Quel “wow” di fronte alle cascate Nardis

Una giornata nella natura per gli adulti con disabilità dei Laboratori Sociali di Tione e Arco lo scorso lunedì 14 settembre. Perché meravigliarsi, conoscere ed emozionarsi non ha barriere

Ci sono giornate che si raccontano attraverso le parole. E ce ne sono altre che, alla fine, possono essere racchiuse in una sola esclamazione. “Wow!” È quella uscita spontaneamente, quasi all’unisono, lo scorso lunedì 14 settembre, quando la comitiva dei Laboratori Sociali di Tione e Arco è arrivata davanti alle Cascate Nardis e, dopo il breve cammino, si è trovata di fronte alla forza dell’acqua che precipita dalla montagna.

Un “wow” semplice, immediato, sincero. A pronunciarlo sono state soprattutto persone adulte con disabilità di diversa tipologia, che insieme ai loro educatori, ad alcuni familiari e ai responsabili dei Laboratori hanno trascorso una giornata nella quale la natura è diventata occasione di conoscenza, incontro e condivisione.

PRIMA LA VISITA AL PARCO. La mattinata di una splendida giornata di metà settembre era cominciata alla «Casa del Parco Geopark» di Carisolo, dove l’educatrice ambientale Luigina Armani ha accolto il gruppo conducendolo in un viaggio davvero particolare: non di chilometri, ma di milioni di anni.

Attraverso immagini, spiegazioni ed esempi, i partecipanti hanno potuto scoprire come si sono formate le rocce, come il tempo ha modellato le montagne e quanto sia lunga e affascinante la storia del paesaggio che ogni giorno abbiamo davanti agli occhi.

Poi il viaggio nel tempo ha improvvisamente avvicinato tutti al presente. Un’animazione dedicata ai ghiacciai dell’Adamello ha mostrato quanto il loro volto sia cambiato nell’arco di appena una trentina d’anni. Le immagini scorrevano e il ghiaccio arretrava. Oltre 400 metri in lunghezza e circa 33 metri di spessore perduti, secondo quanto illustrato durante la visita.

Dati che, scritti su un foglio, potrebbero rimanere soltanto numeri. Visti attraverso le immagini, invece, sono diventati qualcosa di concreto. Una montagna che sembra immobile può cambiare. E può farlo nell’arco di una vita.

Forse proprio per questo quel momento ha suscitato attenzione e qualche inevitabile interrogativo tra i presenti. La natura, insomma, raccontava contemporaneamente due storie: quella antichissima delle rocce formatesi in milioni di anni e quella molto più vicina a noi di un ghiacciaio capace di trasformarsi profondamente in appena pochi decenni.

IL RACCONTO DI UN RIFUGISTA. A quel punto Luigina ha regalato al gruppo anche un momento più leggero. Ha raccontato di trovarsi un giorno in un rifugio del Gruppo di Brenta quando un turista aveva rivolto al rifugista una richiesta piuttosto particolare: «Avrebbe mica del ghiaccio per la nostra bottiglia di spumante?» Luigina ha sorriso ricordando la scena. «Potete immaginare la risposta del rifugista!» E qualche sorriso è comparso anche tra i presenti.

Una semplice battuta, certo. Ma dopo aver appena visto le immagini dei ghiacciai che arretrano, quella domanda assumeva quasi un altro significato. Perché il ghiaccio, lassù, non è soltanto qualcosa da mettere in un bicchiere. È parte della montagna, della sua storia e del suo equilibrio. E oggi, forse più di ieri, abbiamo imparato che non possiamo considerarlo eterno.

VERSO LE CASCATE. Con il gruppo erano presenti il presidente Luigi Parisi, la vicepresidente Renata Zadra, le educatrici di Tione Sara Libardoni e Laura Schifilliti, gli educatori di Arco Luca Michelotti e Simona Travaglini, oltre ad alcuni familiari. Poi tutti insieme verso le Cascate Nardis.

Ma anche quei circa cinquecento metri di cammino sono diventati una piccola aula a cielo aperto. Luigina si è fermata lungo la Sarca per mostrare il limo depositato dall’acqua, i sassi arrotondati dal loro lungo viaggio nel torrente e altri piccoli particolari che spesso sfuggono a chi passa velocemente.

A un certo punto una nuova sorpresa. Davanti a un’antica colata di massi, la comitiva ha potuto sentire sulla pelle una particolare frescura proveniente dalle rocce. È il fenomeno che un tempo veniva chiamato “sorel”.

I nostri avi lo conoscevano bene. Quell’aria fresca che usciva naturalmente dagli accumuli di pietre diventava infatti una sorta di frigorifero naturale nel quale conservare burro, formaggio e altri alimenti. Piccole conoscenze antiche, nate dall’osservazione della montagna e tramandate nel tempo, delle quali rimangono ancora testimonianze in alcune zone montane, soprattutto in Val del Chiese.

INFINE LA SORPRESA. E poi il rumore dell’acqua si è fatto sempre più vicino. Qualche passo ancora. Infine, davanti agli occhi di tutti, le Cascate Nardis. Ed ecco quel “wow”.

Forse il momento più bello dell’intera giornata, perché non aveva bisogno di spiegazioni. Davanti alla natura eravamo semplicemente tutti uguali: persone capaci di stupirsi.

Dopo tante emozioni è arrivato anche il momento dello stare insieme attorno alla tavola, con il pranzo al Ristorante alla Cascata, gentilmente offerto alla compagnia. E anche qui gli utenti del Laboratorio Sociale di Tione hanno voluto lasciare qualcosa di loro. Per ringraziare dell’accoglienza hanno consegnato al proprietario una targa in legno dipinto realizzata con le loro mani, sulla quale la margherita, simbolo del Laboratorio, incontra una stilizzazione delle Cascate Nardis.

Un dono semplice, ma proprio per questo prezioso. Dentro quel pezzo di legno dipinto c’erano il lavoro, l’impegno e la soddisfazione di chi lo aveva preparato pensando a quel momento. Il proprietario lo ha accolto con grande piacere, trasformando la consegna in un ulteriore gesto di amicizia e condivisione.

IL SENSO DELL’USCITA. Alla fine, però, ciò che resta di questa giornata non è soltanto una visita alla Casa del Parco o una fotografia davanti alla cascata. Resta qualcosa di più. Resta l’immagine di un gruppo di adulti con disabilità che ha potuto vivere il territorio da protagonista, facendo domande, scoprendo cose nuove, camminando insieme agli altri e lasciandosi sorprendere.

Resta la dimostrazione che l’inclusione, qualche volta, non ha bisogno di grandi discorsi. Può essere un sentiero percorso insieme.

Una spiegazione capace di accendere la curiosità. Un sorriso nato da un aneddoto. Un regalo costruito con le proprie mani. E può essere persino una cascata. Una cascata davanti alla quale, per un istante, le differenze scompaiono e rimane soltanto la meraviglia. Quel “wow” pronunciato tutti insieme.

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