“Voci da me, per te” una forma e centomila maschere (M. Petrolli)

Esiste un conflitto interiore in ogni essere umano, un ballo in maschera non sempre armonioso, che permette sempre di rivalutare le proprie prospettive, e allora…

Questa settimana gli argomenti della rubrica tornano ad ampliarsi, grazie al contributo di Maurizio Petrolli, che ha inviato da Comano Terme un pensiero ricco di intuizioni letterarie .

Il testo si presenta come una riflessione sul contrasto che ogni persona porta dentro: quello fra ciò che siamo e ciò che appariamo.

Leggendo si sperimenta la tensione dei contrari, in quanto saggezza ed impulsività, quiete e trasformazione, maschera ed essenza trovano il loro equilibrio per coesistere e procedere assieme verso il futuro.

Petrolli aveva già pubblicato una poesia nella stessa sede, che potete trovare al link qui sotto.

https://www.giornaledellegiudicarie.it/voci-da-me-per-te-gratitudine-in-versi-da-comano-terme/

Nota introduttiva:

L’essere e la maschera: un viaggio tra la foga della giovinezza e la saggezza dell’età. Vuole essere una riflessione sulle finzioni che indossiamo e sulle verità invisibili che ci portiamo dentro. Una ricerca di quiete nel flusso incessante dell’esistenza, dove curare le ferite del passato significa, finalmente, smettere di combattere il fuoco e iniziare ad abitarlo.

Evoco Platone e Aristotele non come freddi concetti filosofici, ma come le coordinate della nostra stessa esistenza: siamo maschere che si muovono nella caverna delle apparenze sociali, ma siamo anche un divenire perenne.

La vera svolta non sta nel combattere questa doppiezza, ma nell’imparare a “tenere insieme le due sponde del fiume”. Non dobbiamo più spegnere il fuoco o bruciarci dentro come Prometeo, ma abitarlo. È un invito ad accettare la nostra inafferrabile complessità, trovando finalmente quiete nell’acqua che continua a scorrere.                 

L’ESSERE E LA MASCHERA
A volte mi chiedo se scrivere ciò che abbiamo sofferto e goduto
non sia che un tentativo fragile di dare durata al silenzio.
Il fuoco acceso dei miei anni Settanta:
diritti, scontro, il Padre come distanza da misurare.
Anni di forza e di confusione.
Credevamo di cambiare il mondo, cambiavamo noi stessi.
Ora, con lo sguardo più lento dell’età, si misurano gli errori:
l’assolutezza, i giudizi netti,
quella purezza diventata durezza che ricade su chi viene dopo.
Il mondo giudica la superficie.
Di nessuno sappiamo davvero, nemmeno dei più vicini.
Sotto l’apparire si muove il divenire;
più a fondo l’essere, inafferrabile.
Ombre nella caverna di Platone,
il compiersi aristotelico nel divenire:
due sponde antitetiche, ma complementari.
Il conflitto quotidiano dell’uomo: l’identità autentica, nascosta,
e la maschera sociale di ogni giorno.
Le paure non dette, le solitudini, gli abissi,
appartengono a ciò che resta invisibile. Anche a chi ama.
Così, piano, si scende a patti con il destino.
Non più resistere alla forma del fuoco, ma abitarla.
Non più separare l’apparire dall’essere,
ma tenere insieme le due sponde del fiume,
mentre l’acqua continua a scorrere.
E in questo tenersi, forse, trova quiete il mistero
che ciascuno porta con sé.

Maurizio Petrolli

La settimana prossima “Voci da me, per te” tornerà con un nuovo testo dei lettori; vuoi inviarci i tuoi scritti? Mandaceli a online@giornaledellegiudicarie.it  

Non vediamo l’ora di leggervi!

Ecco l’articolo di presentazione della rubrica, per qualche informazione extra:

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