Pensavamo ad un luogo di incontro, dialogo e confronto per cercare di dare identità, appartenenza alle Valli Giudicarie in un momento di grandi divisioni interne ed una immagine esterna piuttosto negativa, tanto che il primo editoriale venne intitolato “Vivere nella valle dei “bisci”” frase che mi fu detta in quei giorni da un alto esponente della cooperazione trentina.
Era una scommessa: senza finanziamenti, solo con la volontà di pochi soci fondatori, nella convinzione che la comunità giudicariese aveva bisogno di un luogo di discussione e di informazione. Se ciò era vero e sentito, come noi pensavamo, avremmo trovato anche le risorse economiche per andare avanti. Ed infatti è stato cosi.
A distanza di 10 anni quella scommessa possiamo dire di averla vinta: il giornale tutti i mesi puntualmente arriva nelle famiglie e viene letto (anzi oseremo dire aspettato), il sistema produttivo locale ne approfitta per promuovere le proprie attività e cosi garantisce le risorse finanziarie per la stampa e la spedizione, un gruppo di amanti della scrittura, fra cui diversi giovani, sistematicamente alimentano con articoli la redazione.
Si è cercato di dare spazio a tutte le voci anche se non è sempre facile essere imparziali, perché il giornale ha comunque una sua linea editoriale che trova alimento nel pensiero democratico e popolare, nella sussidiarietà e nella solidarietà verso chi fa fatica, nella ricerca di una identità del territorio che passa attraverso un’attenta analisi della storia e della tradizione senza ancorarsi al passato, ma consapevole del ruolo che il passato recita anche oggi, autonomista ed europeista volta alla valorizzazione delle aree di montagna, convinta che sia possibile garantire alle generazioni future opportunità di realizzazione dei loro talenti e delle professionalità, nel rispetto dell’ambiente e cercando di accorciare le distanze, anche con l’uso delle tecnologie moderne, con i centri gravitazionali urbani e metropolitani.
Certo in 10 anni il mondo è cambiato ed in esso anche le nostra comunità. La crisi ci ha insegnato che non sarà più come prima ed allora anche noi dobbiamo attrezzarci come singole persone, come comunità, come mondi vitali a vivere con serenità e responsabilità questi cambiamenti.
Si riscontra oggi una grande emergenza di pensiero e di conoscenza; proprio perché il nuovo è difficile da comprendere è necessario approfondire tematiche ad ampio raggio su tutte le dimensioni dell’uomo e del suo vivere. Servono ragioni di senso specie per le nuove generazioni che fanno fatica a trovare la loro strada, modelli educativi per i genitori ed il mondo della scuola, un ripensamento del lavoro e del costruire lavoro per sé e per gli altri, una riflessione sugli stili di vita, l’uso del denaro, il bene comune, il ruolo delle istituzioni, la relazione con l’altro, l’apertura al mondo esterno, la cultura del dovere oltre che quella del diritto.
Per le nostre valli serve un pensiero su cosa significa vivere in montagna: quali prospettive, quali opportunità, quali vincoli nella valorizzazione delle specificità che spesso chi vive fuori ci invidia.
Forse sono queste le nuove sfide che il giornale potrebbe cogliere per il prossimo decennio: diventare un luogo di dibattito serio sui temi dello sviluppo delle Giudicarie in una fase dove la Comunità di Valle è chiamata a dotarsi di un piano di programmazione sociale – economica – territoriale, il parco Adamello Brenta stà assumendo ruoli crescenti nella vita delle comunità, i Comuni cercano di capire quale invece sarà il loro ruolo futuro, il mondo del turismo insegue il giusto equilibrio fra pubblico e privato, mentre alcune zone fanno fatica a tenere il passo come la Bassa Rendena, l’Alto Chiese in parte anche la Busa di Tione.
Allora un giornale che apre sui temi rilevanti per le persone e per le comunità, senza paura di esporsi, senza desideri di potere, ma con l’intento di offrire alle Giudicarie opportunità di partecipazione, evitando che dall’esterno si impongano scelte (come Metroland) che poco hanno a che vedere con il nostro territorio.
Infine un luogo di proposta dal basso che potrà essere affidata alle istituzioni nella speranza che si possano superare quegli steccati che nel corso degli ultimi decenni hanno impedito la realizzazione infrastrutture strategiche per la crescita del territorio come la viabilità interna o la valorizzazione di risorse naturali come l’ambiente e le foreste.
Questo deve essere l’impegno di coloro che operano nel giornale; ai cittadini giudicariesi il compito di essere vigili e segnalare quando nei fatti ci si scosterà da quanto enunciato.















