SPORT, SOCIETÀ E PERCEZIONE DELLA DISABILITÀ. La concomitanza dei grandi eventi sportivi in atto è l’ispirazione per questa breve riflessione che si sposta dal dato strettamente agonistico a quello specificatamente artistico, pur mantenendo come denominatore comune la ricerca della bellezza nelle sue molteplici declinazioni. Non c’è dubbio che l‘attenzione mediatica verso le Olimpiadi, rispetto alle Paralimpiadi, è nettamente superiore. Non dobbiamo scandalizzarci per questo: c’è ancora un grande margine per trasformare il modo in cui la società percepisce la disabilità, passando dalla pietà o dallo stupore alla “semplice”, “normale” ammirazione per le prestazioni atletiche. L’obiettivo è vedere le Paralimpiadi non come un evento separato , ma come una celebrazione del potenziale umano ed un motivo di inclusione sociale e accessibilità concreta; una “bellezza diversa” del corpo che trasforma menomazioni fisiche, sensoriali o intellettive in potenza atletica.
ARTE E TRASFORMAZIONE DELLA FRAGILITÀ. Così è pure nell’arte, dove molti artisti hanno trasformato la disabilità in una straordinaria forza creativa, approdando ad esiti espressivi di altissima qualità, spesso usando il loro corpo “ferito” come messaggio di un’umanità più profonda, in cui le cicatrici e la fragilità diventano prezioso collante per nuove forma di bellezza.
IL KINTSUGI COME METAFORA. Si chiama kintsugi (“riparare con l’oro”) l’antica tecnica giapponese per aggiustare le tazze di ceramica per la cerimonia del tè rotte o crepate, in cui si lasciano ben visibili le linee di rottura riunite con una lacca speciale rivestita di polvere d’oro che accentua, paradossalmente, la bellezza del recipiente restituito alla sua funzione: una tecnica che diventa metafora di resilienza e di unicità, trasformando l’imperfezione, la frattura, la cicatrice in punti di forza.
MARY KATAYAMA E IL CORPO COME OPERA. Mary Katayama (1987), artista multimediale giapponese, nata con una malformazione congenita che le ha causato l’amputazione delle gambe, ha applicato il kintsugi al suo corpo, trasformando le sue protesi in oggetti simbolici, mettendo in scena le sue deformità, sublimando il dramma in bellezza dentro una dimensione fantastica e onirica, “rivoluzionando il concetto di bellezza e di rappresentazione del corpo umano attraverso il suo lavoro unico ed audace”.
“ Senza pudore e senza occultamenti, il suo lavoro parte proprio dal lato fisico, ricucendo e ricreando con le sue stesse mani una nuova corporeità: e sono i suoi ‘oggetti’ di stoffa, cuciti in forma di gambe, braccia, sviscerati ed impreziositi di conchiglie, perline, tessuti o riproduzioni a grandezza naturale del suo corpo mutilato, della sua mano di sole due dita, che ricorda le chele di un granchio” (da “Artribune”). Mary Katayama, per i suoi lavori scultorei e fotografici che mettono coraggiosamente al centro il suo corpo e la sua ricerca di identità è ormai considerata tra le più interessanti artiste dell’arte contemporanea.
ALISON LAPPER E IL CORPO MONUMENTO. Nondimeno significativa è la vicenda di Alison Lapper (1965) (foto in copertina), fotografa e pittrice inglese, focomelica dalla nascita, senza braccia e con le gambe troncate, diventata famosa per aver posato incinta di otto mesi per una grande statua in marmo bianco di Carrara (Alison Lapper Pregnant), ad opera del suo amico Marc Quinn (1964), rinomato artista britannico, installata su un plinto di Trafalgar Square nel cuore di Londra, dal settembre 2005 alla fine del 2007. Quinn ha ritratto l’amica “come simbolo del coraggio, della bellezza e della resilienza di questa città”. La scultura di Alison Lapper incinta è un monumento potente e “scandaloso” all’eroismo femminile, “alla forza della vita che emerge dal limite, dalla diversità, che non ne precludono il potere generativo”, una statua per umanizzare l’handicap. La stessa Lapper definisce l’opera “un tributo alla femminilità, all’handicap e alla maternità”. Oggi Alison Lapper, dopo essere diventata madre single nel 1999 del figlio Paris, nato completamente formato, prosegue la sua attività artistica dipingendo con bocca e piedi.
FRANCESCO CANALE E L’ABILITY ART. Si firma “Anima blu”, Francesco Canale, artista poliedrico ed imprenditore, nato a Napoli nel 1989, abbandonato in ospedale subito dopo la nascita a causa di una grave disabilità, senza braccia e gambe, adottato successivamente da una famiglia di Pavia, che dipinge utilizzando la bocca e i piedi.
È uno degli artisti italiani più rappresentativi del movimento internazionale Ability Art, nato nel 1956 per diffondere l’arte diversamente abile come cultura di integrazione, solidarietà e rispetto per le diversità. All’età di 4 anni inizia a realizzare i suoi primi disegni con la bocca che rivelano un talento innato. La sua storia ha avuto una risonanza internazionale per la sua straordinaria forza di volontà e resilienza, diventando un esempio di come l’arte può trascendere qualsiasi barriera fisica.
Nel 2022 disegna i due francobolli di Natale del Vaticano, con il suo colorato e delicato stile fumettistico. Da tempo Francesco Canale è attivo nelle scuole dove le nuove generazioni si cimentano nella pittura con la bocca: non corsi di disegno, ma incontri che aiutano a mettersi nei panni degli altri, lavorando con una visione alternativa e motivazionale.




























