Vivere nella valle dei “bissi”

L’aula è di quelle adibite alla formazione per dirigenti di banca. Il responsabile della formazione mi presenta e io, come sempre, inizio la lezione con qualche accenno autobiografico. Mi chiamo Tiziano Salvaterra, abito a Tione nelle Valli Giudicarle, sono sposato, ho cinque figli e una passione per i giovani e per la musica.

Mi fermo un attimo per tirare fiato, quando un dirigente che partecipa al corso dice ad alta voce: “Ah… el vegn da la val dei bissi”, in un dialetto trentino che non so se si scrive in questo modo, ma il senso era quello. Gli chiedo di ripetere perché non ho ben capito cosa vuole dire la parola “bíssi”.

“Sì”, mi risponde un mio amico, persona che ricopre una carica portante in Provincia (dimenticavo di dire che ero alla Cassa Rurale di Pergine), “quando deve andare nelle valli Giudicarle mi dice che va nella valle dei ‘bissi’, delle vipere, per via che in quelle zone si litiga sempre e non si trovano mai risposte condivise”.

Devo dirvi che ci sono rimasto male. Come, mi sono detto, vivo nella valle delle vipere? Sarà vero? Forse no. Però così ci vedono fuori. Speriamo che non tutti la pensino in questo modo, ma se lo dice una persona importante la voce circola.

Questa esperienza editoriale non vuole essere un contributo alla valle dei bissi, ma una proposta di dialogo, riflessione, informazione e confronto, per unire e non per dividere, per aprire un dibattito, non per generare conflitti. Le Giudicarle hanno bisogno di ritrovare una strategia di crescita comune, pur nel rispetto delle specificità che caratterizzano le zone che la compongono.

Nella consapevolezza che in alcuni ambiti le piccole zone della Rendeva, del Chiese, delle Giudicarle Esteriori e della Busa di Tione, da sole non riescono a garantire adeguate opportunità di sviluppo. Penso al mondo dell’istruzione, al mercato del lavoro, ai servizi socio-sanitari, ai problemi dell’ambiente e dello smaltimento dei rifiuti, alla promozione culturale, alle proposte a favore delle nuove generazioni, al confronto con la realtà provinciale e alle possibilità di entrare nelle attività dell’Europa Unita.

Se questa rivista riesce a dare il proprio contributo in questa direzione, ha raggiunto il suo obiettivo: un luogo pluralista, dove tutti possono dire la loro nella logica del costruire, ma anche della denuncia, purché accompagnata dalla proposta, senza pregiudizi, con il desiderio di far emergere bisogni e inefficienze.

È uno spazio per presentare esperienze significative sorte sia all’interno sia fuori dal comprensorio, per dare voce a chi non sempre riesce ad avere il giusto risalto. Dunque, un’opportunità per tutti, uno strumento della comunità e non di questo o quel personaggio, sottoscritto compreso.

Purtroppo, nelle nostre valli vi è chi si diverte a etichettare le iniziative ancora prima che nascano, in un gioco al massacro che ha già creato troppi danni alle comunità locali. La rivista è aperta al contributo anche di questi personaggi, purché siano costruttivi e non narcisisti, disponibili al dialogo e non massacratori di persone, portino proposte e non solo critiche.

Buon lavoro a tutti noi ed un grazie particolare al direttore che ha accettato con passione e competenza questa scommessa, nata sull’onda di altre esperienze che sono sorte negli ultimi anni in molte vallate dell’arco alpino.

Presidente dell’Associazione Culturale “Giornale delle Giudicarle”

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