Questa mattina, 20 maggio, l’apertura dell’edizione 2026 con focus sui giovani
Via al Festival dell’Economia: l’Italia può essere un Paese per giovani

Un Teatro Sociale gremito per il panel che ha aperto ufficialmente oggi, mercoledì 20 maggio, la cinque giorni dell’edizione 2026 del Festival dell’Economia di Trento: “L’Italia non è un Paese per giovani, come può diventarlo”. Una scelta, quella del primo evento che, come spiegato dal direttore de Il Sole 24 Ore Fabio Tamburini non è casuale in quanto vede protagonisti i giovani e richiama il tema del Festival.
In un momento difficile, dove il mondo ha perso la bussola, i giovani che stanno affrontando le scelte per il loro futuro devono fare i conti con una straordinaria incertezza. A ciò si aggiunge che, dalle statistiche riportate, solo il 17% dei giovani in Italia è entusiasta rispetto al futuro e sono 40-50mila ogni anno coloro che lasciano il nostro Paese. Cosa fare dunque? «Bisogna investire nei giovani, nelle loro idee. Sono loro che portano l’innovazione e noi dobbiamo metterci in modalità ascolto. Dobbiamo vedere questo momento come ciclo di discontinuità, un’opportunità: avere una visione sociale, come un’ecosistema – la risposta di Alessandro Benetton, presidente di Mundys e Edizione, che ripercorrendo il suo percorso di vita e lavorativo, ha rivolto un invito ai numerosi ragazzi presenti in sala – Abbiate il coraggio di essere scapestrati e di andare controcorrente».
«Ognuno deve fare il proprio ruolo, io ho scelto di farlo tutti i giorni nel mio lavoro, con fondazioni, startup, lancio di nuovi progetti, assumendo giovani. I ragazzi vanno supportati ed aiutati con esempi concreti per trovare la propria autostima» ha proseguito Benetton. In apertura l’imprenditore ha ricordato come da una parte in Italia i ragazzi vengano preparati molto bene in termini accademici, tanto da essere appetibili per aziende e dottorati all’estero, ma dall’altra si faccia fatica a trattenerli perché non c’è il contesto adeguato. “Come aziende dobbiamo cambiare prospettiva: il giovane che si inserisce deve essere un opportunità e non un costo. Dobbiamo lasciare spazio per la sperimentazione: il dialogo con loro è obbligatorio”. Nel sentirsi la responsabilità di traghettatore, ha infine sottolineato come il cambio generazionale faccia parte di un azienda. “Siamo testimoni di un periodo storico che poi passera a qualcuno altro. I giovani sono coloro che tracciano la strada del futuro e questo non va vissuto come un peso o un obbligo ma come un’occasione da non perdere”.
A seguire la tavola rotonda moderata dalla giornalista de Il Sole 24 Ore Angelica Migliorisi, che ha visto in apertura il videomessaggio di Diana Bracco, presidente e Ceo del Gruppo Bracco, la quale ha sottolineato l’importanza di riaffermare il valore della conoscenza, strumento che permette ai ragazzi di avere innovazione e spirito critico. Ha inoltre ricordato come, sul tema giovani, serva uno sforzo della politica e delle imprese, che il gruppo Bracco porta avanti attraverso diversi progetti e collaborazioni.
Lavinia Biagiotti Cigna, presidente e Ceo di Biagiotti Group, ha raccontato la sua storia tra moda, arte e sport soffermandosi sulla gavetta fatta a fianco di una madre, Laura, severa ed appassionata. «Mi chiedeva sempre: che ne pensi? Dandomi fiducia ancora prima di avere ruoli in azienda – ha spiegato, e sul suo ruolo verso i giovani – Più che traghettatore io mi sento un tedoforo, è importante camminare per un pezzo di strada insieme a chi arriva dopo di noi, dargli una traiettoria che poi proseguirà con il proprio passo. La vera forza è immaginare un ponte tra generazioni, uno scambio reciproco».
Sulla necessità di attirare i giovani, lavorando in un’ottica di ecosistema che vede insieme atenei, istituzioni, ricerca ed aziende, costruendo un percorso formativo che dia degli sbocchi reali, si è soffermata Marina Brambilla, rettrice Università degli Studi di Milano. «I giovani che vanno via? Significa che abbiamo un livello di formazione eccellente che viene richiesto altrove, inoltre sono nativi europei. Dobbiamo però essere in grado come sistema di riportarli e farli rimanere qua. I giovani d’oggi non cercano scorciatoie ma soluzioni di vita che sappiano valorizzare competenze ed impegno» le sue parole.
Sulle iniziative di welfare aziendale ed interventi per il mondo dei giovani e del precariato ha puntato l’attenzione Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale Itas Mutua, ricordando che «L’Italia può diventare un paese per giovani e uno degli aspetti fondamentali sarà la previdenza».






















