Intervista al giovane di Tione, classe 1995, che ha vinto i Ves Awards a Los Angeles, prestigioso premio per il suo lavoro in un corto pubblicitario per Bmw.
Nicola Borsari vince l’Oscar degli effetti visivi. IL VIDEO

Nicola Borsari, anno 1995 di Tione, ha vinto i Ves Awards nella categoria “Outstanding Compositing & Lighting” con il corto pubblicitario “Heart of Joy – Meet Okto the Oktopus” realizzato con Untold Studios per Bmw. Una specie di Oscar, ma degli effetti visivi, questo è. Con tanto di cerimonia di gala lo scorso 25 febbraio a Los Angeles. Oltre al premio, due nomination individuali.
Borsari, complimenti per l’ambita “luna”. Lei si occupa di compositing, ci spiega meglio di che premio si tratta?
Outstanding Lighting & Compositing premia due dipartimenti come eccezionali. Il primo si occupa delle luci del girato, che siano coerenti tra le componenti tridimensionali e reali. Rientra nella stessa categoria del compositing, il dialogo tra i due è continuo. E’ sempre un po’ difficile tradurre la parola compositor in italiano, non c’entra niente con il compositore musicale, per intenderci. Io sarei un artista degli effetti visivi, potrei definirmi un compositore dell’immagine.
In che modo?
Parliamo di un lavoro un po’ aziendale, che fa parte di un progetto più grande. Parte da un’azienda che vuole comunicare un suo prodotto o servizio ed arriva fino all’agenzia creativa che sviluppa una storia a riguardo, quindi una strategia di marketing e una campagna pubblicitaria, fino all’effettivo video pubblicitario.

Si parla del filmato di Okto the Oktopus?
Si parla del filmato di Okto the Oktopus, sì. Bmw voleva pubblicizzare Heart of Joy, una centralina installata nelle loro auto che funziona come ne fosse un cervello. Un’agenzia creativa ha pensato alla storia del polpo che compie azioni impossibili, come ballare un walzer, messo a confronto con quello che invece riesce a fare la centralina.
Poiché una scena simile non è realizzabile dal vivo, viene creata in digitale. E qui interviene Unfold Studios, di cui sono dipendente. La mia compagnia sviluppa la figura del polpo e lo anima in base a musica e montaggio.
E qui arriviamo al suo ruolo, giusto?
Prendo l’elemento del polpo e lo inserisco nel girato reale, in questo caso delle riprese del fondale marino. Mi occupo di compositing, quindi integro elementi, correggo il colore, aggiungo ombre e dettagli per rendere ogni shot, ogni singolo scatto, come fotorealistico. L’obiettivo è che il montaggio finale sembri come davvero ripreso sott’acqua.
Lungo e complesso, direi. Ricorda quando ha saputo che sarebbe andato a Los Angeles?
E’ l’azienda che propone il proprio progetto agli Awards, così come chi manderà a ritirarlo. La mattina in cui sono uscite le candidature siamo andati subito a controllare. Sono rimasto molto sorpreso quando ho scoperto che non solo c’era il progetto, ma avevo due candidature personali per la stessa categoria. Ricordo che ero in ufficio, era la prima volta, quindi una bella soddisfazione. In più due progetti aumentavano anche le probabilità di vittoria.
E rispetto alla serata, quale il clima al Beverly Hilton?
Immaginati quell’atmosfera hollywoodiana dei film, con tutti in smoking, vestiti in tiro. C’è il momento in cui aspetti che aprano la busta sul palco e vengano presentati i quattro progetti in gara. È un processo di selezione, vedi il tuo progetto andare avanti, e passare i vari step. Poi la nomination, fino a scoprire che il tuo è stato valutato come il migliore.
Chissà quante emozioni… ci aiuta a capire cosa si prova?
Mentre aspetti, in compagnia con gli altri del team, sei contento di esserci. Allo stesso tempo però vuoi anche vincere. Quando chiamano il nome del tuo progetto, invece, direi soddisfazione. Tua personale e di squadra. Senti come una conferma del percorso che hai fatto per arrivare a quel momento: non è un punto di arrivo, chiaramente, ma sapere che i tuoi pari hanno riconosciuto il tuo lavoro, vuol dire che stai andando nella direzione giusta. Vuol dire che qualcosa hai imparato, e che qualcosa stai combinando.
