Il tema centrale dell’evento è stato un possibile nuovo modello per il sistema sanitario trentino, che ponga al centro la prevenzione.
Dalla medicina della malattia alla medicina della prevenzione

Il sistema sanitario trentino è tra i migliori d’Italia. Secondo il XIV Rapporto 2026 sulle Performance Regionali del Sistema Sanitario Italiano il Trentino si colloca al secondo posto, dopo il Veneto, con un indice di performance del 62%, nettamente superiore alla media nazionale del 46%.
La Provincia si posiziona ai vertici nazionali nella prevenzione e nell’assistenza sanitaria. La speranza di vita alla nascita ha superato gli 85 anni e l’invecchiamento della popolazione determinerà un aumento degli over 65 dal 24,5% attuale a circa il 30% entro il 2040 e, nello stesso periodo, gli over 80 potrebbero crescere dal 7,7% al 10% della popolazione. Ciò significa che, entro il 2040, quasi un trentino su tre avrà almeno 65 anni.
La sfida che si prospetta è dunque soprattutto demografica. Se l’attuale tendenza dovesse proseguire, la spesa sanitaria provinciale, oggi pari a 1,63 miliardi di euro, potrebbe salire fino a una cifra compresa tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro nel 2040.
«L’invecchiamento della popolazione – commenta il professor Luigi Fontana – non rappresenta un problema in sé: è una conquista della medicina e della società. La vera sfida è evitare che a un maggior numero di anni di vita corrispondano più anni vissuti con malattie croniche e disabilità. Oggi sappiamo che gran parte delle principali patologie croniche, dalle malattie cardiovascolari al diabete, da molti tumori alle demenze, condivide fattori di rischio modificabili. Investire nella prevenzione, nella medicina dello stile di vita e nella promozione della salute significa aumentare gli anni vissuti in buona salute e garantire la sostenibilità futura del nostro sistema sanitario».
«La prevenzione e la promozione della salute – aggiunge l’assessore provinciale Mario Tonina – non sono un costo, ma il più importante investimento per garantire la sostenibilità futura del nostro sistema sanitario».
Secondo le stime presentate dall’Assessore, per ogni euro investito in prevenzione, il ritorno economico potrebbe raggiungere i 7 euro entro il 2030 grazie alla riduzione dell’invalidità prematura. In questo nuovo modello, un ruolo crescente potrà essere svolto anche dal sistema assicurativo privato, che nell’era post-pandemica ha registrato un incremento del ramo “Malattia” a un ritmo superiore al 10% annuo.
«Per una realtà mutualistica come la nostra – sostiene Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale di ITAS Mutua – prevenzione significa creare le condizioni affinché le persone possano vivere meglio e più a lungo e per farlo è necessario costruire una nuova alleanza tra pubblico e privato. Il settore assicurativo può, infatti, contribuire sviluppando servizi che incentivino comportamenti salutari, programmi di prevenzione, strumenti digitali di monitoraggio e percorsi di assistenza, in una logica complementare e non sostitutiva rispetto al servizio sanitario pubblico».






















