Ne soffre il 36% della popolazione e le donne molto di più. Si può arrivare anche alla cancellazione soggettiva delle cure dentali, alla negligenza orale
Odontofobia, quando il dentista fa paura

LA PAURA DEL DENTISTA. La paura di quello che non si conosce, magari associata al rischio di sentire dolore, complicata dall’attesa è quello che si percepisce “quando si va dal dentista”.
La sala d’aspetto “dal dentista”è di solito asettica e avvolta nel silenzio. A meno che non ci sia il “saccente” di turno, che racconta in modo particolare le sue esperienze passate: «non è niente di che, a me da fastidio solo quel rumore del trapano … come una zanzara bzzz, bzzz, bzzz.».Ricordo una volta di aver visto due persone di una certa età prendere l’uscita di corsa al terzo bzzz.
Inoltre“sulla poltrona del dentista” si è in una posizione assolutamente scomoda. Ci si affida abbastanza tranquilli, ma non è possibile il controllo della situazione, anche se si stabilisce un rapporto di fiducia, che scaturisce dall’informazione accompagnata dall’empatia.
FIDUCIA, INFORMAZIONE E CONOSCENZA. La fiducia si costruisce, difficilmente si cambia il proprio dentista perché ci si affida ad una figura professionale che di solito ci guida nel tempo, nel percorso di cura. La fiducia scaturisce dalla trasparenza dell’informazione che non deve essere mai banale e confusa.
Difficilmente il paziente o i parenti non hanno fatto quello che io chiamo “un passaggio su Internet”o da ultimo su “AI”. E allora può funzionare anche il passa parola, ma essendo un rapporto “privato”, prevalgono le decisioni personali che vengono rafforzate e confermate dalla fiducia e dall’empatia.
Aggiungerei anche una terza parola: la conoscenza. Di solito la conoscenza genera fiducia perché esprime il valore della professionalità.
Non è possibile consolidare il rapporto con il proprio professionista di riferimento se non si stabilisce una relazione forte dettata da un linguaggio chiaro, competente e comprensibile.
Le fasce di età più sensibili da gestire sono i bambini e gli anziani, che però sono anche quelli più fedeli alla scelta. Cambiano più spesso professionista i giovani adulti: forse perché sono meno propensi ad accordare fiducia se non sono accuratamente informati.
Comunque si parla molto coi pazienti e si programmano valutazioni tecniche e di risultato che vengono in genere sempre condivise. Si danno per scontati la cura del rapporto umano, la garanzia del risultato, i tempi e i modi degli interventi, inoltre nei moderni centri di odontoiatria le attrezzature sono sempre di prim’ordine, come pure i materiali in uso e le tecniche di intervento.
QUANDO LA PAURA DIVENTA FOBIA. Resta però la paura ancestrale del dolore, che può sfociare in una vera patologia la “stomatofobia” con attacchi di panico, nausea, vomito, insonnia, tremori, atteggiamenti fobici vari come sudorazione, salivazione, palpitazioni, tachicardia, senso di soffocamento, fiato corto.
Aprire la bocca e affidarsi … per un’operazione che a volte si subisce, può scatenare ricordi di esperienze passate anche molto spiacevoli.
L’intera bocca ha una rappresentazione cerebrale molto ampia, rispetto ad altre zone del corpo e questo può spiegare il perché di un vissuto così complesso e così responsivo agli stimoli.
Ne soffre il 36% della popolazione e le donne molto di più. Si può arrivare anche alla cancellazione soggettiva delle cure dentali, alla negligenza orale.
I meccanismi difensivi che si mettono in atto se non risolti possono portare alla cronicizzazione del problema.
PREVENIRE E GESTIRE LA PAURA. Il consiglio è quello di gestire il disagio, evitare gli atteggiamenti incoerenti col contesto; non ignorarlo il disagio ma comprenderlo.
Come al solito la parola prevenzione è tutto: educare, capire quello che si cura e come si fa, scegliere un dentista empatico, non avere vergogna a comunicare le proprie convinzioni e le proprie paure.
Si parla di terapia personalizzata o iatrosedazione : lo ripeto, rassicurazione da parte del medico con una comunicazione tranquilla, in un’atmosfera rilassata con spiegazioni precise, semplici e dettagliate per costruire la fiducia del paziente.
L’approccio in casi particolari può essere anche di tipo multidisciplinare con coinvolgimento di altri specialisti come anestesisti e psicologi. Ma se si valuta attentamente la storia clinica del paziente, anche in casi particolari per altre patologie invalidanti, la soluzione può essere trovata.
E’ fondamentale dare una risposta ai pensieri e ai comportamenti negativi che solo in ultima analisi possono richiede anche la sedazione completa.
CON I PIU’ PICCOLI. Coi bambini in molti centri si usa la tecnica così chiamata del “tell-show-do”: spiegare , mostrare e fare.
Nella fase “tell” il dentista spiega al piccolo paziente tutti i vari passaggi che caratterizzano le procedure dell’intervento. La comunicazione deve essere adeguata all’età del bambino e il linguaggio deve essere il più semplice possibile, ma è importante non tralasciare nessun passaggio. L’imprevisto potrebbe scatenare il rifiuto.
Nella fase “show”è molto importante che si conquisti la fiducia del piccolo paziente. Diventa allora indispensabile far toccare con mano al bambino gli strumenti che saranno utilizzati per la parte operativa.
Il bambino di solito si affida e identifica non più come estranei gli attrezzi che prima gli facevano paura.
Il secondo operatore, che di solito è presente ed è l’assistente alla poltrona, fa da rinforzo positivo alle spiegazioni del medico e la sua presenza viene vista come una ulteriore garanzia.
Il rapporto empatico che si instaura, se il piccolo paziente ne accetta le lodi alla collaborazione e alla fiducia, può essere immediato e fidelizzante.
Quando si passa alla fase “do” in genere si procede con tranquillità e sicurezza perché le varie fasi dell’intervento sono state accettate e condivise.
L’IGIENE ORALE COMINCIA A CASA. Un problema costante e non ben risolto e l’igiene orale domiciliare. Diventa fondamentale l’opera dei genitori !
La pulizia e la cura dei denti e delle gengive dovrebbe essere un loro compito costante. E non entro nel merito dell’alimentazione e dei prodotti del commercio consumati senza controllo.
Vanno curati anche i denti da latte perché per la loro conformazione si cariano molto più facilmente.
Può essere adottato a domicilio lo stesso metodo “tell-show-do”: spiegare come si usa lo spazzolino e il filo interdentale, mostrare ai propri figli come si lavano i denti e dare forza a quanto spiegato dal dentista, aiutarli a lavarsi i denti controllando che le manovre che eseguono siano quelle giuste.
La pulizia andrebbe eseguita almeno due volte al giorno. Andare a dormire con i denti puliti.
Il primo spazzolino fu inventato nel 1770 da un inglese; prima si strofinavano i denti con uno straccio sporco di fuliggine e sale.
Un americano lo brevettò nel 1857, ma nel 1938 la DuPont cambiò le setole animali con quelle di nylon e lo rese simile a quello che usiamo ancora oggi.
Ma è durante la seconda guerra mondiale che i soldati americani ebbero l’obbligo di lavarsi i denti tutti i giorni.






















