Scuole primarie: ha ancora senso un plesso per ogni campanile?

In quattro sedi su sette scattano le pluriclassi. Il dibattito sul futuro delle scuole elementari in Val Rendena.

Con la riapertura delle scuole e il ritorno sui banchi, la Val Rendena si trova di fronte a un dato di fatto che non è possibile ignorare o ridurre a semplice eccezione temporanea: il calo demografico sta ridisegnando la geografia e la qualità delle nostre scuole primarie.

In questo nuovo anno scolastico, 4 scuole primarie su 7 dell’istituzione scolastica locale si sono viste costrette a ricorrere alle pluriclassi (unendo alunni di età diverse) per il mancato raggiungimento della soglia minima dei 49 iscritti. Succede a Madonna di Campiglio, Carisolo, Giustino e Spiazzo. Nei plessi dove la pluriclasse non è scattata, i numeri delle prime classi restano comunque bassi: solo 7 alunni a Pinzolo, 7 a Caderzone, 13 a Darè.

L’impatto di questi numeri sul piano didattico e pedagogico riapre un dibattito importante tra la conservazione dei plessi nei singoli paesi e la riorganizzazione delle strutture scolastiche. I sindaci di Carisolo, Giustino e Massimeno si erano infatti già incontrati per discutere del tema ad aprile 2026, come citato da Stefano Marini nel quotidiano “il T” in un articolo del 3 maggio.

UN MITO DA SFATARE. L’opinione comune tende spesso ad associare la classe numericamente ridotta a una scuola di maggiore qualità. La letteratura pedagogica conferma che i contesti con pochi alunni garantiscono un’ottima personalizzazione della didattica, un’attenzione puntuale ai bisogni di ciascuno e una valutazione formativa continua.

Tuttavia diversi esperti, da John Dewey a Lev Vygotskij, ci ricordano che l’apprendimento non si esaurisce nel rapporto frontale con il docente, ma si nutre del confronto tra pari.

In una classe di pochissimi bambini si riducono drammaticamente i livelli linguistici presenti, la varietà degli interessi, la ricchezza delle modalità comunicative. Pochi alunni significano meno occasioni di imparare a gestire il conflitto e la diversità di pensiero. Inoltre, in caso di assenze temporanee, il gruppo rischia di ridursi a pochissime unità, rendendo la classe estremamente vulnerabile sotto il profilo relazionale.

Anche l’aspetto economico merita una riflessione: mantenere micro-classi richiede un costo per alunno elevatissimo. Risorse che potrebbero essere diversamente investite in più docenti di compendio, compresenze, laboratori specializzati e attività di sostegno.

LA SCELTA DELLE PLURICLASSI. Il tema si fa ancora più complesso con la formazione delle pluriclassi. Gli studi sul tema evidenziano come la convivenza tra età diverse non sia negativa a priori: se progettata con intenzione pedagogica, può favorire il peer tutoring (l’aiuto reciproco tra grandi e piccoli), la cooperazione e l’autonomia.

Tuttavia, come evidenziato dalle ricerche dell’INDIRE (L’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), nel contesto italiano le pluriclassi nascono quasi sempre come risposta emergenziale per garantire un presidio scolastico in territori soggetti a spopolamento, e non come scelta metodologica ponderata.

Quando la pluriclasse nasce da una pura necessità organizzativa e non da un percorso didattico intenzionale, finisce per appesantire la gestione della classe, riducendo il tempo di interazione diretta del docente con i singoli gruppi e penalizzando, purtroppo, gli alunni con maggiori difficoltà.

Il dibattito locale vede quindi  spesso contrapposte due visioni: da un lato il timore che la chiusura del presidio scolastico impoverisca l’identità e la coesione del paese. Dall’altro la constatazione che la chiusura passata di alcuni plessi (come Sant’Antonio di Mavignola) non abbia compromesso la vita comunitaria, riorganizzatasi attorno ad altre iniziative.

Inoltre, emerge una discrepanza nella mobilità degli studenti: i bambini si spostano frequentemente tra i diversi centri per la scuola dell’infanzia, tornano nei rispettivi paesi per la primaria, per poi riprendere gli spostamenti con le scuole medie. L’ipotesi di accorpare due o più scuole a breve distanza potrebbe quindi essere una soluzione per garantire classi numericamente equilibrate, ottimizzare le risorse professionali e strutturali e ampliare l’offerta inclusiva.

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