Quando il Teatro Zamperla faceva sognare i bambini di Tione

Là dove c’era l’erba, davanti alla Cassa Malati, arrivava ogni anno il teatro ambulante: un prato vuoto costruiva un sogno

C’era un tempo in cui bastava un prato vuoto per costruire un sogno.

Là dove oggi sorgono palazzine, negozi e appartamenti sull’angolo di via Presanella con il viale Dante, negli anni Sessanta c’era erba vera, spazio aperto e l’attesa febbrile di un paese intero. Davanti alla Cassa Malati, a Tione, ogni anno arrivava lui: il Teatro Zamperla. E per bambini e ragazzi era come vedere comparire una città incantata.

Erano gli anni del dopoguerra, anni semplici e duri insieme, quando bastava poco per emozionarsi davvero. I teatri itineranti attraversavano l’Italia portando storie, luci e fantasia nelle piazze e nei prati dei paesi. A Tione faceva tappa la famiglia Zamperla: un mondo viaggiante composto da mamma, papà, figli, figlie e nipoti. Tutti lavoravano, tutti partecipavano a quell’avventura ambulante fatta di assi di legno, sipari, camion e magia.

Restavano per quasi un mese.

Foto creata con AI a partire dai ricordi dell’autore. In copertina una ricostruzione di sè stesso bambino con la sorella

Per noi bambini era un evento straordinario. Giorno dopo giorno vedevamo nascere il teatro sotto i nostri occhi: le strutture che si alzavano lentamente, i teloni, le panche, le luci. E poi quelle scenografie meravigliose, dipinte a mano con colori pastello delicati e irreali, che cambiavano a seconda dello spettacolo. Castelli, conventi, cieli stellati, stanze povere e chiese illuminate: bastava un fondale per portarci lontano.

Gli spettacoli erano quasi sempre popolari, religiosi, sociali. Drammi pieni di sentimento, storie che facevano piangere e sognare. Eppure nessuno si vergognava delle lacrime.

Chi c’era, ricorda ancora Marcellino Pane e Vino, forse il più amato, con quel bambino dagli occhi grandi capace di commuovere anche gli adulti più severi. E poi La storia di Santa Chiara e tante altre rappresentazioni sospese tra fede e poesia, ingenuità e meraviglia.

Non era soltanto teatro.

Era un rito collettivo. Un’occasione per stare insieme quando la televisione era ancora lontana o appena arrivata solo in alcune case. Ci si incontrava, si rideva, si commentava lo spettacolo tornando a piedi verso casa, nelle sere fresche della valle. I bambini guardavano il palco come si guarda il mondo da una finestra nuova.

E poi c’era mia sorella, aveva poco più di dieci anni, che di quel teatro si era innamorata perdutamente. Con le sue amiche passava ore nel tendone del Teatro Zamperla, tanto da aiutare a far giocare i bambini – figli delle attrici – perfino nelle pulizie pur di restare accanto agli attori e respirare quell’atmosfera di magia.
Nostra madre la rimproverava spesso quando tardava a tornare a casa, ma il fascino del teatro era più forte di ogni sgridata.

E guardando oggi quella vecchia fotografia in bianco e nero, tutto sembra tornare vivo.

La cartolina recita: “Tione m. 600 – Nuove Abitazioni (Trentino)”. Sullo sfondo compaiono le nuove case sorte nel dopoguerra, quelle che tutti chiamavano le “Case Fanfani”, simbolo dell’Italia che cercava di rialzarsi e di costruire un futuro più dignitoso per tante famiglie.

Ma davanti a quelle abitazioni si stende ancora un enorme prato libero.

È lì che la memoria riporta il Teatro Zamperla. Quasi si riescono a vedere gli autocarri arrivare lentamente, gli uomini scaricare tavole e pali, le donne sistemare costumi e tendaggi, mentre noi bambini restavamo incantati a guardare quel mondo nomade prendere forma nel giro di poche ore.

Dietro il teatro, il paese. Davanti, l’erba. Attorno, la montagna che sembrava fare da quinta naturale agli spettacoli.

Quella fotografia racconta un momento irripetibile: Tione non era più soltanto un paese contadino, ma non era ancora diventato il centro moderno e urbanizzato di oggi. Era un mondo sospeso tra semplicità e cambiamento, tra memoria rurale e primi segnali del boom economico.

E forse proprio per questo il Teatro Zamperla trovava lì il suo posto ideale.

Oggi quel prato non esiste più. Al suo posto cemento, vetrine e appartamenti hanno cancellato lo spazio fisico di quei ricordi. Ma non la memoria.

Perché chi ha vissuto il Teatro Zamperla sa bene che, almeno per qualche sera all’anno, Tione diventava qualcosa di più grande di un paese: diventava un piccolo universo di luci, segatura, emozioni e sogni viaggianti.

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