Il benessere della mente e del corpo

Cosa significa? Un tema complesso: non comprende solo i fatti della propria salute, ma anche le aspettative, e cambia a seconda dell’età

Il benessere, inteso come accesso a determinati consumi e stili di vita, dal frigorifero alle vacanze, dai jeans Levi’s agli elettrodomestici, etc. col tempo è diventato un elemento essenziale di legittimazione democratica. Ma da qualche decennio, per i processi di globalizzazione, i consumi hanno assunto anche una valenza internazionale, fino a condizionare pesantemente i modelli di sviluppo culturale e sociale, e non solo.

Ma non parleremo del benessere consumistico, della “affluent society” collegata alla storia di questo o quel Paese. Faremo riferimento a quel “benessere individuale” che accompagna ognuno di noi nel quotidiano e che ognuno spera duri tutta la vita. Quel “benessere” che interessando la mente e il corpo di ognuno e che influenzandosi reciprocamente sono i determinanti della nostra salute : dimensione psichica e dimensione sociale !

La salute non dura; abbiamo aumentato gli anni di vita ma non quelli completamente in salute ! Oms: “La salute è una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l’assenza di malattia e infermità”.

E allora cosa ci conviene per potenziare le due parole che compongono il nostro tema: bene ed essere ? Ritornano i soliti concetti fondanti dei nostri “comportamenti”: benessere fisico, che non comprende la presenza o meno di patologie, ma la sensazione soggettiva di come uno “si sente”; abbiamo l’influenza, sappiamo che è un malessere passeggero e che cercheremo attivamente di superarlo per tornare alla condizione di prima; al benessere di prima. Non è il come si sta ma come si vuole e si vorrebbe “stare”!

L’importanza di cercare attivamente il proprio benessere. A volte può anche prevalere l’atteggiamento di pericolo che stride con il razionale: bevo perché mi piace ma so che fa male. Relativamente all’alimentazione: non ha significato il consumo episodico di certo cibo; il giusto apporto deve essere giornaliero e coerente con l’età. Un bambino non può e non deve mangiare come un adulto. Un adolescente deve sapere che il suo cervello terminerà di svilupparsi verso i 23 / 24 anni e che se fa uso di alcool potrà avere seri danni in età adulta.

Il bilancio dietetico è sempre proporzionale e complessivo riguardo all’età: proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali in modo adeguato. Ci viene ripetuto di continuo il mantra della dieta Mediterranea. Ma lo studio di Ancel Keys pubblicato negli anni ’75 era la conferma che certe abitudini alimentari (olio evo, frutta e verdura di stagione, pesce azzurro, carni bianche, carboidrati integrali, etc.) erano protettive di una vita con bassa incidenza di malattie cardiovascolari e di buona longevità.

Ma è l’ennesima occasione mancata: l’aderenza alla dieta mediterranea in Italia è molto bassa, l’obesità da cattiva alimentazione è in aumento e l’insegnamento alimentare non è programmato e progressivo, nemmeno nelle scuole.

Sta cambiando qualcosa? Prevale la regionalità della nostra cucina e non la stagionalità, inoltre le multinazionali del cibo riempiono le corsie dei supermercati di prodotti a lunga durata di scadenza : grassi, dolci e salati. La dieta Mediterranea resta un fatto culturale: di nicchia? Frequentemente compare nelle dizioni masmediatiche la dizione stile di vita; andrebbe coniugata con equilibrio e armonia? L’equilibrio ci viene dalla capacità di avvertire i segnali che il nostro corpo ci manda e l’armonia ci viene a mancare quando assumiamo atteggiamenti superficiali.

Il movimento fa parte dell’equilibrio e dell’armonia. L’attività fisica praticata in modo assiduo, però secondo l’età e le possibilità motorie di ognuno, influenza in modo molto positivo le principali funzioni del corpo. Agisce perfino sul sonno, ed è risaputo che il “buon sonno” porta benessere e atteggiamento positivo verso le cose della vita.

Se fin’ora abbiamo parlato di atteggiamenti, scelte e decisioni che possiamo modulare con i nostri comportamenti, non bisogna dimenticare che la mente umana, il nostro cervello, può essere operativo senza tener conto di quello che scientemente vorremmo fare. Possiamo parlare di istinto? Ci siamo salvati nel corso dei millenni seguendo i bisogni?

Si parla di esperienze che non ricordiamo perché le abbiamo apprese in modo inconscio. Rimuoviamo di continuo quello che abbiamo imparato senza l’intervento della volontà. Le esperienze che magari consideriamo negative non acquistano una considerazione valoriale, secondo il nostro metro di valutazione del benessere. Può nascere un contrasto fra il desiderio di mantenerci in buona salute e i comportamenti che contrastano con tale decisione. Spesso non mettiamo in pratica anche le cose in cui crediamo !

Il nostro cervello è composto da tanti centri operativi che non si consultano fra di loro, ma che agiscono contemporaneamente e che possono creare una situazione di conflitto per risolvere la quale si arriva anche al compromesso.

A volte ci comportiamo come se ricordassimo qualcosa, ma in realtà non ne conserviamo memoria perché esiste una amnesia che riguarda anche i primi anni di vita. Le cose che apprendiamo in modo inconscio e implicito vanno poi a formare il nostro modo di essere e contribuiscono al nostro benessere, ma noi non ce ne rendiamo conto; fanno parte però in modo definitivo del nostro bagaglio culturale. Sono queste le motivazioni che ci fanno essere apprezzati e accettati dagli altri o ci fanno entrare in conflitto con gli altri.

Senza dimenticare gli automatismi che appresi anche in modo inconscio possono condizionare i comportamenti. E il nostro benessere dipende anche dalla nostra interconnessione con l’ambiente in senso lato. Noi siamo in “simbiosi” con l’ambiente che è un grandissimo contenitore di organismi diversi. Possiamo dimenticare la simbiosi che abbiamo col nostro microbiota ? Ci siamo evoluti non solo per la prevalenza del più forte e del “più” conveniente (Darwin), ma anche perché l’essere umano è un “animale simbiotico”.

Nel nostro corpo si trovano, vivono e lavorano per noi migliaia di specie di microrganismi, senza i quali potremmo essere in una condizioni perenne di malattia. Le chiamiamo situazioni di disbiosi, che sono all’origine di molti disturbi anche importanti. L’alimentazione scorretta può influire pesantemente sul microbiota e creare quelle situazioni che condizionano a più livelli il nostro benessere.

E come ultimo non si può dimenticare l’impatto che sta avendo e che avrà sempre di più sul nostro stile di vita e quindi sul benessere l‘Intelligenza Artificiale (Ai). Operativamente è entrata nel campo della medicina e potrebbe essere di moltissimo aiuto nella gestione creativa delle diagnosi e delle terapie e non solo. Ma non più del 10 o 15 % degli addetti ai lavori ne posseggono attualmente l’operatività: il resto fanno riferimento ai “rumors” costanti del web.

Mancano purtroppo i protocolli di verifica, che arriveranno in un prossimo futuro; si spera presto. E non va dimenticato che l’Ai non possiede la coscienza e la conoscenza critica del medico; che decide anche quando si china sul letto del proprio malato e “lo sente e lo ausculta”, lo visita, nell’ottica di ricuperarne il suo benessere.

Ultime notizie

Atletica: Cesare Maestri conquista la Primiero Dolomiti Marathon

Condino, tornano “I Martedì della Pieve”

UPT Tione, due studentesse con il massimo dei voti

Spiazzo da primato festeggia le sue tre stelle olimpiche