“All’Arcolaio” è il nome dellopara donata dall’artista dopo l’incendio del rione di Brevine nell’agosto 1895
La generosità di Segantini per gli sfollati di Tione

DUE MOSTRE PER RISCOPRIRE SEGANTINI. La concomitanza delle mostre in corso dedicate a Giovanni Segantini tra Arco (“La montagna delle visioni”. Giovanni Segantini, la nascita del mito” 25-10-2025 / 25/01/2026 . Galleria Civica Arco) e Bassano (“Giovanni Segantini” 25-10-2025 / 22-02-2026 . Museo Civico Bassano del Grappa), sollecita anche noi a trovare una qualche attinenza che leghi il nostro territorio all’immaginario segantiniano, consapevoli, comunque, della loro dignitosa marginalità rispetto a suggestioni di ben altro spessore evocativo che riguardano il geniale artista arcense e la sua opera.
SEGANTINI E TIONE: UN LEGAME NATO DALLA TRAGEDIA. Il nome di Segantini è associato indissolubilmente a Tione per una vicenda che vede il pittore farsi fautore di un atto di grande generosità verso la popolazione della borgata, in occasione del terribile incendio che devasta il rione di Brevine nel pomeriggio del 21 agosto 1895, coinvolgendo nel disastro 55 edifici sui 58 che compongono la frazione.
UN DONO DALL’ENGADINA PER GLI SFOLLATI. Da Maloja, in Alta Engadina a 1800 metri di altitudine, dove si è ritirato da un anno dopo gli otto passati a Savognino nel Canton Grigioni, Segantini invia alla redazione del giornale “L’Alto Adige” di Trento, promotrice di una sottoscrizione per gli sfollati di Tione, un prezioso disegno, matita su carta, da farne premio per una lotteria i cui ricavati vadano al costituito comitato di soccorso: “Avendo letto della disgrazia toccata a Tione, mi sono permesso di inviare al vostro giornale un mio disegno. Mio desiderio sarebbe che il ricavo netto che si potrà ottenere, sia con un lotto o in qualunque altro mezzo che voi crediate migliore, passi al Comitato di soccorso di Tione”.

L’OPERA E IL SUO CONTESTO. All’amico Vittorio Zippel, editore trentino e convinto irredentista, che lo tiene aggiornato sugli avvenimenti trentini spedendogli il quotidiano fino a Maloja, esprime in una lettera la convinzione che con il suo disegno “Non possa essere difficile cavarne un 400 franchi per il Comitato di soccorso di Tione”. Il disegno in questione è “All’arcolaio” (24,9 × 16 cm), gemello dell’olio su tela conservato ad Adelaide in Australia, che ritrae una donna intenta a dipanare le matasse sul suo strumento di lavoro, affiancata da una mucca, in una stalla illuminata dalla luce di una lanterna: un’opera di straordinario effetto luministico e di raffinata, intima poesia; da ascrivere al periodo del cosiddetto “trittico della stalla” degli anni di Savognino, il ciclo di tre dipinti ad olio, “Le due madri” (1889), “All’arcolaio” (1891), “All’ovile” (1892), dedicato agli effetti trasfiguranti della luce di lanterna in un ambiente chiuso e buio, dove l’epifania luminosa diventa valore spirituale e simbolico.
LA LOTTERIA SOLIDALE. Arrivato il disegno a Trento ed ivi esposto presso una importante cartoleria nel cuore della città, “subito si organizza una lotteria, ma non con novanta numeri come il pittore aveva proposto; si abbassa infatti il prezzo del biglietto per renderlo accessibile al maggior numero di persone possibile.
L’estrazione ufficiale avviene il 2 febbraio 1896 nei locali del caffè Nones ed il numero favorito dalla sorte è il 200, acquistato dalla signorina Lucilla Fedrigolli di Villa Lagarina. Il ricavato netto della lotteria ammonta a 193.84 fiorini, somma che viene fatta pervenire al Comitato di Tione. Dalle colonne de “L’Alto Adige” vengono mandati al pittore i più cordiali ringraziamenti” (Dall’articolo di Antonio Zieger sull’Adige del 6 luglio 1958 “Le vicende inedite di un’opera donata dal pittore alla sua terra”).
È datata 20 febbraio 1896 la lettera che Segantini scrive al suo gallerista milanese Alberto Grubicy: “ A Trento fu fatta l’estrazione della lotteria del disegno da me donato per l’incendio di Tione, fruttando netto quasi cinquecento franchi. Tolgo la notizia dai giornali trentini…”.
TRA MOSTRE E MUSEI. Il disegno viene acquisito, ancora prima della Grande Guerra, dal Museo Civico di Trento per poi confluire nel 1924 nelle collezioni del Museo Nazionale presso il Castello del Buonconsiglio.
Nella grande mostra allestita ad Arco nel 1958, in occasione del centenario della nascita dell’artista, presenti 31 opere tra dipinti e disegni, l’unica opera di provenienza trentina è proprio “All’arcolaio”, allora ospitata presso il Museo Nazionale di Trento.
Nel 1973 è l’ora del Museo Provinciale d’Arte che si evolverà a sua volta, per quanto concerne l’arte moderna e contemporanea, dando vita nel 1987 all’attuale Mart. La piccola ma preziosa opera di Segantini fa parte ora delle collezioni del Mart.

SEGANTINI SULLE MONTAGNE GIUDICARIESI. Un altro significativo riferimento segantiniano in Giudicarie è rappresentato dall’omonimo rifugio in Val d’Amola (2373 m m.s.l.), uno dei rifugi più antichi del Trentino, il terzo satino della nostra provincia. L’11 febbraio 1900, a solo un anno dalla morte di Giovanni Segantini sullo Schafberg, a 2731 metri di altitudine, la Sat decide di intitolare il rifugio costruito al cospetto delle Cime della Presanella al famoso pittore.

L’inaugurazione avviene il 26 agosto 1901 in condizioni meteo a dir poco avverse; l’edificio di pietra a forma di cubo, nel suo rigore architettonico, è la metafora materiale dell’essenzialità montanara. Nel 1977 viene eretto il nuovo rifugio a fianco del vecchio “cubo”, riconvertendo quest’ultimo in bivacco invernale.

IN VIAGGIO PER L’EXPO. Non è molto dissimile il vecchio manufatto rendenero dalla Capanna Segantini, sui monti dell’Engadina, sopra Pontresina, dove nel settembre del 1899 l’artista trova invano rifugio per completare il “Trittico della Natura” da portare all’Expo di Parigi del 1900. Di pari bellezza lo scenario d’alta quota che si apre davanti a quelle roccaforti alpine: di qua uno sguardo eccezionale sulle guglie del Brenta, di là una vista mozzafiato sui ghiacciai del massiccio del Bernina e sui laghi dell’Alta Engadina.
Non è un caso che per il suo grande trittico “La tomba di Segantini”, presentato all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906, Luigi Ratini, ottimo ritrattista e illustratore trentino tra fine ‘800 e inizio ‘900, prenda ispirazione “dalle nostre Dolomiti Occidentali colla Tosa, dove servendomi del vicino Chegul svolsi tutto il poema di luci e colori della levata e del tramonto del sole, mentre il Genio dei monti piange nostalgicamente la dipartita del loro poeta: Segantini”.






















