New York New York: cinquant’anni e un ottimo piazzamento
Juri Radoani corre la Maratona nella Grande Mela, un sogno che diventa realtà

Ci sono sogni che accompagnano una vita intera, traguardi che si intrecciano con le passioni più autentiche e diventano la misura stessa della nostra determinazione. Per Juri Radoani, di Condino, quel sogno aveva il profumo delle strade di Manhattan, il suono della folla di Brooklyn e la magia del Central Park vestito d’autunno. A cinquant’anni ha deciso di regalarsi qualcosa di unico: la partecipazione alla maratona di New York, la corsa per eccellenza, il mito di ogni runner. E il regalo non avrebbe potuto essere più bello.
In terra americana Juri ha tagliato il traguardo con il tempo di due ore, cinquantuno minuti e due secondi, classificandosi tra i primi trenta italiani. Un risultato di prestigio, ma soprattutto una soddisfazione profonda, costruita con mesi di sacrificio e alimentata da una passione che dura da oltre vent’anni. «È stato stupendo. Per quelli che amano la corsa, per quelli che la sentono nel sangue come me, New York è un sogno: una gara da mettere tra gli obiettivi della vita. È la maratona per eccellenza, quella che tutti vorrebbero correre almeno una volta» racconta Juri con l’entusiasmo ancora vivo negli occhi.
L’idea di partecipare alla maratona newyorkese non è nata all’improvviso. «Era qualche anno che ci pensavo» confida. «Poi, avvicinandosi i miei cinquant’anni, ho deciso: questo sarà il mio regalo».
Da sempre legato ai colori della Società Atletica Valchiese, Radoani ha affrontato un periodo di preparazione intenso, seguito passo dopo passo dall’allenatore Giordano Zanetti. «Tre mesi di allenamenti quotidiani, senza pause. Dovevo costruire una base solida. A dieci giorni dalla gara mi sentivo al top, poi purtroppo un piccolo infortunio alla tibia mi ha costretto a fermarmi qualche giorno. Non sapevo se sarei riuscito a correre».
Eppure, una volta sulla linea di partenza, ogni dubbio si è dissolto. «Appena ho visto la città, la gente, l’atmosfera, i dolori sono spariti. Non ero al massimo della forma, ma l’emozione e la bellezza di quella gara mi hanno dato una carica incredibile».
La prima metà di gara scorre via come nelle previsioni, ma poi arrivano i crampi. «Mi sono dovuto fermare alcune volte, ma anche questo ha avuto un suo fascino. Ti guardi intorno, senti la gente che ti incita e trovi dentro di te una forza nuova. Ti spinge ad andare avanti, fino alla fine».
Accanto a lui, in questa avventura, c’è stata la famiglia. «Siamo partiti tutti insieme, è stato bellissimo anche per mio figlio. New York è caotica, ma affascinante: una città da vedere almeno una volta nella vita. Quando viaggio per le gare cerco sempre di abbinare una piccola vacanza, un modo per scoprire posti nuovi».
L’esperienza americana resterà impressa per sempre nella memoria di Radoani, ma non è detto che sia l’ultima. «Magari per il mio cinquantacinquesimo o sessantesimo compleanno ci tornerò. Ho corso tante gare, ma nessuna come questa. Il pubblico è stato eccezionale. Un’emozione che porterò con me per sempre. Intanto sto pensando alla maratona di Roma».
Dietro ogni traguardo c’è una rete di persone e affetti che rendono possibile l’impresa. «Dedico questa corsa alla mia famiglia, ai miei amici che mi hanno seguito e incoraggiato anche da lontano. Un grazie speciale al mio allenatore Giordano Zanetti per i consigli e ai miei sponsor Polytec e Valchiese per il sostegno. Non è andata come speravo, ma sono felice. In una maratona si mette in gioco tutto, ci si iscrive ancora un anno prima e non si possono prevedere gli imprevisti».
Due traguardi, quello della maratona e quello dei 50 anni d’età, celebrati con tanto di festa a sorpresa organizzata dagli amici e dalla famiglia di Radoani.