Romeo Collini ai suoi nuovi studenti al Guetti: “Allenarsi alla fatica del pensiero fa crescere”

Già professore all’Istituto in passato, dopo anni nel Chiese, da settembre ne è il nuovo Dirigente scolastico

L’inizio del nuovo  anno scolastico a settembre ha segnato un momento di cambiamento all’istituto di istruzione Lorenzo Guetti a Tione. Lo storico punto di riferimento per l’istruzione giudicariese ha un  nuovo dirigente. E’ Romeo Collini: così parla del suo incarico, così parla delle sfide del futuro, così parla ai suoi nuovi studenti.

Dopo sei anni alla guida dell’Istituto Comprensivo del Chiese, che cosa sente di portare con sé nel nuovo incarico all’Istituto di istruzione Guetti di Tione?

Se c’è una cosa che questi sei anni mi hanno insegnato è che, all’interno di una scuola, le relazioni vengono prima di tutto. Per questo motivo sento di portare con me, nella mia nuova esperienza di dirigente, qualcosa di ciascuna delle persone che ho incontrato e con cui ho avuto la possibilità di lavorare. Ognuna, a modo suo, mi ha lasciato un insegnamento, un’esperienza, a volte anche solo una parola, che mi ha aiutato a crescere e, soprattutto, a migliorare. E naturalmente penso anche agli alunni. Attraverso gli incontri, le visite nelle classi, le progettualità, le loro domande, mi hanno trasmesso molto, ricordandomi quanto sia importante, per chi ha un ruolo di responsabilità, continuare a guardare la scuola anche con i loro occhi.

Ho imparato che non si dirige soltanto attraverso norme, regolamenti, circolari e atti organizzativi. Sono strumenti necessari, è innegabile, ma ciò che fa la differenza sono sempre le persone e la capacità di costruire con loro una relazione basata sull’ascolto, la fiducia reciproca e sul confronto. Questo è il modo in cui ho cercato di interpretare il mio ruolo di dirigente e che sicuramente continuerò a portare con me.

Dopo aver insegnato in passato all’Istituto di istruzione Guetti di Tione ritorna nell’impegnativo ruolo di dirigente. Con quale spirito e con quali obiettivi affronta il prestigioso incarico?

Poter tornare al Guetti ha per me un significato particolare, perché questa scuola rappresenta una parte importante della mia storia personale e professionale: qui sono stato studente alla fine degli anni Novanta (a dire il vero si chiamava allora Liceo Primo Levi), poi, dal 2007 al 2020, docente di italiano e latino al biennio del Liceo scientifico per le professioni del turismo di montagna e oggi dirigente, con una responsabilità diversa, ma con lo stesso senso di appartenenza alla mia scuola. È inevitabile che questo ritorno susciti quindi una certa emozione, in quanto significa ritrovare persone, ambienti e relazioni che hanno accompagnato una parte significativa del mio percorso.

Sono consapevole dell’impegno e della responsabilità che comporterà il nuovo incarico, ma so di entrare in un Istituto ben organizzato, ricco di progettualità ed esperienze, una scuola che può contare su tanti percorsi e indirizzi, un patrimonio importante da cui partire.

Per quanto riguarda gli obiettivi, desidero costruire fin da subito relazioni solide e positive, perché ritengo che rappresentino la base per affrontare insieme, con fiducia, le sfide che ci attenderanno e i problemi che, inevitabilmente, si dovranno affrontare.

A partire da questo, mi piacerebbe riuscire a rafforzare il senso di appartenenza al Guetti, facendo sentire l’Istituto sempre più come una vera comunità, nella quale docenti, personale, studenti e famiglie possano riconoscersi, sentirsi parte di un progetto comune ed essere orgogliosi di appartenere a questa scuola.

Dal punto di vista dell’organizzazione scolastica il prossimo anno porterà delle novità nell’Istituto che dirige?

L’esperienza di questi anni mi ha insegnato che, prima di modificare un’organizzazione, è necessario osservarla, conoscerla e comprenderne le dinamiche. Per questo mi prenderò il tempo necessario per ascoltare le persone, confrontarmi con loro e individuare ciò che può essere migliorato.

