La vaccinazione ad anello, un’intuizione per milioni di vite

William Herbert Foege, figura chiave nell’eradicazione del vaiolo, è morto a 89 anni. Ripercorriamo i passi di una figura chiave nella medicina mondiale.

IL VAIOLO E LA SUA STORIA. Dal New York Times del 24 gennaio 2026 ho appreso che William Herbert Foege, figura chiave nell’eradicazione del vaiolo, è morto all’età di 89 anni. La sua strategia quand’era medico in Africa, la vaccinazione ad anello, ha contribuito a debellare il vaiolo dalla faccia della terra.

Un risultato che può essere considerato di diritto uno dei più grandi successi mondiali di politica sanitaria. Nel 1966 l’Oms lanciò un programma per l’eradicazione del vaiolo e il dottor Foege, che all’epoca aveva 29 anni, era con la moglie e il figlio nell’Africa occidentale come medico missionario della chiesa luterana; era figlio di un pastore dell’Iowa.

La regione in cui si trovava aveva il più alto tasso di incidenza del vaiolo al mondo e fu perciò invitato a partecipare al progetto.

«Vivevamo in una capanna di quattro stanze con le pareti di fango, senza luce, senza acqua corrente e senza bagno», racconterà poi.

Si sentiva l’odore della morte quando si entrava nelle capanne degli infetti, ricoperti di piaghe e pus. La malattia causata dal virus Variola esiste in due varianti la maior e la minor. Si manifesta con un’eruzione cutanea maculo papulosa caratteristica che colpisce tutto il corpo ma con prevalenza le mani e il volto.

Nei guarirti lascia cicatrici profonde e disturbi cronici negli organi interni. E’ letale nel 30, 35% dei casi. Si trasmette da persona a persona senza vettori intermedi.

Il vaiolo ha ucciso nel corso della storia umana più di 500 milioni di persone. Ancora nel 1700, nel solo continente europeo, vi furono stragi a Parigi, a Napoli, a Berlino e ad Amsterdam.

Nel 1707 una nave approdata in Islanda con malati di vaiolo a bordo provocò 20.000 morti. Nel Nuovo Mondo lo portarono gli Spagnoli e in Australia vi furono due epidemie nel 1789 e nel 1829 che fecero strage dei nativi.

Fino agli anni 70 del secolo scorso si manifestarono casi di vaiolo in Brasile e in India. L‘ultimo caso certo in Somalia nel 1978 e nel 1979 l’Oms ha potuto dichiarare l’Eradicazione Mondiale del vaiolo. Grazie alle campagne di vaccinazione!

DALLA VARIOLIZZAZIONE AL VACCINO. Il vaiolo delle vacche è simile ma si manifesta in forma molto più attenuata. L’agente eziologico della malattia, un virus, è stato scoperto solo verso la fine dell’ottocento grazie al microscopio.

Oltre al virus che causa la malattia nell’uomo, esistono altre due forme di virus simili che infettano le vacche e le scimmie.

La profilassi della malattia veniva effettuata da lungo tempo con una pratica che si chiamava “Variolizzazione”. Si prelevava materiale dalle lesioni infette dei malati e si applicava sulla cute, dopo averla scarificata, coprendo con un cerotto.

In Europa fu introdotta nel 1722 dalla moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli lady Montagu, che fece vaccinare anche il proprio figlio. In Italia il dr. Gatti nel 1778 vaccinò i regnanti della real casa di Napoli.

La tecnica “precisa” usata consisteva nel fare due piccolissime incisioni cutanee e applicare su queste un filo imbevuto di materia vaiolosa oppure delle croste di lesioni vaiolose polverizzate.

I vaccinati non si ammalavano o comunque se si infettavano manifestavano la malattia in forma molto attenuata. La profilassi con la variolizzazione proseguì in tutta Europa fino alla fine dell’ottocento, quando un medico inglese Edward Jenner mise in pratica la prima vaccinazione.

Fu chiamato a visitare una donna che faceva la mungitrice, Sarah Nelmes, e che aveva delle lesioni pustolose alle mani e un leggero malessere. Probabilmente aveva il vaiolo delle vacche, una forma di malattia lieve che colpiva solo le mani e che guariva senza reliquati.

