Calano i danni causati dai grandi carnivori, ma non per i bovini

I dati dello scorso 15 settembre al Tavolo con l’assessore provinciale Roberto Failoni mostrano una situazione complessa

Calano i danni provocati dai grandi carnivori in Trentino, ma il dato d’insieme non esaurisce la complessità della situazione. È quanto emerso al Tavolo grandi carnivori dello scorso martedì 15 settembre, presieduto dall’assessore provinciale alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni, che ha fatto il punto sull’andamento del 2026 e sulle principali problematiche emerse nel corso della stagione. Quali i dettagli?

Secondo i dati rilevati dalla Provincia autonoma di Trento nei primi otto mesi dell’anno i danni complessivi sono stati 218, contro i 261 registrati nello stesso periodo del 2025 e i 363 del 2024: una riduzione di quasi il 40% rispetto a due anni fa e di oltre il 16% nell’ultimo anno.

«I dati mettono in luce alcuni segnali positivi e ci dicono che la prevenzione funziona» il commento dell’assessore Failoni, evidenziando come l’impegno dell’Amministrazione provinciale sia di continuare a lavorare per «ridurre il più possibile le situazioni di conflitto e intervenire sugli esemplari problematici. La coesistenza è l’unica soluzione e questo non significa ignorare i problemi. Per questo continueremo ad agire su più livelli: prevenzione, monitoraggio, informazione, formazione e gestione degli esemplari pericolosi o dannosi».

Entrando nel merito della zootecnia, nel 2026 i danni complessivi sono stati 133: 85 hanno riguardato ovicaprini, 21 bovini, 18 equini, 8 avicunicoli e uno i cani.

Nel confronto con il 2025, la riduzione è particolarmente evidente per gli equini, passati da 30 a 18 danni, e per gli avicunicoli, da 11 a 8. I danni ai bovini sono invece passati da 17 a 21, mentre quelli agli ovicaprini sono sostanzialmente stabili, passando da 88 a 85.

Una considerazione da non tralasciare: con il numero dei danni si intende il totale degli eventi o degli episodi di conflitto denunciati, mentre il numero di capi predati rimane ben diverso, dato che indica la quantità effettiva di singoli animali che sono stati uccisi, feriti o dispersi all’interno di quegli stessi attacchi. Cali quindi, quelli riportati, che non rendono la tragedia di alcuni singoli eventi, come quello del gregge di pecore sbranato a Comano.

Proprio sui bovini, il Tavolo ha esaminato nel dettaglio la situazione. Dei 21 danni registrati nel 2026, 8 si sono verificati in Val di Sole, 7 nelle Giudicare, 2 in Vallagarina, 2 in Valsugana e 2 in Val di Ledro.

Alla luce della concentrazione degli eventi in alcune aree, è stato ricordato come in Val di Sole siano state posizionate le trappole a tubo con l’obiettivo di catturare e munire di radiocollare l’orso, o forse gli orsi, responsabili delle predazioni nelle zone di Peio e Vermiglio. L’identificazione certa e il monitoraggio degli esemplari sono infatti necessari per poter procedere con le eventuali azioni di gestione previste dal Pacobace, il Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali.

Per quanto riguarda invece gli avvistamenti sul Monte Bondone, dove nel corso dell’estate sono stati numerosi gli avvistamenti di un giovane esemplare di orso, è stato specificato come non siano stati registrati comportamenti pericolosi nei confronti delle persone e che dovrà proseguire l’impegno fattivo nel posizionamento di cassonetti anti-orso per ridurne l’effetto attrattivo verso i selvatici.

Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto anche sullo status delle popolazioni: per l’orso, il dato preliminare relativo alla riproduzione nel 2026 indica la presenza di 13-15 cucciolate, mentre un solo esemplare è stato rinvenuto morto, in Val Marcia, lo scorso 15 aprile.

Per quanto riguarda il lupo, il monitoraggio conferma la registrazione delle prime riproduzioni; da inizio 2026 sono stati rinvenuti 14 esemplari morti. Non emergono invece novità di particolare rilievo per lo sciacallo dorato, mentre per la lince non si registrano segnalazioni per il quarto anno consecutivo. Il Tavolo ha quindi affrontato il tema della gestione del lupo e della futura possibilità di definire forme di controllo della specie, anche alla luce di quanto potrebbe essere consentito dall’evoluzione del quadro normativo. 

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