I suoni dell’acqua dalle Dolomiti al Garda: un viaggio acustico lungo il bacino del Sarca

A Canale di Tenno inaugurata l’opera sonora di Sara Maino “Sentire Parchi”, in collaborazione con l’Ecomuseo della Judicaria.

Venerdì 26 giugno alle ore 18:30, presso il Centro di sviluppo locale “Aldo Gorfer” a Canale di Tenno, l’Ecomuseo della Judicaria e il Centro Studi Judicaria inaugureranno ufficialmente la mostra e installazione multimediale “SENTIRE PARCHI, dalle Dolomiti al Garda”, un’opera sonora inedita realizzata dalla regista e artista Sara Maino per invitare la comunità locale e i visitatori a fermarsi e a riscoprire l’identità più profonda del territorio attraverso l’ascolto attivo e immersivo dei suoi paesaggi acustici.

Il percorso si snoda come un vero e proprio viaggio geografico e poetico che unisce tre luoghi simbolo della nostra realtà: la maestosa Val d’Ambiez (nel Parco Naturale Adamello Brenta), l’oasi rigenerante delle Terme di Comano e l’incantevole Parco Miralago a Riva del Garda.

A fare da straordinario e naturale “filo conduttore” è il bacino idrografico del fiume Sarca, la cui acqua si intreccia con la voce del vento. L’opera si articola in tre atti acustici arricchiti dalle voci dei testimoni locali e dalle registrazioni sul campo. 

I TRE ATTI. Il primo atto, intitolato “Ambiez, a toccare l’origine”, esplora l’alta quota tra silenzi e sorgenti liquide, con la musica di Michel Dalponte e le voci di Monica Maestri e Tiziano Falagiarda.

Nel secondo atto, “Comano, paradiso d’acque”, la narrazione scende verso la cura e la vibrazione delle Terme, accompagnata dalle voci di Alessandro Bazzanella e Walter Contrini. 

Infine, il terzo atto, “Miralago sul Garda, dove tutto incontra il tutto”, celebra la fusione degli elementi e l’incontro tra l’acqua e l’Òra, con i contributi vocali di Alberto Rania e Mariangela Ziller.

«Cosa accade quando ascoltiamo veramente?», si domanda l’autrice Sara Maino. L’obiettivo della mostra va ben oltre la semplice esposizione: vuole essere una provocazione culturale che spinge a superare la distrazione visiva della quotidianità per accogliere la ricchezza acustica circostante. Riconoscere la bellezza e la delicatezza di questi suoni significa infatti sviluppare un senso profondo di appartenenza e il desiderio attivo di tutelare il paesaggio naturale, inteso come un bene collettivo primario da custodire e proteggere.

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