“Voci” La musica mi anima, accende il mio spirito

Capita che i nostri pensieri non seguano sempre l’ordine delle nostre parole, e allora…

Oggi la rubrica “Voci da me, per te” accoglie uno scritto di passaggio, che pare quasi essere portato dal vento.

Proviene da un testo edito a Padova, per cui il nostro lettore Andrea Lazzarin (in arte Angel Lost) ha lavorato duramente e nel quale ha condensato gran parte del suo essere.

Sembrava quindi giusto dedicare questo spazio alle sue parole che, in virtù della loro resa artistica, arrestano l’introduzione proprio qui, lasciandoci a bocca aperta.

 

Estratto da “Figli di buona nonna”

Sento il pianoforte suonare. Anche il cielo ascolta… nella stanza, come nella canzone famosa. Vuole sentire il suono del piano da molto vicino. Le dita del fantasmino, se non fossero di vento, sarebbero affusolate. Queste mani di spirito accarezzano o, almeno, sembrano accarezzare i tasti, che, in realtà… suonano da soli. Tamburellanti si alternano i pensieri di chi non ha mente, né corpo, ma ha ancora anima. Chissà cosa si può pensare senza mente né corpo.
Si apre la finestra di quella fantomatica camera, ma il sole non fugge.
Ninna nanna, tutti dormono tranne chi continua ad agitare la culla. Ninna nanna, se ti sveglio ti riaddormenterai subito. È una cantilena spagnola quella che ora mi frulla in testa, una melodia popolare… o forse immaginaria. Ninna nanna… mi pare di non pensare a nulla. Poi, improvvisamente, passano immagini, ragionamenti furiosi, piccoli tunnel da cui si esce sempre un po’ meno lucidi, per il tanto aver pensato. Ritrovo la luce della ragione sotto un lampione, qualche metro dopo l’uscita della galleria. Odio il disordine mentale addirittura più di quanto ami l’esterna confusione, la baldoria, la festa, il mio stesso strepitare eccentrico. Non so se mettere a soqquadro piccolissime stanze di vita altrui possa valere il prezzo di vivere un po’ di quel caos. Dovrei pensarci, ma non ora. Seguo piuttosto i passi di danza, le voci acute, distrattamente. Soffusa è la luce accesa nei miei meandri. La musica si fa, se non isterica, movimentata. Ciò mi innervosisce, mi agita. Sirene lontane prendono vita; non sono quelle della polizia, ma di un’antica matita che le ha inventate. E sono loro a legare me al palo di legno, non sono io che chiedo ai miei marinai di lasciarmi lì, così. Ulisse aveva più autocontrollo di me, sicuramente. Chiese di essere avvinghiato a delle corde, per resistere al cantare delle creature marine. Io, al richiamo primordiale del mare, non avrei opposto resistenza nemmeno nell’intenzione originaria.
Ulisse voleva conoscere, sapere. Io sono molto meno curioso: a me basta non vivere un’illusione. Suona il piano. E che suoni! Mi arrabbio. Mi alzo, sempre che fossi seduto. E avvicino le orecchie ad esso in modo scenico, grottesco. Quando mi si annebbiano i pensieri inizialmente subisco il loro incedere, nervosamente.
Ora suona un violino, o una viola. La melodia inizia a piacermi. Credo che parli con me, credo che parli con me. Credo che tu, che lei… il soggetto cambia, ma non lo segnalo. Preterizione? Sono il solito.
Cerco di calmarmi, non ci riesco: è ovvio. Come posso calmarmi, preso come sono dai grandi sogni? Sarebbe un controsenso.
Suona una viola, o un violino. Cantano le sirene, non si stancano. È sera, ormai. Forse esprimersi è come prendere un qualunque pensiero, qualunque tinta esso abbia, e metterlo nero su bianco sulla carta o nel vento. Mi pare ancora poco, questo, per esprimere se stessi. Respiro più lentamente, alla fine è solo musica. Sì, sul serio, è solo musica! Ricordo che su un mio libro di testo di qualche anno fa erano scritte queste parole: “melodie blu, dorati silenzi”. Erano esempi di sinestesie, artifici retorici. Faccende carine, vanesie. Suona la tromba, ora. Ancora qualche riga e dormirò. Ancora qualche rigo del pentagramma di me. Ho sonno, molto sonno, ma prima di dormire devo riaccompagnare fuori dalla mia mente il pensiero che ha appena fatto capolino, o mi sveglierà con secchiate d’acqua, domattina. È già tutto più ordinato, non mi sembra di cogliere grandi mostri sotto al letto. Almeno, non sotto alla mia idea, di letto. Beh, che bella musica! Chissà non finisca subito.
Do… re… mi… fa… rebbe piacere dormire adesso, spero di riuscirci. Do, re. Mi.
Finalmente tace il mio spirito. Riposa, così come la penna sul pentagramma: anche per oggi ho scritto le mie battute. Di musica e, appunto, di spirito.

 

La scrittura è un bene di tutti, che serve a conoscersi e a farsi conoscere.

Questa rubrica è lo spazio adatto a chiunque voglia condividere i propri testi, senza il timore di ricevere un giudizio o un voto.

Per partecipare, inviaci il tuo scritto a online@giornaledellegiudicarie.it .

Non vediamo l’ora di leggere i testi che abitano le Giudicarie!

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