La “part”: un antico rito che rende i boschi sostenibili

di Sofia Cravos

Mentre le cime si liberano lentamente dall’ultima neve dell’inverno, il silenzio del bosco viene interrotto dal ritmo alternato e metallico delle motoseghe. Sta tornando la primavera, e con lei l’antico rito della “part”. Nelle nostre valli, questo non è mai stato soltanto un lavoro di fatica per prepararsi all’anno successivo, ma una tradizione che sa di casa e di un legame con la terra che non accenna a sbiadire. Ma che cos’è esattamente questa “part”?

Si tratta della porzione di bosco che viene affidata a un nucleo familiare a prezzo agevolato o gratuito, per ricavarne la legna da ardere. È un diritto secolare che affonda le radici negli Usi Civici, un’eredità medievale che in Trentino sopravvive ancora oggi. In questo sistema di gestione il bosco non appartiene allo Stato, ma alla collettività. In pratica, l’area forestale viene suddivisa in lotti il più possibile equivalenti per quantità e qualità del legname. A quel punto, attraverso un sorteggio pubblico, a ogni famiglia viene assegnata una specifica porzione di versante: la “part”, appunto.

Questo sistema di condivisione ha reso il Trentino un modello di sostenibilità unico in Europa. Oltre il 63% del territorio è coperto da boschi, una risorsa verde che cresce di anno in anno, ma che va certamente protetta. Grazie alla certificazione forestale PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) e a una pianificazione precisa, si segue una regola importantissima: non si preleva mai più legname di quanto la natura sia in grado di rigenerare in un anno. In questo modo c’è un equilibrio perfetto.

Ma la sostenibilità non è solo una questione ambientale, è anche un pilastro dell’economia domestica. In un’epoca segnata dall’instabilità del mercato energetico e dal rincaro delle bollette, la legna rappresenta una forma di autonomia non indifferente. Riscaldare la casa con
questa risorsa permette un abbattimento drastico dei costi rispetto ai combustibili fossili, soprattutto per chi sceglie di investire il proprio tempo e “fare da sé”.

Tuttavia, il valore di questo pezzo di bosco supera quello monetario. Ricevere la “part” è prima di tutto un rito di inclusione sociale e “l’andare a far legna” è da sempre un modo per collaborare e sentirsi parte della comunità. Accanto a questo aspetto sociale ci sono regole non scritte riguardo il legname. Per esempio, si dice che si possa già conoscere un uomo in base a come “impila la legna”. Una pila dritta e ben fatta racconta la pazienza di chi l’ha creata e può trasformarsi in una vera opera d’arte.

Insomma, è affascinante come intere famiglie trovino il tempo per collaborare e unire le proprie forze per prepararsi insieme all’inverno successivo. Per questo, quando il gelo torna nelle nostre valli, quel fumo che sale lento dai camini non è soltanto un’immagine romantica, ma il segno di una tradizione unica e autentica: in un mondo che corre così veloce, la legna ci riporta alla lentezza della terra.

Ultime notizie

EventiSport

Tennis, Bleggio nel segno di Guatteri e Brinzan

Attualità

 Stazione delle corriere, il degrado sotto gli occhi di tutti

Cronaca

Assolto definitivamente il sindaco di Pinzolo Michele Cereghini

Attualità

Orsi: nessun caso critico nel 2025, spariscono però i cartelli