Il profumo dei krapfen, il cinema e i veglioni: là dove c’era il Bar ENAL

Oggi è la Casa delle Associazioni, ma per decenni quell’edificio di via Roma è stato il punto d’incontro di lavoratori, giovani e famiglie

BAR ENAL, CUORE DELLA SOCIETA’ TIONESE. Chi oggi entra nella Casa delle Associazioni di Tione forse non immagina che, al piano terra dell’edificio di via Roma, un tempo pulsava uno dei luoghi più frequentati del paese: il Bar ENAL. Un locale semplice, popolare, legato alla vita quotidiana dei lavoratori ma anche ai ricordi di intere generazioni di ragazzi cresciuti tra il cinema comunale e le domeniche trascorse in compagnia.

L’ENAL – acronimo di Ente Nazionale Assistenza Lavoratori – nacque nel 1945 come trasformazione dell’Opera Nazionale Dopolavoro e rimase attivo fino al 1978. L’ente aveva il compito di organizzare il tempo libero dei lavoratori, promuovendo attività ricreative, culturali e sociali. Non solo circoli e bar, dunque, ma anche biblioteche, manifestazioni folkloristiche, campionati sportivi, colonie estive, soggiorni per famiglie e numerose agevolazioni assistenziali.

Anche a Tione il Bar ENAL divenne presto un punto di riferimento. Negli anni Cinquanta e Sessanta era frequentato soprattutto da lavoratori e avventori abituali, ma nelle giornate festive il locale si riempiva anche di ragazzini e adolescenti. Il motivo era semplice: proprio accanto si trovava – come ancora oggi – il Cinema Comunale.

Nel bar lavoravano con presenza discreta e gentile anche le sorelle Maria Luisa e Bruna Scandolari, figure che molti ricordano ancora oggi con affetto. Sempre disponibili e cordiali con gli avventori, contribuivano a creare quell’atmosfera familiare e semplice che caratterizzava il Bar ENAL e che lo rese per anni uno dei luoghi simbolo della socialità tionese.

LA NASCITA DEL CINEMA COMUNALE. Ma penso che se facciamo un po’ di micro-storia i lettori siano contenti. Evvai: il cinema venne costruito nel periodo della seconda guerra mondiale dai militari che presidiavano Tione e le zone limitrofe. In quegli anni, non essendoci particolari attività belliche sul territorio, molti soldati vennero impiegati proprio nella realizzazione della struttura, contribuendo così alla nascita di quello che sarebbe poi diventato uno dei principali punti di ritrovo del paese.

I FRATELLI PERIOTTO E GIANNI SCHIESARO. Nel corso degli anni – erano gli anni ’60 – la gestione del Cinema Comunale passò ai fratelli Periotto. Silvio, Sergio e Bruno si occupavano delle proiezioni utilizzando le classiche “pizze” da 35 millimetri, mentre alla biglietteria si alternavano Clara Periotto e Lina, sorella di Gianni Schiesaro. Indimenticabile la figura di questo signore, che professionalmente lavorava al Catasto, sempre impeccabile, in giacca e cravatta, incuteva rispetto con il suo atteggiamento severo e composto. Bastava il suo sguardo austero a mettere in riga i più vivaci. E poi quella frase ripetuta puntualmente ai ragazzi prima dell’inizio del film: «Mi raccomando, non sporcate per terra!». Un richiamo pronunciato con tono deciso, impossibile da dimenticare.

Dei tre fratelli Periotto, fu Bruno a stipulare insieme a Gianni Schiesaro una vera e propria società. Gli altri due fratelli lo affiancarono alternandosi nella gestione delle proiezioni che, nei giorni festivi, si tenevano anche due volte al giorno, rendendo necessaria una sorta di turnazione.

Per poter gestire ufficialmente le proiezioni, uno dei fratelli, Bruno Periotto, dovette conseguire a Trento il patentino da operatore cinematografico che gli permise – per 5 anni – di poter proiettare i molti film anche in Cinema Scope che in quegli anni tenevano i ragazzi incollati al grande schermo. (La TV non c’era ancora nelle case). Successivamente subentrò come operatore Luigi Battocchi Bertin, che svolse questo incarico dal 1964 al 1967, contribuendo anch’egli alla vita e all’attività del Cinema Comunale.

