Articoli scritti da Redazione

Lo sport dovrebbe unire. Eppure, nella realtà dei fatti, non sempre accade: oggi Giochi Olimpici e Paralimpici hanno luogo ed esistono in modo distinto l’uno dall’altro. Condividiamo la lettera di due cittadini giudicariesi che hanno osservato la divisione dei due eventi e proposto una visione alternativa legata alla loro organizzazione.

Dall’anno della loro fondazione nel 776 a. C ai giorni nostri, le Olimpiadi hanno vissuto diverse vicissitudini in merito ai partecipanti, agli sport praticati, alle sedi di effettuazione, alla loro sospensione e ripresa ed ad altri aspetti come le squalifiche per utilizzo da parte degli atleti di sostanze non autorizzate, nonché alle esclusioni di dirigenti giudicati non idonei alla guida di un evento coinvolgente il mondo sportivo dell’intero pianeta.

Il francese barone Pierre de Coubertin è ritenuto il fondatore delle Olimpiadi moderne che nel 1896 si svolsero ad Olimpia in Grecia già città originaria dei Giochi.

Nello spirito di fratellanza che derivava dalle Olimpiadi vennero istituiti, con i Giochi di Roma del 1960, le Paralimpiadi per dare la possibilità anche ad atleti con difficoltà fisiche o mentali di confrontarsi nelle varie discipline sportive.

Indubbiamente un’intuizione bella e coinvolgente per le persone che volevano trovarsi per “partecipare” ai Giochi e confrontarsi con sportivi di tutto il mondo con pari difficoltà. Partecipare” è il vero verbo dei giochi Olimpici e Paralimpici e deve coinvolgere tutti gli atleti!

E veniamo al motivo di questa nostra riflessione e proposta:

Ma perché si fanno in momenti separati? Sarebbe così gravoso organizzarli nello stesso arco di tempo? Non crediamo esistano difficoltà logistiche particolarmente gravose o insormontabili e con ogni probabilità si raggiungerebbe lo splendido obiettivo di non creare a tutti gli effetti la serie A e la serie B dei Giochi oltre anche ad un contenimento dei costi.

Le trascorse Olimpiadi invernali hanno coinvolto 2880 atleti, le Paralimpiadi ne coinvolgeranno 660, poco più di un quinto. Abbiamo assistito ad una ottima organizzazione dei Giochi che forse ci ha sorpreso fornendo al mondo l’immagine della nostra bella ed efficiente Italia: ambiente montano magnifico, assenza di situazioni negative nell’ordine, efficienza dei volontariato, splendide cerimonie di apertura e chiusura, specie quest’ultima a Verona.

Sono iniziate anche le Paralimpiadi, ma dispiace constatare che ormai il momento del massimo coinvolgimento è sfumato e anche gli atleti non potranno godere del calore di un numeroso pubblico.

Gli atleti con disabilità, capaci di gesti tecnici sorprendenti e di grande impegno per il superamento delle loro difficoltà, sono quelli che più hanno bisogno di sentirsi “condivisi” ,”inclusi”, “partecipi” e per nulla diversi da coloro che stabiliscono i record delle varie gare: per loro importante è sfilare, gioire e vivere insieme, senza diversità alcuna, specie quella odiosa d’essere sempre distinti e separati dagli altri.

L’auspicio è sempre che il C.I.O. non precluda loro questa dovuta opportunità e, attingendo allo spirito olimpico, operi e trovi le modalità per organizzare un unico evento dei Giochi, pur nella diversità e nel rispetto delle differenti difficoltà. Sarebbe un bel passo avanti!

Teresa Paternoster e Remo Maffei

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