Tione, l’ascolto diventa la cura

Prendersi cura delle persone, nei tempi frenetici e competitivi che viviamo, risulta sempre più importante per determinare l’equilibrio e l’empatia personale, ingredienti fondamentali della vita serena. La serata che si è tenuta a Tione mercoledì 27 maggio ha toccato questi ed altri temi importanti, per far riflettere sull’importanza dell’ascolto, della condivisione e dell’aiuto reciproco.

A Tione, l’incontro dal titolo “L’arte di prendersi cura” si è trasformato in qualcosa di più di un semplice appuntamento pubblico: un momento intenso di ascolto, condivisione ed emozione autentica.

Mercoledì 27 maggio, ad aprire i lavori è stata la psicologa dottoressa Cristina Dallago, che ha introdotto il significato profondo del “prendersi cura”, presentando il mondo dei Club Alcologici Territoriali e le persone che quotidianamente dedicano tempo, ascolto e vicinanza a chi attraversa momenti di fragilità.

L’immagine simbolica dell’incontro — un innaffiatoio accanto a una piccola pianta — ha racchiuso perfettamente il senso della serata: prendersi cura significa aiutare qualcuno a tornare a crescere.

Renato Bonenti ha raccontato la realtà del territorio: dieci Club attivi nelle Giudicarie e due a carattere familiare, una rete silenziosa ma fondamentale fatta di volontari, famiglie e responsabilità condivise. Uno ad uno sono stati presentati i referenti dei vari Club, testimoni concreti di una solidarietà che non fa rumore ma cambia la vita delle persone.

Un rappresentante del Club «Primula» ha raccontato con emozione la propria esperienza come servitore-insegnante, ruolo che ha svolto per ben 36 anni. Con orgoglio e gratitudine ha ricordato il profondo legame costruito nel tempo con tante persone che hanno attraversato momenti di solitudine, sofferenza e disagio. Un percorso umano intenso, vissuto sempre con dedizione e vicinanza. Con sincerità ha poi confidato che, dopo tanti anni di servizio, starebbe pensando di “passare il testimone”, lasciando però un esempio prezioso di umanità e impegno verso gli altri.

Successivamente un delegato del Club «La Trisa» ha introdotto le testimonianze di due familiari. Anche questi interventi sono stati carichi di pathos e intensa partecipazione emotiva: racconti profondi, sinceri e toccanti, capaci di far emergere tutta la fatica, ma anche la forza e l’importanza del sostegno reciproco nei momenti più difficili.

Anche una giovane donna determinata e dal grande coraggio, ha condiviso la propria esperienza personale, raccontando la malattia affrontata e le enormi difficoltà incontrate nel cercare di superarla. Con emozione ha spiegato come, grazie a tanto impegno e forza di volontà, sia riuscita oggi a entrare nel mondo delle associazioni di volontariato. Un percorso che rappresenta per lei un importante valore aggiunto, fatto di relazione, solidarietà  e nuova consapevolezza.

Le testimonianze dei partecipanti hanno toccato corde profonde. Racconti di sofferenza, rinascita, fatica e speranza si sono alternati in una sala raccolta e partecipe, dove il silenzio dell’ascolto valeva quanto le parole.

A rendere ancora più intensa la serata è stata la presenza del gruppo Rocce Rosse. Le canzoni scelte non erano semplici accompagnamenti musicali, ma veri e propri prolungamenti delle testimonianze ascoltate. Ogni brano sembrava dare voce alle emozioni emerse durante gli interventi.

Particolarmente toccante l’esecuzione de La Cura di Franco Battiato, presentata da Vanda Marchetti del gruppo di Condino: un inno delicato e potente all’amore che protegge, sostiene e accompagna.

Poi il brano Come stai, interpretato dalle Rocce Rosse, ha attraversato il dolore del lutto e della perdita, raccontando con sensibilità il vuoto lasciato da una persona cara. La musica, in quel momento, è diventata un abbraccio collettivo.

Presenti anche rappresentanti della Vallagarina e della Valsugana, segno di una rete territoriale unita dall’attenzione al benessere della persona.

L’assistente sociale Chiara Gottardi, nel portare ai presenti un messaggio di vicinanza e attenzione dell’Assessora Silvia Strimmer, ha ricordato anche l’impegno del Piano Sociale verso i bisogni del territorio: famiglie, giovani, anziani e caregiver, sottolineando quanto sia fondamentale costruire comunità capaci di prendersi cura delle persone.

A conclusione dell’incontro è intervenuta Giulia Bortoli, che ha voluto richiamare l’attenzione anche sul mondo giovanile, sottolineando quanto oggi molti ragazzi vivano situazioni di fragilità, smarrimento e vulnerabilità, avendo bisogno di punti di riferimento concreti per costruire il proprio futuro.

Proprio da questa consapevolezza è nato un gruppo di auto aiuto rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni, un progetto pensato per creare ascolto, vicinanza e nuove opportunità di crescita condivisa.

Non a caso il gruppo porta un nome particolarmente significativo: «Morning Promises». Un’espressione inglese che richiama l’idea del mattino come tempo di purezza, rinascita e speranza, quasi a voler dire che ciò che nasce all’alba della vita possa ancora promettere qualcosa di bello e autentico per il futuro.

Prima della conclusione della serata, tra musica e testimonianze, ai presenti sono stati distribuiti alcuni piccoli biglietti riportanti pensieri e messaggi motivazionali – scritti dai giovani del Laboratorio -, da leggere ad alta voce insieme agli altri partecipanti.

Un gesto semplice, ma carico di significato, che ha trasformato la platea in una vera comunità di condivisione. Ogni frase letta diventava così voce collettiva, riflessione comune, occasione per sentirsi meno soli.

Tra i messaggi proposti uno si presta molto bene a spiegarne il tono della serata: “Aver cura di concentrarsi su una cosa alla volta, evitare così di disperdere le energie”.

Parole essenziali, ma profonde, che hanno richiamato l’importanza del fermarsi, ascoltarsi e ritrovare equilibrio in un tempo spesso segnato dalla fretta e dalla fragilità emotiva.

In quel momento, la condivisione non è stata soltanto ascolto, ma partecipazione autentica: un intreccio di voci, emozioni e consapevolezze capaci di unire persone diverse dentro uno stesso bisogno di umanità. “L’arte di prendersi cura” ha lasciato in sala qualcosa di raro: la sensazione che, anche nelle fragilità più profonde, la solidarietà possa ancora diventare casa.

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