Emanuele Bonafini della Pistoria Val Rendena: “Bollette quadruplicate, forni a rischio”

Il titolare del noto panificio di Caderzone e presidente dell’Associazione Panificatori trentini lancia l’allarme su rincari e sostenibilità

L’Associazione Panificatori riunisce e coordina le aziende trentine del settore della panificazione che occupano, nel complesso, circa 600 addetti (cifra sensibilmente più alta in periodo turistico). Il settore è formato da tre differenti tipologie di attività: ad esclusiva conduzione familiare, a conduzione familiare con uno o due dipendenti, oppure di media e grande dimensione con più dipendenti.

L’impegno dell’Associazione è quello di offrire ai soci gli strumenti per far crescere le loro aziende, curare il ciclo produttivo, applicare correttamente le normative igienico-sanitarie, le disposizioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, attenzione nella gestione aziendale e l’aggiornamento professionale. In Giudicarie, sono una decina i panifici associati.

Emanuele Bonafini, titolare della Pistoria Val Rendena di Caderzone, il mese scorso è stato rieletto come presidente dell’Associazione Panificatori della provincia di Trento. Nella relazione all’Assemblea ha voluto ricordare il traguardo raggiunto dall’Associazione lo scorso anno: «Il 2025 non è stato un anno come gli altri: è stato l’anno in cui abbiamo celebrato il 50° anniversario di fondazione della nostra Associazione (Aspan), un traguardo che testimonia la vitalità di un settore che continua a rappresentare una parte essenziale dell’economia e della cultura del Trentino. Cinquant’anni di storia raccontano non solo la fatica quotidiana di chi lavora di notte, ma la capacità di una categoria di evolversi, innovare e restare fedele ai propri valori».

«Questa associazione – ha proseguito il presidente – è molto importante per il futuro del nostro settore perché ci consente di formare giovani operatori, che si vogliono inserire nel nostro delicato e complesso mestiere, ma anche aggiornare e qualificare  gli addetti del settore che vogliono accrescere le loro personali conoscenze e competenze nell’applicazione di nuove tecniche di lavorazione e produzione».

Ha presentato inoltre gli obiettivi per il prossimo quinquennio: «Seguendo un delicato e articolato progetto di promozione, siamo impegnati nella difesa dell’immagine professionale del panificatore e della qualità del pane tipico trentino. Un cammino difficile e complesso, inteso a valorizzare capacità e abilità degli operatori del settore e autenticità e fragranza del pane fresco, appena sfornato.

Le nostre aziende sono utili ed indispensabili alla filiera alimentare e all’intera economia provinciale poiché sono le uniche che resistono, presidiando il territorio con difficoltà e notevole impegno, alla trasformazione del mercato e garantiscono ancora oggi un accurato servizio ai luoghi decentrati e periferici delle nostre vallate. Non è facile far coincidere l’offerta di un prodotto naturale e genuino con la qualità del servizio. Noi ci riusciamo ed il nostro obiettivo e quello di far capire al consumatore ed ai giovani, specie a quelli che si vogliono inserire nel nostro mondo, l’importanza nel mantenere efficienti le imprese. La cultura e tradizione nell’arte di fare il pane va protetta e garantita. Difendiamo, con energia e determinazione, la nostro mestiere, mantenendo saldo il contatto con il consumatore che ci aiuta a crescere, segnalando bisogni, necessità ed esigenze personali e del mercato».

Subito dopo la rielezione, il presidente ha dovuto affrontare gli eventi e le tensioni internazionali che, in poche settimane hanno portato ad un aumento del costo delle spese energetiche e delle bollette: «Per il nostro settore la spesa energetica rappresenta una voce fondamentale nei bilanci aziendali, ma gli incrementi registrati a marzo e aprile sono ormai insostenibili. In poche settimane, precisa, il prezzo della benzina e soprattutto del gasolio è aumentato da 1,7 € ad oltre 2.2 € al litro, mentre il prezzo dell’energia elettrica ha subito aumenti superiori al 50%. Queste bollette le abbiamo già pagate, mentre il prezzo del pane, visti i contratti in essere con supermercati e negozi, sono rimasti inalterati».

Secondo quanto evidenziato dall’associazione non si tratta più solo di una questione economica, ma di una vera e propria minaccia alla sopravvivenza delle imprese. L’impennata dei prezzi di metano, energia elettrica e carburanti rischia infatti di mettere in crisi un comparto che, oltre al valore economico, rappresenta anche un patrimonio culturale e gastronomico del territorio. L’aumento dei prezzi rischia di scaricarsi sui consumatori e sulle famiglie, per un alimento come il pane, che è considerato di primaria importanza.

«Difendere la qualità artigianale è il nostro obiettivo – prosegue Bonafini – ma i nostri forni rischiano di soccombere sotto il peso di bollette quadruplicate e di una logistica sempre più onerosa. E adesso ci attendiamo anche l’aumento del costo delle farine, come è sempre accaduto in passato. Infatti i costi energetici si riflettono anche sugli oneri relativi al trasposto delle merci».

Le conseguenze, secondo Aspan, potrebbero essere pesanti per il tessuto economico locale. Il timore è quello di una progressiva scomparsa dei piccoli e medi forni artigianali: «Il rischio concreto è una desertificazione artigianale – conclude Bonafini – con la chiusura delle attività locali e la sostituzione con prodotti industriali, spesso surgelati e provenienti dall’estero»

Uno scenario che, oltre a incidere sull’economia del territorio, potrebbe avere ripercussioni anche sulla qualità dell’offerta alimentare. Per questo l’associazione chiede interventi urgenti e mirati, anche alla Provincia, per sostenere il comparto e permettere alle imprese di superare una fase particolarmente critica.

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