Immagine modificate con AI. In copertina un’ elaborazione realizzata partendo da fotografie attuali e ricostruzioni storiche del Cinema Teatro Comunale.

IL CINEMA CHE DIVENTA SALA DA BALLO. «La sala cinematografica – ci racconta Bruno Periotto – venne inoltre adattata anche per ospitare eventi danzanti e veglioni di fine anno. Per questo motivo furono posate piastrelle sul pavimento e le poltrone potevano essere spostate facilmente, trasformando il cinema in una vera sala da ballo in occasione delle feste».

Il sabato sera e la domenica pomeriggio il cinema attirava giovani e famiglie con le sue proiezioni. Non sempre però i film erano adatti ai più piccoli. Erano infatti gli anni in cui nei cinema di paese andavano molto di moda le commedie “piccanti” e i film osé, pellicole leggere e ammiccanti che richiamavano pubblico e curiosità.

Le programmazioni seguivano spesso logiche commerciali ben precise: per ottenere film importanti o particolarmente attesi, i gestori delle sale dovevano accettare anche produzioni minori o di seconda fascia. Così accanto ai western, ai polizieschi e ai grandi film d’avventura comparivano titoli dai nomi accattivanti, rigorosamente vietati ai minori.

LE PROIEZIONI DEGLI ANNI SESSANTA. Erano gli anni delle commedie all’italiana interpretate da attori amatissimi dal pubblico come Lino Banfi, Edwige Fenech, Renzo Montagnani, Alvaro Vitali e Gloria Guida. Film che oggi appartengono a un preciso periodo del cinema italiano e che allora riempivano le sale anche nei piccoli paesi.

All’ingresso del Cinema Comunale comparivano spesso i cartelli “Film per adulti” oppure “Adulti con riserva”, espressioni che i ragazzi dell’epoca guardavano con curiosità senza comprenderne davvero il significato. Naturalmente noi bambini non potevamo entrare, ma quando arrivava qualche western o un poliziesco allora sì che si poteva finalmente assistere alla proiezione.

IL BAR ENAL E I RICORDI DEI RAGAZZI. Prima del film la tappa obbligata era il Bar ENAL. Con 25 lire si comprava un krapfen o una pasta dolce, concedendosi un piccolo lusso senza spendere troppo, visto che il biglietto del cinema costava già 150 lire. Ricordo che tra il bar e il cinema esisteva persino un passaggio interno comunicante che permetteva di raggiungere l’atrio senza uscire all’esterno.

Finite le proiezioni, il ritorno a casa – per i ragazzi di Brévine – avveniva lungo quella che allora tutti chiamavano “via dei Cavai”, l’attuale via Roma.

UN CINEMA RIMASTO NEL CUORE. Strade, luci e atmosfere di un paese diverso, rimasto però vivo nella memoria di chi quegli anni li ha vissuti.

Tra i ricordi più belli resta la visione del film «La grande fuga» con Steve McQueen, che chi scrive l’ha visto al Cinema Comunale insieme al padre. Un film rimasto nel cuore e rivisto negli anni con lo stesso entusiasmo di allora.

Lo spaccato degli anni Sessanta era più o meno questo: contattando i vari protagonisti che si sono succeduti nel tempo è stato possibile, grazie ai loro preziosi suggerimenti, ricostruire la storia di quegli anni. Negli anni successivi si avvicendarono poi altri gestori che presero in appalto dal Comune di Tione la conduzione della sala fino agli anni Duemila; successivamente, con l’avvento del digitale, fu il Comune stesso ad assumerne direttamente la gestione.
Dal cinema al teatro

Alla proiezione cinematografica venne inoltre affiancata quella teatrale e, nel quadro dell’attività del Coordinamento Teatrale Trentino, tutte le sale della Provincia diedero vita a cartelloni di notevole livello, ospitando anche compagnie professionali di rilievo nazionale.

UNA MEMORIA CHE CONTINUA. Oggi il Bar ENAL non esiste più e gli spazi ospitano la Casa delle Associazioni. Eppure, dietro quelle mura, sopravvive ancora un pezzo di storia quotidiana di Tione: fatta di cinema, amicizie, profumo di krapfen e domeniche che sembravano non finire mai.

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