Don Carlo Crepaz, quel sorriso che la Rendena non dimentica

La copertina del numero estivo di “Campane di Rendena” ricorda l’amato prete e dedica un ampio dossier alla chiesetta di San Valentino sul monte Nizzone

Ci sono immagini che non si limitano ad accompagnare una copertina. Ci sono volti che, appena li incontri, riaprono ricordi. È quello che accade sfogliando il numero 223 dell’estate 2026 di “Campane di Rendena”, il bollettino delle parrocchie della Val Rendena che ogni anno torna nelle case della valle, atteso dai residenti e da tanti turisti affezionati a questo territorio.

Prima ancora di leggere una riga, ci si ferma davanti a quel sorriso. È il sorriso di don Carlo Crepaz.

Un sorriso pieno, vivo, immediato. Quello che tanti in Val Rendena hanno incontrato nelle chiese, nelle piazze, lungo le strade, durante una celebrazione o in uno dei tanti momenti della vita delle comunità.

Oggi quel sorriso ha un sapore diverso.

Don Carlo non c’è più. Se n’è andato tragicamente mentre pedalava con la sua bicicletta proprio lungo una delle strade di quella valle alla quale aveva dato tanto di sé. E forse per questo la scelta di dedicargli la copertina del bollettino parrocchiale è molto più di un semplice omaggio.

È quasi un modo per riportarlo, ancora una volta, nelle case della Rendena.

Perché Campane di Rendena nelle case ci entra da tanti anni. Ogni estate viene sfogliato con curiosità, talvolta conservato, perché tra quelle pagine non ci sono soltanto cronache parrocchiali: c’è un pezzo della vita delle comunità. È un bollettino, certamente. Ma è anche un album di famiglia.

Racconta ciò che è accaduto nei paesi, le iniziative, gli incontri, le celebrazioni, le attività rivolte ai bambini, ai giovani, agli adulti e agli anziani. Conserva fotografie, nomi, momenti semplici che, messi insieme, diventano la storia quotidiana di una valle. Quest’anno, però, quelle pagine hanno anche il colore della memoria. Il ricordo di don Carlo attraversa il bollettino con particolare intensità. Accanto alla parola di Papa Leone XIV e dell’arcivescovo monsignor Lauro Tisi, trovano spazio diversi ricordi affettuosi a un sacerdote che aveva saputo stare vicino alle persone prima ancora che ai ruoli.

Don Carlo era così. Era la parola detta al momento giusto. Era la celebrazione vissuta con partecipazione. Era la presenza nei momenti belli e in quelli difficili. Era un sacerdote capace di spendersi.

Dall’esperienza in Ciad con i giovani alle montagne della Rendena, aveva portato con sé un modo di vivere il ministero fatto di incontro, energia, vicinanza e disponibilità.

E chi lo ha conosciuto probabilmente non ha bisogno di molte definizioni.

Don Carlo era don Carlo. Bastava questo. Bastava il suo modo di fare, quella verve che lo rendeva immediatamente riconoscibile, quel sorriso che oggi torna dalla copertina quasi a dire che certi legami non finiscono nel momento di un addio.

Poi il bollettino riprende a raccontare la valle.

Le pagine delle diverse parrocchie restituiscono un mosaico fatto di attività, iniziative, volontariato, feste, incontri e momenti di preghiera. Generazioni diverse si incrociano e si raccontano: gli anziani con la loro memoria, gli adulti con il loro impegno, i giovani con l’entusiasmo e i bambini con quella capacità di dare futuro anche alle tradizioni più antiche.

Tra i contenuti di maggiore interesse di questa edizione spicca poi un vero e proprio dossier dedicato alla chiesetta di San Valentino, sul monte Nizzone, a circa 900 metri di quota, sopra Villa Rendena, interessata da un importante progetto di riqualificazione.

Non poche righe, ma ben diciassette pagine, affidate al contributo di esperti del settore, che accompagnano il lettore alla scoperta di un piccolo edificio sacro capace di custodire una parte preziosa della storia religiosa e artistica della valle.

La chiesetta, così familiare a chi conosce questi luoghi, viene raccontata nei suoi particolari, nella sua storia e soprattutto attraverso il patrimonio pittorico che conserva, con particolare attenzione ai numerosi affreschi dei Baschenis, testimonianza di grande valore che rende questo luogo ancora più prezioso.

Il dossier permette così di guardare con occhi nuovi un edificio che molti hanno sempre avuto davanti senza forse conoscerne fino in fondo la ricchezza.

Ad accompagnare questo viaggio nella storia c’è anche un suggestivo disegno della chiesetta realizzato da Moreno Chiestè, oggi professionista nel campo della grafica e del web design. Un’immagine delicata e precisa, capace di restituire non soltanto l’architettura dell’edificio, ma anche il suo inserimento nel paesaggio montano, quasi sospeso tra il verde dei prati e le montagne che gli fanno da corona.

La riqualificazione di San Valentino assume allora un significato che va ben oltre il semplice recupero materiale di un edificio. Significa custodire un luogo della memoria, proteggerne gli affreschi, conoscerne la storia e consegnarlo alle generazioni future.

Ed è forse proprio qui che il nuovo numero di Campane di Rendena trova, quasi senza volerlo, il suo filo più profondo. Da una parte il sorriso di don Carlo Crepaz, scelto per la copertina: il ricordo di una persona che ha lasciato un segno nelle comunità della valle. Dall’altra le mura antiche di San Valentino, custodite e restaurate perché anche loro possano continuare a parlare.

Due forme diverse di memoria. Una affidata ai volti, agli incontri e all’affetto delle persone.

L’altra alle pietre, agli affreschi, alla storia e al paesaggio. In mezzo, una valle che continua a raccontarsi.

E forse è proprio questo che Campane di Rendena riesce ancora a fare, estate dopo estate: raccogliere ciò che rischierebbe di disperdersi e trasformarlo in memoria condivisa.

Quando si chiude l’ultima pagina, viene naturale tornare ancora per un istante alla copertina.

A quel sorriso. Le campane continuano a suonare in Rendena. Quelle delle chiese dei paesi, quelle dei piccoli santuari di montagna. E questa estate, nel loro suono, sembra esserci anche un grazie.

Grazie, don Carlo.

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