Quando dedichiamo la scrittura alle persone care, può sempre nascere qualcosa di inaspettato, e allora…
“Voci” Automi in corsa, da “Figli di buona nonna”

Anche questa settimana la rubrica “Voci da me, per te” pubblica un testo dei lettori del Giornale delle Giudicarie.
Si tratta di un frammento testuale ricavato dalla gentile condivisione di Andrea Lazzarin, proveniente da un suo testo edito a Padova con il titolo “Figli di buona nonna“.
Il libro, dedicato a nonna Nerina, utilizza spesso e volentieri l’artificio narrativo denominato flusso di coscienza, per esprimere in maniera diretta e folgorante quelli che sono i pensieri dell’autore su una vasta gamma di argomenti.
Fra le parole emerge un’autobiografia che usa la forma dell’arte per parlare di momenti concreti, offrendo uno spaccato sulla vita dell’autore.
Augurando buona fortuna ad Andrea per le sue prossime pubblicazioni, riportiamo di seguito l’estratto, senza alcuna modifica allo stile personalissimo che lo contraddistingue.
“Automi in corsa”
Anni fa ero in un albergo, d’estate. Durante il pranzo, se ricordo bene, ho pensato a quanto io e voi sembriamo automi.
Mi agitava, facendomi sentire piuttosto fragile, il pensare che, alla fine, sulle tue scarpe, nella tua vita, nel tuo paesino o nella tua metropoli, per qualche motivo che io non conosco, noi tutti, così pare, abbiamo delle istruzioni in testa che ci portano a fare la scelta per noi preferibile.
Se ci fossero un solo posto per il Paradiso e due santi alla soglia alla fine questi ultimi resterebbero entrambi fuori, e non per scelta loro: non è ammesso da Domineddio che due fra i massimi rappresentanti del diritto celeste vengano alle mani.
Ogni singolo atto che compiamo, dal volontariato alla spiritualità, da un gesto d’amore allo sbattere la testa contro il muro, dal gridare insulti al carezzare i capelli è per il nostro vivere meglio.
Che sia qui e ora, qui e poi o in una prospettiva trascendente. Inquadro in questo paradigma assolutamente tutto, compresi i gesti che potrebbero apparire in contraddizione con ciò: farsi del male da soli, evadere da se stessi, giocare a nascondino con la felicità.
Qual è il nostro estro? Dov’è la nostra libertà? Rivoglio la mia autodeterminazione.
L’occasione, forse, fa l’uomo… uomo. La circostanza, l’ambiente, l’esterno ci segnano. Merito e colpa, deresponsabilizzazione, predisposizione, talento, impegno…
Un simpatico compromesso potrebbe essere il seguente: magari possiamo essere automi predestinati, per il vezzo di qualcun altro salveremo il mondo.
Costui, comunque, costruirà il carro per il nostro trionfo. Almeno speriamo.
–Andrea Lazzarin (Angel Lost)
La scrittura è un bene di tutti, che serve a conoscersi e a farsi conoscere.
Questa rubrica è lo spazio adatto a chiunque voglia condividere i propri testi, senza il timore di ricevere un giudizio o un voto.
Per partecipare, inviaci il tuo scritto a online@giornaledellegiudicarie.it .
Non vediamo l’ora di leggere i testi che abitano le Giudicarie!
Il testo di Lazzarin della settimana scorsa: