Un arresto cardiaco sul campo da golf, una tragedia evitata grazie alle manovre salvavita di quattro giovani e l’uso del defibrillatore sul posto
Un primo soccorso che può salvare la vita, la storia di Stefano Cominotti

C’è chi crede nei miracoli, chi nel destino, chi nella fortuna, chi in niente. E poi ci sono i fatti. Persone che decidono di intervenire senza perdere un secondo, corsi di primo soccorso frequentati magari anni prima, competenze che riaffiorano nei momenti più difficili. In un arresto cardiaco bastano pochi minuti per fare la differenza tra la vita e la morte: quanto avvenuto a Stefano Cominotti è una storia da raccontare.
Era una normale giornata ai campi da golf di Bocenago, certo una domenica di quelle calde, era lo scorso 24 maggio. Stefano stava giocando con un amico, quando si è sentito male. Lo si è udito pronunciare qualche parola prima di vederlo accasciarsi a terra, e perdere conoscenza. A riportarlo è oggi la moglie Nicoletta, giunta sul posto in un secondo momento, che ricorda anche di averlo visto in ottima forma quella stessa mattina.
Facile immaginare lo spavento dell’amico, comprensibilmente sotto shock, che ha iniziato a chiedere aiuto. Poco distanti quattro giovani, tra cui Luca Pederzolli, Giuseppe Fusco, Federico Cunaccia e Veronica Todeschini. È stata lei, bagnina e formata nelle manovre di primo soccorso, secondo quanto riferito alla famiglia da più testimoni, a prendere immediatamente in mano la situazione, iniziando il massaggio cardiaco e coordinando gli altri ragazzi, che si sono alternati senza sosta nelle compressioni toraciche. Un intervento spontaneo, nato dall’istinto ma, soprattutto, dalla preparazione.
Nel frattempo il direttore del Golf Club Gianluca Alvino è partito con il kart per raggiungere Martino Pellizzari, soccorritore di professione, che in quel momento si trovava sempre sul campo ma in una zona più distante. Pellizzari è arrivato pochi minuti dopo, proprio mentre i Vigili del fuoco volontari di Bocenago portavano sul posto il defibrillatore, la cui stessa presenza in punti strategici sul territorio è considerata sempre più importante. È stato lui a utilizzarlo, prendendo in mano la gestione sanitaria dell’emergenza fino all’arrivo dell’ambulanza di Pinzolo.
Attimi di apprensione anche per il trasporto in ospedale: l’elisoccorso di Trento, infatti, non era disponibile perché impegnato in altri interventi per cui si è dovuto attendere l’arrivo dell’elicottero da Bolzano. Quando Nicoletta è arrivata al campo, una decina di minuti dopo la telefonata che le aveva fatto temere il peggio, Stefano era già stato rianimato. «Quando sono arrivata era ancora steso a terra con tutti i sanitari intorno, ma rispondeva alle domande. Era già cosciente». Un’immagine che non cancella la paura, ma che racconta quanto decisivi siano stati quei primi minuti.
Da quel giorno è iniziato un lungo percorso di ricovero e cure, incluso un importante intervento: oggi le sue condizioni sono buone. Proprio i medici, però, sono stati i primi a spiegare quanto l’intervento sul campo da golf abbia inciso sulla vita di Stefano. Il massaggio cardiaco iniziato immediatamente dai quattro giovani e l’utilizzo tempestivo del defibrillatore hanno evitato il peggio. In un arresto cardiaco ogni minuto è decisivo: senza un intervento precoce aumentano sia il rischio di morte che quello di danni cerebrali permanenti. «Me l’hanno detto tutti i medici: quei ragazzi sono stati determinanti» sottolinea Nicoletta.
Per questo oggi la famiglia sente il bisogno di dire pubblicamente grazie. Un pensiero speciale va ai giovani intervenuti nei primissimi istanti, allo stesso modo all’infermiere Martino Pellizzari. La riconoscenza va poi all’Associazione Volontari Soccorso Trasporto Infermi Pinzolo – Alta Rendena, ai Vigili del Fuoco Volontari di Bocenago, all’equipaggio dell’elisoccorso di Bolzano, ai medici e agli infermieri dell’Ospedale di Bolzano, oltre al Golf Club Val Rendena e a tutte le persone presenti quel giorno che, con prontezza e disponibilità, hanno contribuito a gestire una situazione tanto drammatica.
Neanche fossero stati incastrati tutti questi tasselli, si sarebbe riusciti a costruire una scena così ben fetta. Ma accanto a ciò che ciascuno può credere, restano di sicuro i fatti.

E con fatti quello che quel giorno ha funzionato. Hanno funzionato la rapidità con cui si è iniziato il massaggio cardiaco, la preparazione di Veronica nel guidare le manovre, la prontezza del direttore del golf nel recuperare chi del mestiere, la presenza e l’arrivo del defibrillatore portato dai Vigili del fuoco di Bocenago e la competenza con cui Pellizzari lo ha utilizzato. Una catena di interventi perfettamente concatenati che ha restituito a Stefano, ricordandolo steso a terra, una seconda vita. Di più, se possibile, anche la sua qualità.
Quello che rimane oggi? I corsi di primo soccorso non sono soltanto un obbligo per alcune professioni o un attestato da conservare in un cassetto: possono trasformare persone comuni nei protagonisti inconsapevoli di un salvataggio. Lo dimostra anche l’impegno dello stesso Martino Pellizzari, che oltre a svolgere il lavoro di soccorritore, partecipa anche ad attività formative dedicate alle manovre salvavita e all’utilizzo dello stesso defibrillatore. Perché, come insegna la storia di Stefano Cominotti, a volte sono proprio quei pochi minuti e quelle competenze apprese in un corso, a fare la differenza tra la vita e la morte.























