Marco Giuliani Galante in volo da San Lorenzo alla Spagna

Intervista a un pilota d’elicotteri trasferito in terra iberica per coronare il suo sogno di fare di una passione un lavoro

Si chiama Marco Giuliani, ma in valle lo si conosce come Galante, come il soprannome di famiglia. Classe 1995, vola con l’elicottero per lavoro. Come lui, qualche tempo fa, vi avevamo parlato di Fabio Valentini. Come ogni buon cittadino che si rispetti a San Lorenzo, è attaccatissimo al suo paese dove è volontario nel Gruppo Giovani e con il Corpo dei Vigili del Fuoco. Al momento, tuttavia, la sua passione lo fa vivere in Spagna.

Il suo è un lavoro indubbiamente inconsueto. Qual è il requisito fondamentale che richiede? Indubbiamente la passione, perché è quello che ti porta avanti. Nel mio percorso formativo ho avuto momenti difficili, esami falliti e ostacoli, ma il sogno di volare mi faceva ripartire ogni volta. È un lavoro che sconsiglio se lo fai solo per i soldi. Poi per il resto, per me, è un lavoro normalissimo: particolare e bellissimo, ma sempre un lavoro.

Avincis, per cui lavora attualmente, è un’azienda internazionale attiva in Spagna, Italia, Svezia, Africa e Sud America. Di cosa si occupa lei come pilota di elicotteri?

Per essere più precisi sono copilota: ho iniziato con l’antincendio e poi sono passato all’elisoccorso in Spagna. Nell’antincendio ci occupiamo di trasportare acqua e brigate forestali, nell’elisoccorso facciamo invece interventi primari, quindi emergenze come incidenti, e secondari, cioè trasferimenti tra ospedali. Opero in Castiglia-La Mancha, una delle poche regioni dotate di visori notturni, per cui molte operazioni sono di notte. Le distanze da coprire, in quella zona, sono maggiori rispetto quelle richieste da noi, per cui un’operazione può richiedere anche 40 minuti di volo. Il mio lavoro consiste nel supportare operazioni di soccorso sanitario e gestione delle emergenze dall’alto, adattandomi a scenari diversi tra antincendio ed elisoccorso, con modalità operative che cambiano a seconda del tipo di intervento e del territorio.

Perché proprio la Spagna? Come ci è arrivato?

Dopo aver completato la formazione con la rinomata accademia Italfly Aviarion, a Trento, ho provato a cercare lavoro in Italia, ma non avevo ancora le ore di volo richieste dalle aziende, che spesso chiedono molta più esperienza rispetto a quella con cui esci dalla scuola. In Spagna invece mi hanno assunto subito: l’opportunità è arrivata grazie a un contatto diretto con un ex compagno di scuola già impiegato lì, che mi ha segnalato la possibilità di lavorare soprattutto nel settore antincendio. Ho fatto domanda e è sono stato inserito rapidamente. Sto facendo esperienza e imparando anche una lingua nuova senza doverla studiare sui libri

È noto che una licenza di volo costi parecchio. Lo definirebbe sostenibile da chi voglia intraprendere una carriera come la sua? Quale la sua esperienza?

Diventare pilota è costoso. Bisogna considerare che esistono diversi livelli: la licenza privata costa meno, sui 20mila euro, ma per lavorare serve quella commerciale, che è più cara e richiede ulteriori abilitazioni. Nel mio caso, è stato un percorso lungo e impegnativo anche dal punto di vista economico: ho lavorato come insegnante mentre studiavo e ho spalmato le spese negli anni. Il costo è sicuramente un ostacolo importante, ma non insormontabile: serve organizzazione, tempo e tanta motivazione, perché è un investimento significativo su se stessi e sul proprio futuro.

Ed è questo un insegnamento che riportava anche ai suoi studenti della professionale, conferma? Che consiglio darebbe loro, oggi, considerando che anche lei ha frequentato le Enaip?

Sì, assolutamente. È una cosa in cui credo molto, anche perché è il percorso che ho fatto io. Quando parlavo ai ragazzi delle professionali, cercavo di fargli capire che non sono limitati dalla scuola che stanno facendo, se volessero fare anche altro. Secondo me è un messaggio importante perché, per quello che ho visto, tanti pensano di essere bloccati in un certo percorso. Non è così: quello che conta davvero è avere passione e decidere di provarci. Per prendere la licenza di volo, poi, non serve per forza fare scuole aeronautiche: dai 17 anni puoi iniziare direttamente in una scuola di volo. Ci tengo a dirlo chiaramente: anche partendo da una scuola professionale si può arrivare a fare il pilota.

Lei non è un pilota qualsiasi, ma improntato a soccorso ed emergenza. Considerando che è cresciuto nel volontariato, che ruolo ha avuto nel suo percorso essere un vigile del fuoco?

Ha avuto un ruolo fondamentale, probabilmente è anche uno dei motivi principali che mi hanno portato verso questo tipo di lavoro. Io credo tantissimo nel volontariato: essere vigile del fuoco mi ha trasmesso il senso di aiutare gli altri e il territorio. È un’esperienza che ti forma non solo dal punto di vista pratico, ma anche umano. In Trentino abbiamo la fortuna di avere una realtà molto forte, dove il sistema dei vigili del fuoco è di esempio e funziona molto bene. Questo ti abitua a lavorare in squadra, a essere presente quando serve e ad avere senso di responsabilità verso la comunità. Aggiungerei poi un aspetto personale molto forte: il mio Corpo dei vigili del fuoco è come una famiglia. Tutto questo, alla fine, lo ritrovo anche nel mio lavoro oggi, nel modo di affrontare le emergenze e nel valore che do all’aiutare gli altri.

Quindi si dice legato a casa. Si vede a tornare?

Per ora voglio fare esperienza e girare, anche all’estero, prima di pensare a tornare stabilmente. Mi interessa crescere professionalmente più che fermarmi subito vicino a casa, anche perché lavorare a Trento significherebbe operare prevalentemente in territori di montagna, con scenari e modalità di lavoro molto specifici.

Deve appagarla molto questo mestiere: cosa le dà a livello personale?

È un lavoro fantastico che dà tantissime soddisfazioni. Mi piace così tanto che non sembra neanche di lavorare, e la cosa più gratificante è sapere di aver contribuito a salvare qualcuno: in quei momenti tutto il resto passa in secondo piano.

 Non resta che chiederle di aiutarci a entrare nel suo mondo: cosa vive sull’elicottero? Cosa si prova a volare?

Quando sono in volo, sento una libertà che è difficile da mettere in parole. Guardare il mondo dall’alto dà un certo senso di potenza: ti trovi a coprire grandi distanze in pochi minuti, distanze per cui avresti impiegato ore con una macchina… ogni volta è una sorpresa. E poi tutto quello che vedi… Vedi passare sotto di te alberi, fiumi, piante. E i tramonti, e le nuvole… sono bellissimi. Ma non è solo lo spettacolo: ogni volo ti insegna qualcosa di nuovo, ogni volta continui ad apprendere e meravigliarti. Anche questo lo rende per me un mestiere così unico e appagante.

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