Giornale delle Giudicarie… pazza idea

L’avventura l’avevo condivisa fin dall’inizio con Tiziano Salvaterra, uomo di certo più assennato di me, e con lui affrontai i primi contrattempi. Ambedue inesperti di cose giornalistiche, abbiamo avuto la fortuna di trovare in Luisa Masè, oltre che un direttore di giornale autorizzato, anche l’esperta che ci mancava.

Una ragazza davvero in gamba che fin dai primi giorni prese in mano il giornale dandogli, oltre al nome — indovinato — anche una prima organizzazione redazionale assai preziosa per continuare nell’impresa. La sua mano, il suo entusiasmo, segnarono la vita e la progressiva diffusione del giornale anche negli anni successivi, portandolo a risultati incredibili di cui ancor oggi siamo orgogliosi.

Accanto a lei crebbero in abilità giornalisti oggi ormai affermati come Alberta Voltolini e soprattutto Roberto Bertolini, ancor oggi caporedattore e vice direttore operativo. Ma credo, e le chiedo ancor oggi venia, d’essere stato io a crearle i maggiori problemi con il mio vizio congenito d’essere invadente, e soprattutto con il mio entusiasmo nel mettere mille cose in pentola senza aspettare che il fuoco funzioni a dovere.

È sempre comunque riuscita a farmi ragionare, una delle poche, e a tarpare qualche volo eccessivo del mio carattere.

Nel frattempo il giornale aveva cambiato formato e tecnica tipografica, assumendo la veste che ancora oggi conserva, e riuscimmo a distribuirlo gratuitamente ogni mese a tutte le famiglie giudicariesi, così come avviene ancora tuttora con soddisfazione reciproca, nostra e dei nostri lettori.

Nel 2007 Luisa lasciò il giornale per nuovi incarichi professionali; seppur amareggiati, GdG e tutti noi eravamo già sufficientemente rodati e potemmo continuare senza grosse difficoltà.

Luisa Masè fu sostituita da Paolo Magagnotti, un giornalista di grosso spessore, per anni capo servizio stampa della Regione, presidente dell’Associazione europea dei giornalisti cristiani e, da qualche anno, professore universitario.

Con un così prestigioso “angelo custode” e con l’operatività garantita da Roberto Bertolini, nel frattempo diventato giornalista professionista, il giornale ha ripreso vigore, con nuovi collaboratori e una costanza encomiabile, garantendo a noi fondatori la certezza che il lavoro fatto stava perseguendo con coerenza gli obiettivi prefissati.

Ormai “Il Giornale delle Giudicarie” si è consolidato anche nella sua struttura organizzativa e dirigenziale: abbiamo un ufficio di redazione, una specifica associazione culturale di riferimento e un servizio per la raccolta pubblicitaria efficientissimo, con Elio Collizzolli come responsabile. Un uomo appassionato come tutti noi, che ci garantisce la linfa vitale per continuare.

Siamo confortati giornalmente da lettere, telefonate e interessamenti da parte di lettori ansiosi ogni mese di ospitarci nelle loro case.

Abbiamo soprattutto la convinzione d’aver fatto dieci anni di buon lavoro per le Giudicarie e riteniamo che la nostra opera debba continuare, non certo per interessi di bottega, ma al solo scopo di fornire un’informazione corretta e veritiera, un’arena per il dibattito politico e sociale, uno strumento per la comunicazione delle nostre aziende artigiane e commerciali, un amico sincero di cui ci si può fidare, che entra mensilmente, con discrezione, nelle case dei nostri conterranei per essere letto, commentato e condiviso.

A ben pensarci sono stati dieci anni vissuti intensamente: il giornale è come una casa con le finestre aperte dove entra di tutto. Si vive giornalmente la quotidianità delle nostre valli, dei nostri paesi, un continuo intrecciarsi di travagli, fatti e misfatti.

Fare un giornale come il nostro è stata una sfida vera, a volte entusiasmante, a volte dolorosa, perché è difficile non farsi coinvolgere dalle cose che vanno storte, dalle emozioni delle cose buone e dall’entusiasmo per le nuove sfide di una comunità.

Dieci anni di questi tempi, in cui i mesi sono giorni che passano velocemente e le ore sono attimi che scorrono implacabili, corrispondono a una o più generazioni dell’anteguerra, anche se i problemi delle Giudicarie e dei suoi abitanti non sono cambiati di molto.

Abbiamo iniziato la nostra attività con le Giudicarie in difficoltà: le strade, l’ospedale, l’artigianato che fatica, il commercio che si spegne, il turismo che arranca. Abbiamo protestato, scritto, denunciato, urlato quand’era necessario, e qualcosa abbiamo ottenuto, ma il lavoro da fare è ancora lungo e irto, e noi lo faremo con costanza e grinta, come abbiamo sempre fatto.

“Il Giornale delle Giudicarie” è stato e continua ad essere vicino ai problemi delle Giudicarie, rifuggendo fughe in avanti, sogni e manipolazioni, ancorato alla realtà da vivere con i propri lettori, con le porte aperte, senza timore delle critiche, ma invocando suggerimenti, consigli e stimoli da parte della comunità di cui facciamo parte.

In barba a chi ci vuol male, a chi ha tentato in vari modi di farci chiudere, a chi ci boicottava pensando di minare la nostra resistenza, a chi ci relegava a “giornalino” o “giornalaccio”, noi siamo “Il Giornale delle Giudicarie”.

Così viene chiamato ed atteso in ogni casa delle Giudicarie, e questo ci basta. Ci ripaga da chi dopo dieci anni vorrebbe ancora vederci soccombere.

Ormai siamo una catena straordinaria di giornalisti, collaboratori, editori e sponsor soddisfatti e affezionati. Ne siamo orgogliosi, e ci sono tutte le premesse per continuare.

Perché noi viviamo qui, lavoriamo qui, amiamo e soffriamo qui; ci divertiamo e ci annoiamo su questa terra, nelle nostre valli, perché qui siamo nati e qui vogliamo morire.

Solo adesso mi rendo conto che, con gli amici della prima ora, sono stato un pazzo a tentare una sfida del genere, che si ripete mese dopo mese, da dieci anni. Ci eravamo allora immaginati un giornale agile e dinamico, irriverente quanto basta e soprattutto indipendente, capace di graffiare a destra e a manca, di sopra e di sotto.

Ci siamo riusciti, e ne siamo orgogliosi.

Insieme abbiamo vissuto le grandi illusioni, le delusioni, le speranze della nostra terra; abbiamo condiviso grandi e piccoli fatti significativi, trattato ogni argomento con dignità e rispetto, e creato un cordone ombelicale fra tutti i Giudicariesi e “Il Giornale delle Giudicarie”, inscindibile e indispensabile per affrontare un futuro che, senza illusioni, sarà duro per tutti.

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