Ogni Istituto ha una propria identità, una propria storia e un proprio modo di lavorare, che vanno conosciuti, compresi e rispettati. Questo non significa rinunciare all’innovazione. Al contrario, vorrei muovermi, una volta conosciuta la realtà, nella direzione della semplificazione e della dematerializzazione dei processi, laddove possibile e soprattutto laddove la tecnologia possa realmente alleggerire il lavoro delle persone.

Per fare un esempio concreto, penso all’introduzione di applicativi che possano rendere più semplici ed efficienti alcune procedure.

Quali sono, a suo avviso, le principali sfide che attendono l’Istituto di istruzione Guetti nei prossimi anni e quali obiettivi si pone per affrontarle?

Le principali sfide che attendono il Guetti nei prossimi anni sono diverse.

La prima è sicuramente quella demografica. La progressiva riduzione del numero di studenti richiederà alla scuola di interrogarsi sul proprio futuro, sui propri indirizzi e sulla capacità di continuare ad essere un punto di riferimento per il territorio. Già da quest’anno la riforma degli Istituti tecnici ci porterà a ripensare alcuni aspetti dell’offerta formativa e dell’organizzazione didattica, tenendo conto delle trasformazioni del mondo del lavoro e delle esigenze del territorio.

Un’altra grande sfida riguarda l’innovazione tecnologica e, in particolare, l’intelligenza artificiale. La scuola dovrà continuare ad essere, anche in un mondo sempre più tecnologico, un luogo in cui si costruiscono relazioni, si impara a stare con gli altri, a pensare con la propria testa, a porsi domande, a valutare le fonti e a scegliere con consapevolezza. Solo così la tecnologia e l’intelligenza artificiale potranno diventare strumenti preziosi al servizio di chi vive la scuola, senza mai sostituirne il pensiero critico, la curiosità e la capacità di giudizio.

Infine sono convinto che una delle sfide più importanti riguardi l’area del benessere e dell’inclusione. In una fase in cui ci troviamo di fronte a studenti che manifestano sempre più fragilità e che hanno bisogno di ascolto, attenzione e sostegno, la scuola deve saper dedicare tempo e cura alle persone, diventando un ambiente nel quale ragazze e ragazzi possano sentirsi accolti, sostenuti e accompagnati nel loro percorso di crescita.

Affrontare queste sfide richiederà impegno, capacità di mettersi in discussione, coraggio di innovare, ma soprattutto la collaborazione da parte di tutti. Sarà fondamentale costruire un’alleanza efficace tra insegnanti, studenti, famiglie, istituzioni e territorio, dando vita così a una comunità educante autentica, capace di fare rete e di affrontare le sfide future.

Già da diversi anni, con la supervisione della professoressa Moratelli, alcuni giovani dell’Istituto curano una rubrica sul Giornale delle Giudicarie. Cosa ne pensa di questa iniziativa e quale valore può avere anche in futuro?

Ritengo che sia un’opportunità preziosa, perché offre alla scuola la possibilità di aprirsi al territorio e ai nostri studenti la possibilità di far sentire la propria voce. Attraverso questa esperienza i nostri studenti possono raccontare ciò che vedono, ciò che vivono e che ritengono significativo.

Non è soltanto un laboratorio di scrittura ma anche un’esperienza di cittadinanza. Grazie alla scrittura, infatti, gli studenti imparano non soltanto ad esprimersi meglio, ma anche ad osservare la realtà, a documentarsi, a verificare le informazioni e ad assumersi la responsabilità di ciò che comunicano.

Credo che questo sia il valore più importante di tale progettualità e anche la sua prospettiva per il futuro: aiutare i nostri giovani a sentirsi non soltanto studenti, ma cittadini attivi che con le loro idee e le loro parole possono contribuire alla crescita della comunità in cui vivono.

Dopo le parole della collega Ketty Pellizzari agli studenti dell’Enaip, qual è invece il consiglio più importante che vuole dare Lei ai suoi in vista del loro futuro, dentro e fuori la scuola?

Mi chiedete qual è il consiglio più importante che vorrei dare ai miei studenti per il loro futuro…

In questo momento quello che sento di voler dire loro è questo: allenatevi sempre alla fatica del pensiero, non abbiate paura delle difficoltà e non arrendetevi quando qualcosa diventa faticoso. Spesso è proprio dalla fatica, dall’errore e dalla capacità di rialzarsi e di riprovare che si cresce. E poi apritevi al mondo. Viaggiate, fate esperienze, imparate le lingue, confrontatevi con persone e culture diverse.

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