Pinzolo, nel bilancio 27 milioni di investimenti

In un anno 10 milioni di entrate solo sulle imposte per un documento da 50 milioni di euro

È un Comune anomalo? Diciamo di sì. Non è da tutti avere sul proprio territorio una stazione turistica internazionale come Madonna di Campiglio, con milioni di presenze turistiche. Che significano alberghi e appartamenti. Rovescio della medaglia, e che rovescio, entrate per l’Imis. Quando in un anno ti entrano una decina di milioni di euro solo sul capitolo imposte, capisci che non è troppo complicato redigere un bilancio. Così Pinzolo, come hanno evidenziato i suoi amministratori, nel 2026 avrà un bilancio di competenza che si aggirerà attorno ai cinquanta milioni di euro.

Campiglio una rosa, ma come tutte le rose non è priva di spine. Oggi viviamo in un tempo di appiattimenti, ma è leggendaria la lamentela dei campigliani di qualche decennio fa rispetto al Comune (inteso come istituzione) di Pinzolo, poco attento alla propria gallina dalle uova d’oro. Oggi è tutto più tranquillo sul piano delle relazioni, sebbene qualche scintilla si accenda ancora. Emblematico il momento delle elezioni amministrative del 2025, quando era sbocciata la volontà di una lista di opposizione al sindaco Michele Cereghini, voluta dal Partito autonomista. Fra i promotori, convinto di essere nominato capolista, c’era Franco Luconi Bisti, già capo dei pompieri campigliani, che però all’ultimo si vide superare da Luca Campigotto e decise di ritirarsi.

Tornando al bilancio, tu dici: “Dieci milioni di imposte sono una bella entrata”. Giusto, ma devi pensare alle spese correnti, necessarie per il funzionamento della macchina, che con gli stagionali supera la sessantina di addetti. Parliamo di diciotto milioni di euro.

In compenso per gli investimenti ci si avvicina ai trenta milioni: ventisette per la precisione. Un comunicato dei primi giorni dell’anno, stilato dal segretario comunale, forniva un quadro relativo alle infrastrutture previste, e raccontava che “fra le priorità figurano interventi legati al miglioramento della viabilità locale, l’implementazione di servizi turistici per mantenere alta l’attrattività delle località, oltre al supporto alle iniziative culturali, turistiche e sociali del territorio”.

Dal canto suo, il sindaco Michele Cereghini, in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione, ha parlato delle opere in fase di realizzazione e di quelle previste, per dire che “segneranno il futuro del Comune”. Fra le altre e prima delle altre: la nuova piscina di Madonna di Campiglio, in fase di realizzazione, verrebbe da dire lenta; il rifacimento della pista di pattinaggio dello stadio del ghiaccio di Pinzolo; la manutenzione della strada vecchia fra Pinzolo e Mavignola; il nuovo marciapiede per la frazione Sant’Antonio di Mavignola; la ristrutturazione dell’edificio pluriuso con trasferimento della biblioteca e degli ambulatori medici a Campiglio; gli interventi sui cimiteri e altre opere minori. Per non parlare della rete degli acquedotti dell’intero territorio comunale, un investimento di oltre nove milioni di euro per ridurre le perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, attuare la digitalizzazione e il monitoraggio”.

Roba da Piano nazionale di ripresa e resilienza, il chiacchieratissimo Pnrr. Poi c’è il capitolo “Aree interne”, del quale fanno parte la realizzazione del parcheggio multipiano a Pinzolo all’imbocco della partenza della cabinovia verso il Doss del Sabion e la nuova mobilità di valle.

DISAGIO GIOVANILE. Nell’ultimo anno pare scoppiata la “febbre da après ski”, con i giovani e (peggio) i giovanissimi che alla fermata del Grostè salgono sulle corriere verso Tione dopo i pomeriggi “caldi” del fine settimana al Lab Après ski. La cronaca se n’è ampiamente occupata a causa dei comportamenti (possiamo chiamarli asociali?) dei ragazzi: sporcizia, disturbo dei passeggeri, insulti, parolacce e pure violenze nei confronti degli autisti. Tanto da convincerli a disertare le corse del sabato sera.

Ne è nata una polemica forsennata, con ripercussioni anche sulla stampa nazionale, capaci di danneggiare l’immagine di Madonna di Campiglio. Se n’è occupato pure il governo provinciale, che ha pensato a soluzioni nel tentativo di affrontare il problema. Un segnale preoccupante? “Guardi – puntualizza Cereghini – più che una mancanza di rispetto verso i trasporti pubblici, trovo che la questione entri a pieno nel capitolo disagio sociale. Credo indispensabile lavorare per capire perché i nostri giovani arrivano a questi livelli incontrollabili. Ma soprattutto bisogna capire se è un fenomeno che coinvolge tutti o una piccola minoranza. Il tema va affrontato perché siamo convinti che non si tratti dei giovani di Campiglio e della sola Rendena: infatti quassù arrivano anche dalla Busa di Tione, dal Chiese e dalle Esteriori. C’è bisogno di un ragionamento a vasto raggio, per il quale abbiamo deciso di coinvolgere la Comunità di Valle. In definitiva, non è Campiglio il problema, ma quello che vanno a fare questi ragazzi a Campiglio. Credo che il Covid rappresenti una sorta di linea di demarcazione: dopo la pandemia si sono enfatizzati la libertà, la insoddisfazione, la necessità di trovare lo sballo senza cogliere il valore del divertimento”.

SARCA E LIQUAMI. Il torrente che scende da Campiglio è nell’occhio del ciclone da qualche anno. Motivo, noto e stranoto (e va detto, non l’unico): una stalla (Gaggio di Stefano Collini) scarica letame nella Sarca. Sono intervenuti tutti: Carabinieri, Polizia locale, Forestali, Magistratura,

Amministrazione comunale, protezionisti. Ma… la stalla continua a produrre letame, perché continua ad essere occupata dal bestiame. E dire che è stata posta sotto sequestro con tanto di sigilli.

Sarei ipocrita se dicessi di non conoscere il problema, anche perché ho emanato una serie infinita di ordinanze – si difende Michele Cereghini – ma cosa possiamo fare? Ora (con noi ha parlato intorno al 20 gennaio, ndr) faremo un’altra ordinanza, e spero che sia l’ultima volta, perché non possiamo più combattere contro le mancanze gestionali”. Cereghini non accusa nessuno, ma si capisce che le responsabilità vanno spalmate su più gestori: il Servizio agricoltura della Provincia e la magistratura prima di tutti. “Noi non sappiamo più cosa fare”, conclude il sindaco, che ora è pure presidente del Consorzio dei Comuni e del Consiglio delle autonomie locali.

Altre tacche sulla pistola… “Che però – mette le mani avanti Cereghini – non mi tolgono l’impegno verso la mia amministrazione”.

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