati, incontrò a Tione 300 persone fra amministratori locali e gente comune per scegliere i progetti da spingere. Ebbene, fra i più votati c’era l’allargamento della strettoia di Breguzzo, cui fu destinata in partenza nel Fondo strategico una cifra vicina al milione di euro. Per allargare la strada c’erano due alternative: o abbattere Casa Sembenotti, che incombe sulla curva stretta, o spostare indietro la facciata. “Abbattere non si può”, parola di “Mamma Provincia” perché nella casa ci sono degli affreschi. Definiti “scadenti” da esperti, ma tant’è, è ritenuto un monumento storico. E viene alla mente il ponte di Caffaro del 1906, ritenuto storico da un soprintendente ai beni culturali, che costrinse a costruirne un altro, e ritenuto meno problematico qualche anno dopo, a soprintendente cambiato, quindi abbattibile. La Casa Sembenotti non s’ha da abbattere, perciò verrà spostata indietro quel tanto che basta per ridurne il volume e allargare la strada. Costo per la Provincia tre milioni di euro, un milione dei quali viene dalla Regione Lombardia, che nell’anno di siccità 2022 comperò dodici milioni di metri cubi di acqua dei bacini della Valle di Daone per i suoi contadini. Nella citata cerimonia delle curve di Roncone il presidente Fugatti ha annunciato che l’appalto per la strettoia di Breguzzo partirà entro l’anno. Resta l’incognita dell’utilizzo di Casa Sembenotti, ma questa è una storia tutta da scrivere.

Ed entro l’anno partirà pure il lavoro per la bretella fra la provinciale 69 Storo-Baitoni e la Statale dell’Ampola, con l’obiettivo di togliere il traffico pesante dal centro abitato di Storo, stanziamento di 5 milioni di euro. Stanziati altri 11 milioni per cinturare Storo con la tratta fra la zona ex Baritina di Darzo e l’area produttiva storese, così da collegarsi con la bretella.

LAVENONE-IDRO: L’INCOMPIUTA. Siamo in terra lombarda. Nel 2006 fu inaugurato il tratto di Statale del Caffaro da Tormini a Ponte Re, poco prima di Nozza di Vestone. Un paio di anni dopo, nel febbraio del 2008, si riunirono a Condino, nella sede del Bim del Chiese, i presidenti delle due Province di Trento e di Brescia, Lorenzo Dellai e Alberto Cavalli, per siglare un protocollo d’intesa finalizzato alla realizzazione del tratto Ponte Re-Idro. Scopo: saltare centri abitati come Nozza e Vestone (molto trafficati) e Lavenone, stretto come Breguzzo e anche più. Bella idea, ma mai realizzata. Ai 78 milioni complessivi previsti all’inizio se ne aggiunsero molti altri, tanto da scoraggiare la realizzazione del lotto Ponte Re-Lavenone sud. Alla fine restò il Lavenone sud-Idro sud, costo 55 milioni. Partì l’iter: progetto, gara d’appalto, assegnazione. No, assegnazione no, perché la seconda arrivata (Collini, che i trentini conoscono bene) ha presentato ricorso contro la vittoria di una grossa Cooperativa romagnola. Intanto sono passati gli anni, finché si è giunti all’autunno del 2025. E i lavori sono iniziati: tre chilometri con due viadotti e un paio di gallerie. Il costo nel frattempo è lievitato di una decina di milioni.

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