La storia del giovane dipendente dell’azienda giudicariese Innova è uscita dai confini dell’atletica ed è diventata una testimonianza di rinascita e resilienza capace di raggiungere migliaia di persone
Sconfigge un tumore e torna a correre, Ayyoub El Bir sogna un podio

Per un atleta, fermarsi significa spesso dover fare i conti con i propri limiti. Per Ayyoub El Bir, però, lo stop imposto dalla malattia è stato qualcosa di molto più profondo. La corsa gli ha insegnato ad affrontare la diagnosi, la malattia gli ha insegnato a misurare il valore del tempo, dei piccoli gesti e delle persone che gli sono rimaste accanto.
Classe 1998, originario del Marocco e arrivato in Italia nel 2007, Ayyoub trascorre i primi anni a None, in provincia di Torino, prima di trasferirsi a Storo per lavorare come progettista e disegnatore meccanico ad Innova. Qui costruisce una nuova quotidianità, mentre continua a coltivare la passione che lo accompagna da sempre: l’atletica.
Mezzofondista specializzato nei 1.500 metri, conquista il secondo posto ai Campionati italiani indoor e nel 2023, al debutto sulla distanza, vince la Mezza Maratona di Torino. Nello stesso anno arrivano anche i successi alla Mezza di Trino e alla FastConi.
Poi, nel maggio 2025, la sua vita cambia improvvisamente. A quattro mesi da un intervento ai setti nasali eseguito per problemi respiratori, iniziano a comparire sintomi che non lasciano presagire nulla di buono: una stanchezza sempre più intensa, sudorazioni notturne e una febbricola che si presenta puntualmente alla sera. Gli accertamenti portano alla diagnosi: linfoma di Hodgkin al secondo stadio.
«Per me lì il tempo si è fermato. Mi trovavo a Storo per lavoro, in un contesto nuovo e da solo. Ero arrivato da sei mesi e, oltre ai colleghi, non conoscevo nessuno. La cosa più difficile è stato come dirlo ai miei genitori e ai miei cari. Non volevo dare una notizia così brutta, anche perché mio padre era in ospedale. Nel primo periodo ho affrontato tutto da solo».
Dopo due settimane di ricovero a Trento, Ayyoub viene preso in carico dal Centro di Ricerca sul Cancro di Candiolo, dove viene seguito dal professor Umberto Vitolo. Comincia così una battaglia fatta di terapie e giornate difficili, ma anche della volontà di non lasciare che la malattia cancelli completamente ciò che è stato fino a quel momento.
E così, anche durante la chemioterapia, continua a correre. Nelle settimane in cui le condizioni fisiche glielo permettono, torna ad allenarsi con prudenza, percorrendo pochi chilometri e senza badare al ritmo. Ogni uscita diventa una piccola conquista, un modo per mantenere un legame con la propria vita precedente e, allo stesso tempo, per costruire un nuovo equilibrio. «Un infortunio per un atleta non è facile, a me è successo qualcosa in più di un infortunio. Oltre alla mentalità dello sportivo, anche la fede e la religione mi hanno aiutato ad avere speranza. È stato l’allenamento più difficile, ma quello che mi ha insegnato di più: ho imparato a dare valore ad ogni cosa, ad ogni secondo, ai sorrisi».
Nel mezzo delle cure c’è anche un’altra preoccupazione. Il suo contratto di lavoro è in scadenza e il futuro, già incerto sul piano personale, sembra esserlo anche professionalmente. La risposta di Innova, però, arriva senza esitazioni: «Noi siamo con te, prenditi tutto il tempo per guarire, ti abbiamo fatto un indeterminato».
Per Ayyoub è un gesto che va ben oltre il lavoro. È la certezza di poter contare su qualcuno in un momento in cui tutto sembra improvvisamente fragile. Per mantenere una quotidianità sceglie di proseguire l’attività in smart working. «Smettere sia lavoro che sport sarebbe stato troppo difficile. Avere persone che credono in te significa moltissimo». Anche oggi l’azienda continua a sostenerlo nel percorso di ritorno all’attività agonistica, con l’intenzione di investire nuovamente su di lui quando potrà tornare a indossare il pettorale.
Nel frattempo, la remissione ha aperto una nuova fase della sua vita, fatta di cautela ma anche di nuovi obiettivi. «Ho ricominciato con l’atletica tre mesi dopo, senza sforzare il corpo. È stata dura, i primi giorni sembrava impossibile tornare. Non era ripartire da zero, ma ancora meno: dovevo smaltire i farmaci e ritrovare le energie».
La prima gara arriva in occasione di una manifestazione benefica organizzata per l’ospedale nel quale si è curato. «Ho corso bene e mi è servita tantissimo. Il fatto che la gara partisse proprio da quell’ospedale ha reso tutto ancora più significativo: per me è stato un vero segno di ripartenza».
Adesso nel mirino ci sono i Campionati Italiani di ottobre, sulla distanza dei dieci chilometri. Un appuntamento che Ayyoub guarda con entusiasmo, ma senza voler bruciare le tappe. «Non voglio stressare troppo il fisico. Mi sto confrontando con dottori e fisioterapisti». La sua esperienza, intanto, è uscita dai confini dell’atletica ed è diventata una testimonianza capace di raggiungere migliaia di persone.
Su consiglio di alcuni amici, Ayyoub ha raccontato il proprio percorso in un video pubblicato su YouTube, “Dal tumore alla remissione: ogni difficoltà ha un senso”, che ha superato il milione di visualizzazioni. Non una celebrazione personale, ma un messaggio rivolto soprattutto a chi sta vivendo una battaglia simile. «Non perdete la speranza, perché avere obiettivi e continuare a sognare durante le cure aiuta molto. Circondatevi solo di persone ed esperienze positive, perché il corpo ascolta ciò che dice la mente».
Dopo aver affrontato la gara più difficile, Ayyoub El Bir ha imparato che non sempre bisogna correre per arrivare primi: a volte il traguardo più importante è semplicemente poter ripartire.