di Mariachiara Rizzonelli
La barca di Pietro Galante, un lavoro manuale come antistress

IL BENESSERE A DETTA DELLA PSICOLOGIA. Il lavoro manuale e all’aperto ha effetti importanti sul benessere psicologico, emotivo e cognitivo della persona, parola della psicologa e psicoterapeuta Manuela Filosi.
«Attività come il giardinaggio, la potatura, prendersi cura di animali, costruire oggetti o sistemare la casa in montagna hanno un effetto calmante e regolano il sistema nervoso perché aiutano a ridurre la ruminazione mentale, lo stress cronico e l’ansia, molto diffusi tra le persone – afferma Filosi. – Richiedendo concentrazione su ciò che si sta facendo, fanno sì infatti che mentre le mani sono impegnate il cervello riesca a rallentare i pensieri, diminuire l’iperattivazione e recuperare la nostra attenzione verso attività più distensive».
Questo tipo di lavoro, ribadisce ancora la psicologa, è fondamentale anche per l’autostima perché produrre visibilmente qualcosa di bello fa sentire capaci, anche dove una persona non sia abilissima: «Un prato tagliato, un giardino sistemato, un oggetto costruito, la casa in montagna rimessa a posto, ci danno un senso di soddisfazione molto efficace».
Tutto ciò permette di fatto al cervello di rilasciare endorfine e serotonina, il trasmettitore responsabile del buonumore, migliora la qualità del sonno e dà energia mentale, necessaria nei momenti in cui si è poi impegnati in attività maggiormente dedicate al lavoro intellettuale.
Per chi è in pensione è un modo invece per tenersi in movimento, che fa bene a livello muscolare-articolatorio e aiuta ad occupare giornate che potrebbero essere lunghe, noiose e qualche volta frustranti.
«Anche per gli adolescenti è molto importante fare lavori manuali” – continua Filosi – “Studiando, stanno molte ore seduti in ambienti chiusi. Fare un lavoro concreto all’aria aperta è riequilibrante: scarica la tensione accumulata nelle spalle e negli arti, allontana dagli schermi su cui è focalizzati, riduce l’irritabilità e fa aumentare il senso di autonomia e responsabilità. Farlo in gruppo inoltre facilita la socializzazione e la collaborazione».
Nell’era del digitale questo modo di ritrovare il proprio equilibrio facendo qualcosa di molto concreto comunque aiuta in generale un po’ tutti, ché siamo tutti molto connessi e attaccati a qualche schermo.
Fare lavori manuali all’aperto, conferma Filosi, abbassa il livello di tensione perché la luce naturale, il sole e il movimento sono elementi che hanno sul sistema nervoso un effetto calmante rispetto alla modalità di allerta continua che viviamo normalmente: «La natura stessa ci porta senza che quasi ce ne accorgiamo a ritmi appunto più “naturali”: se si pianta un orto o un giardino, la crescita è lenta, ha bisogno di attesa, di cura; per vedere il risultato dobbiamo tollerare il passare del tempo e l’aiuto della stagione.»
Un ultimo suggerimento? Si tratta tutte di attività che ben si conciliano con il bel tempo, l’allungarsi delle giornate, l’arrivo delle ferie o delle vacanze che con la bella stagione abbiamo davanti. A noi la scelta in cosa provare ad impegnarci.
UN’ESPERIENZA POSITIVA. Pietro Galante, ex meccanico manutentore, classe 1967, originario di Condino ce l’ha fatta. Cosa insolita per un paese di montagna, ha costruito una vera barca tutta sua dall’inizio alla fine. Lunga quattro metri e larga uno e mezzo, dopo l’assicurazione obbligatoria per il motore, vedrà il suo varo a Ponte Caffaro sul Lago d’Idro entro fine maggio.
Ma da dove gli è venuta questa particolare idea? «Ho sempre fatto modellismo navale statico, cioè la riproduzione in scala ridotta di imbarcazioni” – risponde Pietro. – Quest’anno però, andato in pensione, mi sono detto “me la faccio vera”. »
Di manualità Galante ne ha sempre avuta, tuttavia si schernisce: «Sono lavori che fan tutti a Condino e magari c’è gente che merita uguale attenzione. Questo lavoro con la barca però mi ha dato una grande soddisfazione. Sono partito da zero, da una foto presa da internet, ho elaborato un po’ di misure, comperato un po’ di legname di abete e mi sono messo a lavorare».
Gli attrezzi per questo lavoro li aveva; ha aggiunto morsetti, secchi di acqua bollente e asciugamani, da passare sulle assi, che ci sarebbe voluta una macchina vaporizzatrice per piegarle e dargli forma, e poi le ha scaldate con la pistola termica degli elettricisti.
Ha fermato tutto con viti, chiodi e tasselli e alla fine, ripassata la barca con resina e vernici resistenti all’acqua e fornitala di motore a benzina, le ha scritto sopra il nome di sua moglie “Cristina”.
Infine alla domanda per cui, dopo aver fatto questo lavoro, consiglierebbe ad altri di intraprendere la stessa sfida: “Certo, anche senza costruire una barca si può darsi al lavoro del ferro, di falegnameria o altro. Il lavoro manuale fatto per hobby rispetto al lavoro, oggi sempre più specializzato in settori distinti, dà la possibilità di toccare con mano quanto hai fatto e vedere quanto è bello e magari utile. Affrontare questo impegno, anche se ho dovuto confrontarmi con qualche problema, non mi ha stressato, anzi è stato un divertimento.» Oggi sottolinea che i giovani che si dedicano a questi lavori manuali ormai sono rari e aggiunge: “Ho imparato a fare qualche lavoro da mio papà e poi da autodidatta, osservando con interesse gli altri».






















