“Te la farò pagare”: l’aggressione a una dottoressa di Ponte Arche

Dopo l’irruzione nello studio e le violenze verbali da parte di una paziente, la dottoressa si è rivolta al Sindacato dei medici di base, Carabinieri ed Asuit

«Siamo nella parte occidentale del Trentino, ma per carità, non siamo nel Far West!». Commento piuttosto ironico e quasi anonimo di un valligiano alla notizia dell’aggressione verbale subita l’altra mattina da una giovane dottoressa nell’ambulatorio di Ponte Arche. Non sarà il Far West, perché (se la memoria non tradisce) dev’essere una delle prime volte, se non la prima, che accade un episodio simile in questa zona. Tuttavia è il sintomo (non siamo originali nell’affermarlo) di una società incattivita e prepotente. La reazione di Nicola Paoli, segretario dello Smi, il sindacato dei medici di base, non si è fatta attendere ed è durissima.

Ecco ciò che è accaduto, così com’è raccontato dallo stesso Paoli. Il quale parla dell’«ennesimo fatto di violenza avvenuto contro un proprio iscritto, medico di famiglia, donna giovane, nella mattinata di ieri (mercoledì, ndr) presso l’ambulatorio comunale di Ponte Arche, dove stava visitando i suoi pazienti giornalieri. Il soggetto (una signora, almeno dal punto di vista del genere, ndr) colpevole delle minacce e dello spavento accusato dalla professionista, prima si è introdotta nella sala d’attesa dell’ambulatorio; poi, senza attendere di essere chiamata, è entrata prepotentemente nello studio, aggredendo con minacce verbali la dottoressa fino a sfiorarla fisicamente, cercando anche di non lasciarle chiudere la porta quando la professionista ha cercato disperatamente di barricarsi dentro». Stando alla denuncia pubblica di Nicola Paoli, la paziente impaziente, «non contenta dello spavento inflitto», l’avrebbe minacciata di fargliela pagare. «Poi, ritornata nella sala d’attesa, se l’è presa anche con il personale di studio arrivando al contatto fisico e minacciando le persone prima di andarsene».

Nel poliambulatorio, stando al documento del sindacato, «c’erano in quel momento tre collaboratrici di studio e tre professionisti».

Conclusione dell’episodio. Il segretario dello Smi assicura che la dottoressa è rimasta scioccata, ha faticato a concludere la giornata lavorativa e non ci ha dormito la notte. Così «ha avvisato i Carabinieri ed Asuit dell’accaduto, in attesa di indagini approfondite sul caso in questione».

Qui finisce il racconto sindacale. «Stamattina mi è arrivata la comunicazione del dottor Paoli», spiega Denise Signorelli, direttrice sanitaria dell’Azienda sanitaria universitaria, «e non avevamo ricevuto alcuna segnalazione rispetto all’episodio. Ho sentito il dottor Luca Fabbri (responsabile del Distretto sud) che ha contattato la dottoressa Berlanda, la quale ha confermato l’aggressione verbale di una signora esasperata. È chiaro che simili fatti sono spiacevoli, perciò esprimiamo anche stavolta, come sempre, solidarietà ai professionisti che purtroppo sono interessati da simili vicende».

Ciò detto, Signorelli tiene a distinguere gli ambiti di intervento. «Ci sono azioni che l’Azienda sanitaria mette in campo, come ad esempio la sensibilizzazione della popolazione rispetto agli atti di violenza. Quando parliamo di sensibilizzazione e di prevenzione pensiamo a tutta la categoria degli operatori: medici, infermieri e personale amministrativo. Dopodiché, quando si parla di impianti di videosorveglianza o di vigilantes, sono presenti nelle strutture dell’Azienda sanitaria. Certo, ci sono gli ambulatori privati e quelli messi a disposizione dai Comuni, rispetto ai quali l’Azienda sanitaria non ha competenze, perciò non interviene».

Come dire? Nel caso di Ponte Arche il poliambulatorio è del Comune, perciò spetterà all’Amministrazione locale pensare di installare eventuali apparecchiature.

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