La notizia ha sconvolto l’intera comunità trentina, il prete è morto all’età di 61 anni mentre era in bicicletta
Addio a Don Carlo Crepaz, il parroco dal sorriso semplice che camminava accanto alla sua gente

La Val Rendena è stata scossa da una notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere. Don Carlo Crepaz non è più tra noi. Una perdita improvvisa che lascia sgomente le comunità a lui affidate e tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrarlo lungo il loro cammino.
Dal 2023 era parroco dell’Unità pastorale “Sopracqua, Maria Madre della Misericordia”, comprendente le comunità di Pinzolo, Carisolo e Giustino, oltre alle parrocchie di Bocenago, Caderzone, Javrè, Pelugo, Spiazzo, Strembo, Vigo Rendena, Darè e Villa Rendena. Un ministero vissuto con lo stile che lo ha sempre contraddistinto: discrezione, semplicità e una straordinaria capacità di stare in mezzo alla gente.
Don Carlo è morto improvvisamente all’età di 61 anni, colto da un malore mentre si trovava in bicicletta tra Pinzolo e Carisolo. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori, ogni tentativo di salvarlo si è purtroppo rivelato vano. É successo nel pomeriggio di oggi, martedì 23 giugno.
La sua scomparsa rappresenta un grave lutto per la Chiesa trentina, ma soprattutto per le tante persone che in lui avevano trovato una guida spirituale autentica, capace di ascoltare senza giudicare e di accogliere tutti con un sorriso sincero.

Chi scrive conserva un ricordo particolarmente vivo di don Carlo. Era durante una marcia dell’Anno Giubilare, partita da Caderzone e diretta a piedi verso la chiesa giubilare di Spiazzo Rendena. Una giornata di fede, condivisione e cammino durante la quale ebbi modo di conoscerlo personalmente. Ricordo la sua cordialità spontanea, il suo modo semplice di avvicinare le persone e quella serenità che riusciva a trasmettere senza bisogno di grandi parole.
Nella chiesa di Spiazzo si svolse anche la nomina dei nuovi Ministri Straordinari della Comunione, incarico conferito direttamente dall’Arcivescovo mons. Lauro Tisi. Anche in quell’occasione don Carlo era presente con la sua consueta discrezione, lasciando che fossero i gesti e la vicinanza alle persone a parlare per lui.
Tra i tanti ricordi che oggi riaffiorano, ce n’è uno più recente che racconta bene chi fosse don Carlo.
Solo poche settimane fa ebbi occasione di sentirlo al telefono per chiedergli informazioni su un avviso comparso sul portone della chiesa di Javrè. Alcuni malintenzionati avevano preso di mira diverse chiese della zona e don Carlo aveva deciso di rispondere a modo suo, con quel misto di umanità, schiettezza e ironia che lo contraddistingueva.
L’avviso era rivolto ai “ladruncoli” che visitavano le chiese. Non conteneva rabbia né minacce. Al contrario, ricordava che chi si trovava in difficoltà avrebbe potuto rivolgersi alla Caritas o direttamente al parroco per ricevere aiuto. Un messaggio di accoglienza e solidarietà che rispecchiava pienamente il suo modo di essere sacerdote.
Poi, con quel tono semplice e diretto che gli era proprio, aggiungeva un monito che ancora oggi fa sorridere e riflettere: «Invece di rubare, andate a lavorare!».
In quella frase c’era tutto don Carlo. La disponibilità ad aiutare chi aveva bisogno, la sensibilità verso le fragilità umane, ma anche la convinzione che la dignità delle persone passi attraverso l’impegno e la responsabilità. Nessuna predica complicata, nessun discorso altisonante. Solo parole semplici, dette con il cuore e con il buon senso di chi conosceva la vita vera.
Nato a Canazei il 1° gennaio 1965, era stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1990. Dopo gli anni come vicario parrocchiale a Pergine aveva dedicato oltre un decennio alla missione in Ciad, esperienza che aveva profondamente segnato il suo modo di vivere il sacerdozio. Al ritorno in Trentino aveva servito le comunità della Val di Fiemme, quindi quelle dell’Alta Val di Non, prima di arrivare in Val Rendena.
Ovunque abbia operato ha lasciato il segno di una presenza umile ma significativa, quella di un sacerdote che non cercava protagonismo ma relazioni autentiche, che preferiva camminare accanto alle persone piuttosto che precederle.
Oggi le campane delle chiese della Rendena sembrano suonare con un tono diverso. Le comunità piangono il loro parroco, ma custodiscono anche la gratitudine per il tratto di strada percorso insieme. Rimane il ricordo di un uomo di fede che ha speso la propria vita per gli altri, portando il Vangelo nelle missioni africane, nelle valli trentine e nei piccoli gesti quotidiani.
Alla sua famiglia, ai confratelli sacerdoti e a tutte le comunità che lo hanno conosciuto e amato giunga il più sincero sentimento di vicinanza e di cordoglio.
Ciao don Carlo. La tua bicicletta si è fermata lungo una strada della tua amata Rendena, ma il cammino che hai percorso accanto alla tua gente continua. Continua nei ricordi, nelle parole, nei gesti di bene che hai saputo seminare. E continuerà nel cuore di chi ha avuto il privilegio di incontrarti lungo la strada della vita.






















