Gregge di pecore sbranato a Comano da un branco di lupi

Il macello nella notte del 15 aprile segna la probabile fine della Filiera della Lana della famiglia Malesardi

Notte di panico e morte sul monte Casale, a Comano Terme dove un branco di lupi ha sbranato più di 50 pecore. Sembra che dopo il macello anche un orso abbia preso parte al banchetto. Un’ironia amara che non dà sollievo né agli animali né a chi, il giorno successivo, si trova a fare i conti con quanto accaduto.

Sono dieci gli anni compiuti dall’azienda agricola “La filiera della Lana” di Sandro e Lorenza Malesardi nella frazione di Comano nel comune di Comano Terme. Era il 2016 quando la coppia, un informatico e un’insegnante di musica, ha lasciato il proprio impiego per dedicarsi all’allevamento di pecore con fattoria didattica, e alla lavorazione di una lana pregiata.

Non una razza qualunque, infatti, quella della maggior parte dei loro capi, ma la tingola. Si tratta dell’unica specie autoctona del Trentino, in via d’estinzione a seguito del disuso di lana negli ultimi settant’anni. Oggi ne esistono 700 esemplari al mondo, per intenderci, erano 1000 nelle valli di Fiemme e Fassa prima delle predazioni negli ultimi anni. La famiglia Malesardi, appassionata e dedita al ripristino di antichi mestieri, la allevava nei pascoli del monte Casale. Con la fine di aprile sarebbe iniziato il periodo della tosatura: sarebbe, perché non accadrà.

La notte dello scorso 15 aprile il gregge si trovava all’aperto, in uno dei tre recinti dell’azienda a poche centinaia di metri dal centro abitato di Comano. Il recinto era costruito con pali in castagno alti 2 metri, piantati a terra per mezzo metro. All’interno c’era una rete in acciaio a maglie degradanti perché le pecore non potessero uscire, all’esterno 5 fili elettrificati, il primo a 20 centimetri e l’ultimo a un metro e mezzo da terra.

I morsi al collo delle bestie sono riconducibili a quelli di un canide, la precisione a quella di un lupo. Il branco dovrebbe essere quello noto composto da sei esemplari avvistato nelle zone del Duina. Niente buche a terra, dopo il sopralluogo della Forestale, è stato accertato che il branco di lupi deve aver scavalcato la recinzione: non solo, essendo spariti alcuni agnellini, sembra che i lupi li avessero pure tra le fauci mentre erano in salto. Da come racconta il pastore si sono salvate per assurdo pecore vecchie o gravide, agnellini indifesi che, stando fermi, non hanno istigato l’istinto predatorio dei lupi. Sembra che dopo il macello, anche un orso abbia mangiato alcune delle pecore, sfondando invece la rete e trovandole già morte a terra.

Il bilancio, il giorno successivo, un disastro. Si sono contate 30 pecore e 5 agnelli predati, oltre a 11 capi adulti e 5 agnelli feriti. Malesardi ne ha dovuto sopprimere una buona parte per le ferite riportate, non si sa se gli agnellini appena nati, senza madri, sopravviveranno. Si fa anche presto a fare il conto, in pratica più di metà del gregge, dopo anni di allevamento, è andato in una sola notte. Oggi gli rimangono una ventina di capi.

E ora il momento è quello delle responsabilità, sembra che le elettrificazioni non funzionassero. Malesardi non è certo se, piovendo quella notte, l’elettricità, scaricando a terra, non stesse funzionando bene. La Provincia autonoma di Trento, chiamata a commentare quanto accaduto, ha riportato l’attenzione sull’importanza dei sistemi di prevenzione.

E ancora il sindaco di Comano Terme Fabio Zambotti, agricoltore lui stesso, con rabbia ha detto che serve fare qualcosa di concreto, non solo tavoli di lavoro. Il commento degli animalisti è arrivato, stamattina, come riporta Il Dolomiti, attraverso la presidente della sezione di Rovereto di Enpa Trentino Ivana Sandri: in poche parole accusa il sindaco di non urlare ma fare il suo mestiere.

Soliti polveroni, scene già viste. Intanto l’immagine del trattore di Malesardi, carico di pecore morte, parla più di tutti messi insieme. La prospettiva per la Filiera della Lana, a detta del proprietario, potrebbe essere la chiusura.

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