C’è uno shot che riconosce come suo e che considera abbia contribuito in particolar modo a vincere il premio? (QUI per il video del dietro le quinte)
Eravamo un team, anche se piccolo. Eravamo più o meno cinque, ognuno con una sua sezione. Io mi sono occupato soprattutto degli shot subacquei, quelli in cui il polipo inizia a ballare. Non c’è uno shot singolo, sono simili tra loro. Ci sono sfide tecniche diverse a seconda di ogni sezione del video. Mi sono occupato dei fondali marini che nella realtà erano abbastanza piatti, pieni di sabbia e detriti. Quindi, oltre a inserire il polpo, ho lavorato molto per renderli più interessanti e leggibili. Il mio contributo come compositor sta nel migliorare l’estetica e integrare il tutto in modo credibile e con coerenza tra i vari shot. L’estetica deve funzionare insieme allo storytelling e al resto della pubblicità.
Quale la principale difficoltà del suo mestiere e in questo video?
Uno degli aspetti più complicati del compositing è come integrare reale e digitale, soprattutto nei punti di contatto, come quando il polpo tocca il fondale e solleva la sabbia oppure proietta ombre. Devono essere credibili, la sabbia deve reagire in modo realistico. Non solo, serve anche capire pesando quanta metterne, deve integrare ma non togliere attenzione al video. Quindi bilancio ogni dettaglio in funzione dello storytelling: più il confine è impercettibile, più il risultato funziona, anche se lo spettatore non è consapevole del motivo.
Che ruolo ha il compositing nella comunicazione specifica di una pubblicità?
Non è sicuramente fine a sé stesso, serve allo storytelling. Oggi la pubblicità è meno descrittiva e più narrativa: invece di spiegarti la tecnologia, ti racconta una storia. Il compositing è uno degli strumenti che permettono questo approccio. Senza compositing il polpo non sarebbe credibile.
Sono tanti i progetti a cui ha lavorato, da The Sandman, a The Boys, Ted Lasso, fino alla saga di Alien. Sono molti gli spot pubblicitari con protagonisti degli animali. C’è un motivo a suo parere?
Probabilmente perché funzionano a livello narrativo ed empatico, ma anche perché la tecnologia oggi lo permette, prima non era fattibile. Con Untold Studios lavoriamo spesso a progetti che coinvolgono creature, ci siamo specializzati nel tempo.
Ci sono tecniche o competenze che considera decisive nel suo lavoro?
Penso che le basi siano sempre le stesse: composizione, colore, fotografia. Il nostro obiettivo specifico però è il fotorealismo, quindi serve saper capire come funziona un’immagine nella realtà. Sott’acqua, ad esempio, è stato fondamentale capire la perdita di contrasto e saturazione con la distanza. Ricreare questi effetti è stato importante per rendere credibili gli shot.
Quanto e come ha contato il suo percorso formativo?
Capire presto che volevo fare questo è stato fondamentale, io credo: ho avuto un docente che mi ha fatto scoprire il compositing e da lì ho deciso di specializzarmi. Vivere a Londra, centro principale per gli effetti visivi, mi ha permesso di entrare nell’ambiente giusto. Non esiste una singola competenza che ti sblocca, direi che è un insieme di basi e contesto. E conta tantissimo il team: senza buoni asset e buoni colleghi, per dire, il lavoro individuale fatica a emergere.
Porta qualcosa delle Giudicarie nel suo lavoro?
Più che qualcosa di pratico, una prospettiva futura. Il mio è un lavoro che si può fare ovunque, quindi l’idea sarebbe riuscire a farlo da Tione. Oggi non è ancora così semplice, ma il lavoro da remoto sta crescendo. Sarebbe bello poter lavorare su progetti di alto livello senza dover stare per forza a Londra. E magari vedere più persone del territorio avvicinarsi a questo settore.






