Si vociferava allora che di solito chi ne era affetto, non si ammalava di vaiolo umano. Jenner, che praticava come tutti la variolizzazione, l’aveva fatta anche lui, pensò di sperimentare sul figlio del suo fattore James Philipps se quello che si diceva fosse vero.

Strofinò sui graffi che aveva procurato al ragazzo del materiale purulento prelevato dalle lesioni di Sarah e aspettò. Dopo alcuno giorni il ragazzo ebbe qualche linea di febbre ma non altro.

Jenner allora lo sottopose alla pratica della variolizzazione ma non successe niente. Riprovò alcune volte e ancora e ancora: nessuna reazione. Ebbe la conferma perciò che si era immunizzato.

Il termine vaccino deriva proprio dal nome del virus variolae vaccinae, vaccino delle vacche. Jenner pubblicò le sue osservazioni nel 1798 e in breve tempo numerosi stati resero la pratica obbligatoria, in Italia nel 1888.

LA STRATEGIA DELLA VACCINAZIONE AD ANELLO. L’approccio corrente alla malattia quando Foege fu coinvolto nel progetto Oms era la “vaccinazione di massa”, ma il vaccino in Africa spesso, “molto spesso” non era sufficiente, o era introvabile; si rendeva necessario perciò pensare ad una strategia diversa per contenere il contagio.

Si cambiò approccio al problema “si identificava la persona infetta, la si isolava e si vaccinavano solo le persone con cui era venuta in contatto. E ancora: si vaccinavano i contatti dei contatti, creando così un cerchio difensivo”.

Si risparmiavano dosi di vaccini, non inoculando tutti gli abitanti della zona infetta. La creazione di questo “anello” impediva la propagazione del contagio.

L’idea era venuta al dr. Foege, si ricordava di come si isolavano gli incendi dei boschi quando da giovane partecipava come volontario al loro spegnimento: si isolava il fuoco centrale e nel contempo si creava una barriera per evitare che si propagasse,“ad anello” appunto.

La pratica funzionò, l’ultimo caso di vaiolo in Africa si verificò in un cuoco in Somalia nel 1978. Il dottor Foege fu successivamente inviato in India nel 1973 dove la stessa strategia della vaccinazione ad anello funzionò, nonostante le autorità locali avessero tentato di sostituire il programma con la vaccinazione di massa.

GLI ALTRI CONTRIBUTI E L’EREDITÀ. Ma i suoi meriti non sono legati solo al controllo del vaiolo nel mondo. Come responsabile del Cdc (Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie) di Atlanta nel 1977, durante l’amministrazione Carter, affrontò con competenza l‘epidemia di AIDS nonostante i tagli finanziari e i deficit di personale che dovette gestire; e difese strenuamente la privacy dei malati. Allora si credeva che l’infezione colpisse solo pazienti gay.

E ancora durante la sua presidenza alla Task Force for Global Healt nel 1987 era riuscito ad ottenere la donazione della Ivermectina (Mectisan) dalla Merck e Co, l’unica terapia efficace per la cura della oncocercosi. Una malattia dovuta ad un parassita che una volta penetrato nel corpo umano produce larve che si localizzano nella pelle e negli occhi e che provocano cecità permanente.Grazie alla sua leadership il programma di donazione ha distribuito nei paesi affetti miliardi di pillole di Ivermectina per la cura della oncocercosi.

E’ stato inoltre consulente della fondazione di Bill Gates per il progetto Gavi per la promozione delle vaccinazioni dei bambini nei paesi in via di sviluppo.

Nel 2012 il presidente Obama l’ha insignito della massima onorificenza civile americana: la “Presidential Medal of Freedom” (Medaglia al valore della Libertà).

Per la sua carriera, per il suo impegno a favore dell’uso dei vaccini, per la sua competenza scientifica è entrato in aperta polemica con l’attuale ministro della sanità americano R.F. Kennedy apertamente no vax.

Il dottor W.H. Foege, purtroppo poco noto al grande pubblico, è stato una figura di grande rilievo del secolo scorso. Era sua convinzione che promuovere e proteggere la salute pubblica anche con l’uso dei vaccini significasse investire nel progresso e nel progetto dell’umanità.

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