di Chiara Garroni
“Sinfonia di emozioni”, questo il titolo dell’incontro che ha avuto luogo a Tione il 21 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia.
di Chiara Garroni
“Sinfonia di emozioni”, questo il titolo dell’incontro che ha avuto luogo a Tione il 21 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia.

Organizzato dalla Biblioteca Comunale di Tione e dal Centro Studi Judicaria l’incontro “Sinfonia di emozioni” ha inteso rendere omaggio alla poesia come forma d’arte che unisce persone, sensibilità e generazioni diverse.
I protagonisti dell’incontro sono stati alcuni poeti locali: Elisa Polla, ideatrice dell’iniziativa, Graziella Scaglia, Flavio Antolini e Dino Zambotti, che hanno letto alcune loro creazioni coinvolgendo il pubblico con emozione e partecipazione. In realtà Dino Zambotti, il più anziano, è stato l’unico che le ha declamate a memoria.
L’incontro è stato anche un momento di memoria e riconoscenza per l’importante contributo culturale di Mario Antolini, Nino Scaglia ed Ezio Scalfi verso la comunità di tutte le Giudicarie. Il primo, maestro tionese, giornalista e storico; il secondo, farmacista storese che con i suoi scritti ed i testi teatrali ricchi di poesia ed ironia ha cercato di salvare il dialetto, ed il terzo, docente di lettere e maestro di storia locale che ha saputo suscitare la passione delle ricerca storica in molti giudicariesi.
Hanno dato voce alle loro opere le letture di Lorenzo Cazzolli e Alessandro Zontini, che in modo magistrale sono riusciti ad accompagnare il pubblico in un suggestivo percorso tra parole e sentimenti.
Alcuni intermezzi musicali al flauto di Francesca Lombardi della Scuola Musicale hanno saputo creare una bella armonia tra poesia e musica.
Dopo i saluti iniziali della bibliotecaria Teresa Radoani e del sindaco di Tione Eugenio Antolini, ha preso la parola la vicepresidente del Centro Studi Judicaria Gabriella Maines, che ha cercato di definire cosa sia la poesia riportando alcune definizioni di poeti famosi. Cardarelli, che diceva che il poeta è un sarto che taglia, e sceglie poche parole, ma quelle giuste. Palazzeschi invece paragona il poeta al collezionista di francobolli, che seleziona le parole con cura e le mette in ordine. Infine Ungaretti, che definiva la poesia un insieme di vocali e consonanti, dove fra le une e le altre entra la luce.
Poi lo spazio è andato ai 4 poeti, che hanno letto alcune loro poesie, tutte in dialetto. Ciò ha messo in luce come siano diversi i linguaggi nelle diverse zone della valle: il dialetto di Caderzone di Elisa Polla, quello di Storo di Graziella Scaglia, quello di Fiavè di Dino Zambotti ed il tionese di Flavio Antolini, figlio di Mario Antolini Muson, che fra le altre cose è stato collaboratore di questo nostro Giornale delle Giudicarie per moltissimi anni.
La scelta del dialetto se da un lato limita la fruizione ad un uditorio locale, dall’altro risulta essere un lavoro utile alla comunità, per mantenere viva la cultura del luogo. “Chi non sa il dialetto è più povero”, è una delle frasi di Ezio Scalfi citata a fine incontro, infatti solo in dialetto si riesce ad esprimere fino in fondo le proprie emozioni più profonde.

Elisa Polla, lei è l’ideatrice dell’iniziativa: perché anche quest’anno, come l’anno scorso, la proposta è stata quella di esporre solo poesie dialettali?
“Sì, molti si chiedono, specialmente in serate come queste, se il dialetto abbia motivo di esistere ancora. Ma la grande partecipazione ci fa ricredere sul fatto che a nessuno interessi più. E’ importante in queste serate spiegare e mettere in evidenza il fatto che ci sia ancora qualcuno che si dedica a questo, e scoprire le motivazioni per cui lo fa.”
C’è qualcosa che accomuna questa scelta in tutti i protagonisti?
“Ogni protagonista ha le sue motivazioni, a volte differiscono uno dall’altro, ma il punto comune rimane sempre quello di ricordare che i nostri nonni ci hanno lasciato radici sane e la parlata non era un contorno, ma la linfa che ci rinverdisce e può continuare a rinverdire anche nostri rami futuri, non abbandonati a seccare e a lasciar morire anche le radici.”
Si può dire che il dialetto rimane sempre la lingua più autentica?
“Sì, la gente che ci viene ad ascoltare, pur essendo tutti ormai “cittadini del mondo”, rimangono di questo parere e apprezzano; è vero che noi e le nostre poesie non diventeremo importanti nel mondo e resterà una cultura a livello paesano, ma questo non ci impedisce di essere aperti al mondo, ci permette invece di vantarci di avere un valore in più. Pur essendo moderna e conoscendo altre lingue io non mi sento sminuita e fuori moda nel difendere e portare a conoscenza la nostra cultura del passato fonte di valori tramandati anche attraverso la lingua, il dialetto”.
Ci dice come lei fa a scrivere una poesia? “Mi viene l’ispirazione, come diceva Leopardi, “di getto”; so che non succede solo a me, ma lo ripetono in molti; non sempre i poeti scrivono e poi limano e tagliano le poesie, succede solo in composizioni create in momenti diversi come un poema, un sonetto, mentre quando viene l’ispirazione la poesia la si scrive in due minuti a stile libero ed è talmente sentita che non la puoi cambiare, tagliare o aggiungere, perché quello è il momento, il giorno dopo lo stato d’animo cambia, non ha la stessa carica e lo stesso valore emozionale”. La sala strapiena ha confermato che “Sinfonia di emozioni” è un momento di incontro assai apprezzato, che ha suscitato con grande forza evocativa il valore della poesia ed il talento degli autori locali.