Michela Foresti dal rifugio Val di Fumo: “Proteggere la valle è una responsabilità condivisa”

Nuovi volti ad accogliere gli escursionisti in Val di Fumo: la gestione dell’omonimo rifugio è passata alla giovane di Bolbeno

Dal FOCUS del mese di giugno del Giornale delle Giudicarie (QUI per sfogliarlo in formato digitale) un approfondimento sulle attività che arricchiranno la stagione estiva. Impossibile non parlare di Michela Foresti, la nuova gestrice del Rifugio Val di Fumo, aperto a partire da giugno. 

Da giugno lei avrà il compito di gestire il Rifugio Val di Fumo, con quali propositi si appresta ad intraprendere questa nuova avventura?

La gestione del rifugio Val di Fumo è per me l’inizio di una nuova avventura, le cose da pensare e organizzare sono tante e ci tengo a precisare che non sono sola: siamo una squadra. Samuele, il mio compagno e la mia famiglia hanno un ruolo fondamentale e sono una base solida per l’inizio di questa nuova attività. Il nostro intento è quello di mantenere un approccio tradizionale per quanto riguarda il rifugio in generale, basato sul rispetto dell’ambiente e delle persone, sulla semplicità e sulla condivisione degli spazi. Abbiamo le conoscenze e le capacità di ascoltare gli altri, di guidarli e trasmettere loro fiducia per avvicinarsi nel miglior modo possibile alla montagna.

Ci descriva in breve, per chi non la conosce ancora, la bellissima Val di Fumo e gli itinerari che si possono percorrere.

La Val di Fumo è una valle di facile accesso, ma non si limita solo al percorso dal parcheggio di Bissina al rifugio. Chi la vuole esplorare e conoscere veramente deve abbandonare l’itinerario comune, proseguendo oltre. I sentieri sono selvaggi, ma sempre ben tracciati, affrontano pendenze decise su un terreno sconnesso, caratterizzato dai tipici blocchi di granito dell’Adamello di ogni forma e dimensione, fino a raggiungere i passi alpini che mettono in comunicazione le diverse valli. Ci vuole sicuramente buon allenamento, ma la fatica è ampiamente ripagata: passo dopo passo ci si ritrova immersi in panorami incontaminati, scenari da mozzare il fiato e una flora e fauna davvero uniche. Sulla sinistra orografica si incontrano il Passo delle Vacche, da cui parte l’ascesa al Carè Alto, una delle vette principali delle nostre montagne, e che collega la valle all’omonimo rifugio; il Passo di San Valentino e il Passo di Breguzzo, entrambi punti di passaggio verso il Rifugio Trivena. Sulla destra orografica si trovano invece il Passo Porta e il Passo del Forcel Rosso, che conducono in Val d’Adamè e al Rifugio Lissone. Alle spalle del rifugio, proprio dove nasce il fiume Chiese, si trova invece il Passo Fumo, che apre le porte del ghiacciaio e permette di giungere al rifugio delle Lobbie.

Cosa vuol dire a chi verrà a trovarla questa estate?

Per chi passerà a trovarci quest’estate posso dire che sarà sicuramente il benvenuto: non mancheranno una calorosa accoglienza, un bel sorriso e la massima attenzione alle esigenze di ciascuno, nel rispetto reciproco. E ad attendervi ci saranno anche i nostri piatti tipici a base di polenta, prodotti locali genuini e dolci fatti in casa, perfetti per rigenerarsi dopo il cammino.

Secondo lei ci sono pericoli legati all’Overturism e che iniziative si potrebbero adottare in questi casi?

L’Overturism purtroppo tocca la natura, la fauna e l’identità del luogo stesso. L’inquinamento, la gestione dei rifiuti e il sovraffollamento mettono a rischio il delicato equilibrio di questo ecosistema incontaminato. Proteggere la Val di Fumo è una responsabilità condivisa. Accanto alle misure già adottate sul territorio, come il parcheggio a numero chiuso su prenotazione e le navette per ridurre il traffico automobilistico, anche noi vogliamo fare la nostra parte. Stiamo promuovendo itinerari di accesso alternativi e suggeriamo periodi di visita meno frequentati. Scegliere la bassa stagione e vie meno note offre sicuramente ai nostri visitatori un’esperienza più ricca e autentica.

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