Oltre alla vicinanza di un’intera comunità, anche l’appello dell’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali
Solidarietà alla Filiera della Lana, ora la richiesta di rimozione dei lupi

Nelle due settimane dopo l’aggressione di un branco di lupi al gregge dell’azienda “La Filiera della lana”, sono state state le reazioni da parte della popolazione, a Comano e non solo. Si è espressa anche una delegazione dell’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vite Rurali, chiedendo che la Provincia autonoma di Trento attivi i meccanismi per la rimozione dei lupi.
Le reazioni più immediate, lo aveva testimoniato il gestore dell’azienda Sandro Malesardi, sono arrivate dalla popolazione locale, da amici e conoscenti che già dalle prime ore dopo il disastro hanno dimostrato la propria vicinanza ed offerto il proprio aiuto.
La vicenda risale alla notte dello scorso 15 aprile, come riportato su un po’ tutte le testate trentine, ma anche fuori dal territorio provinciale. Come accertato dal sopralluogo del Corpo forestale la mattina seguente, l’aggressione è avvenuta ad opera di un branco di lupi noto in zona che avrebbe saltato le recinzioni. Anche un orso ha mangiato delle pecore ma è arrivato solo in un secondo momento, dato che gli animali erano già morti per ferite tipiche da morso di lupo. Più di 50 pecore sono state uccise, tornano in mente le immagini del rimorchio carico di carcasse.
Al centro della questione l’elettrificazione del recinto che a quanto risulta non stava funzionando quella notte. Da qui il via alla ricerca di responsabilità, mentre la realtà dei fatti vede un’azienda che rischia la chiusura. Uno degli ultimi sviluppi è la nota dell’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vite Rurali a firma del presidente Michele Corti lo scorso 27 aprile. Segue testuale:
“L’episodio di predazione del 15 aprile, che ha colpito in modo brutale (con l’uccisione di 59 pecore, buona parte di quelle del gregge) l’azienda agrididattica “La filiera della lana” di Comano, ha suscitato indignazione non solo in Trentino, ma anche in varie parti d’Italia. Attestati di solidarietà e offerte d’aiuto sono state numerose, segno che sono in molti a non accettare una “normalità” che si traduce nell’impossibilità di allevare animali domestici e nella presenza di branchi di lupi famelici a ridosso dei centri abitati.
Il 25 aprile una delegazione dell’Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente e della vita rurali e dei comitati Insieme per Andrea Papi e Paganella liberi e sicuri si è recata a Comano a portare alla famiglia Malesardi la solidarietà degli aderenti e ad assicurare un sostegno concreto rispetto a tutte le iniziative che essi volessero intraprendere ai fini del risarcimento dei danni subiti. Dal momento che l’azienda opera la trasformazione aziendale della lana e organizza attività educative sul tema, la mancanza della materia prima (la lana di qualità particolare, ottenuta da una razza in via di estinzione e mediante attenti metodi di allevamento e di alimentazione) comporta un danno a cascata che mette in discussione l’operatività e la stessa sopravvivenza dell’azienda.
Da questo punto di vista, i criteri di parziale indennizzo della Provincia appaiono del tutto inadeguati. Al di là degli indennizzi, però, la Provincia, in un caso come questo, che mette in evidenza come la presenza dei lupi si sia fatta così numerosa e aggressiva dal rendere impossibile allevare animali anche in aree adiacenti ai paesi, è chiamata ad attivare quelle misure di controllo del lupo previste dalla normativa provinciale e nazionale e che consentono di dare il via libera alla rimozione di cinque esemplari di lupo nella provincia.
Va fatto presente che, dopo l’episodio di Comano, si sono verificati altri due attacchi predatori nella stessa zona del Bleggio attribuibili allo stesso branco. Nell’ultimo episodio, avvenuto a Cavaione, tre pecore sono state uccise e la quarta è stata ritrovata terrorizzata nel centro paese. Al di là della frequenza dei casi, a indurre la Provincia a intervenire sono anche le evidenti considerazioni di pericolo per la sicurezza pubblica. Aggiungasi che l’azienda “La filiera della lana” è dotata di robuste recinzioni che, solo a causa delle conseguenze di un evento temporalesco, non erano elettrificate al momento dell’attacco.
In assenza di interventi, il messaggio che la Provincia trasmetterebbe ai cittadini risulterebbe sconfortante: “non siamo in grado di consentire che i trentini possano allevare animali”.






















