Arianna Parolari, laureata a Padova in Environmental Sustainability and Education, spiega il legame fra il mondo della caccia e la tutela del territorio: raccontando la sua esperienza, abbiamo voluto dare uno spaccato della realtà venatoria nelle Giudicarie.
Caccia e tutela del territorio: La prospettiva di Arianna Parolari

Il rapporto fra cacciatori e forestali è spesso percepito come antitetico, una contraddizione. Eppure, dal 03/12/25, la cacciatrice Arianna Parolari, di Tione di Trento, è laureata magistrale a Padova in Sostenibilità e Educazione Ambientale. Ha risposto a qualche domanda per il giornale.
Come ti sei approcciata al mondo dell’ars venatoria?
Ho iniziato quando ero ancora piccola, uscendo a caccia con mio papà. A 18 anni ho fatto i corsi per poter prendere la licenza. Un anno dopo, passato l’esame, ho iniziato con la mia prima stagione venatoria. Ho sempre ammirato mio nonno e mio papà: li vedevo partire la mattina presto e tornare la sera tardi, dal buio al buio. Sono stati loro a trasmettermi questa grande passione: l’indole del cacciatore fa parte di chi la possiede già da quando si è piccolissimi.
Quali animali hai avuto modo di cacciare nella tua esperienza?
Nella riserva di Tione i piani di abbattimento riguardano per lo più cervi e caprioli, ma anche camosci, lepri e volpi; c’è anche la caccia alla piuma (le beccacce, ad esempio), anche se l’ho praticata poco.
Ti sei laureata il 03/12/25, di cosa si occupava principalmente il tuo corso magistrale a Padova (Environmental Sustainability and Education)?
Dopo la laurea in scienze forestali in triennale, ho voluto continuare concentrandomi sulla gestione e sostenibilità del territorio. In particolare, in questi ultimi due anni, ho frequentato dei corsi sulla gestione e l’assestamento ambientale, sul monitoraggio delle specie (sia vegetali che animali) e sulla conservazione e riqualificazione degli ecosistemi.
Hai da poco ottenuto il diploma di esperto accompagnatore. Di cosa si occupa questa figura?
Ci sono alcuni animali, come il camoscio o la femmina di capriolo, che sono difficili da distinguere, per cui è necessario l’accompagnamento di un cacciatore esperto che possa guidare i colleghi verso l’animale esatto. Questa persona conosce l’ecologia e biologia delle specie che abitano le nostre montagne molto nel dettaglio, così da mantenere la caccia etica e legale.
Pensi che il cacciatore sia una personalità importante per la tutela del territorio giudicariese?
Credo che abbia un ruolo fondamentale nella tutela del territorio: è una delle poche persone che lo vive, conosce e osserva tutto l’anno. La sua presenza costante permette di segnalare problemi, contribuire ai monitoraggi e supportare la gestione delle popolazioni, conservando gli ecosistemi. Ad oggi la caccia non è solo prelievo, ma anche responsabilità, formazione e partecipazione alla gestione faunistica moderna.






















