Cresciuto in Giudicarie, lo scorso 25 aprile sedeva al tavolo 219 dell”Hotel Hilton a Washington
C’era anche Alberto Simoni alla cena con i corrispondenti alla Casa Bianca dello scorso 25 aprile all’hotel Hilton di Washington, la tradizionale sede dell’appuntamento che ogni anno riunisce migliaia di giornalisti, esponenti politici e ospiti del mondo dello spettacolo. Molti la conosceranno piú per i colpi di arma da fuoco esplosi a inizio serata, alla presenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il giornalista giudicariese originario di Montagne si trovava a soli 10 m dal corpo dell’attentatore, come ha raccontato in quanto inviato de La Stampa.
Classe 1973, Alberto Simoni è nato a Rovereto e cresciuto tra Montagne e Tione. Dopo la laurea in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1997, ha lavorato per dieci anni a Milano come redattore esteri del quotidiano cattolico Avvenire. Nel corso della sua carriera ha seguito numerosi avvenimenti politici e appuntamenti elettorali tra Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Ha collaborato con diverse altre testate come il Giornale del popolo di Lugano e il settimanale Tempi, anche come analista politico con il Ce.S.I.- Centro Studi internazionali di Roma.
É stato poi capo della redazione esteri per La Stampa a Torino fino al 2022 , distinguendosi per la sua newsletter di politica internazionale Metternich. Nello stesso anno ha pubblicato il volume “Ribelli d’Europa“, che alcuni ricorderanno essere stato presentato anche in una serata a Tione.
Un’analisi del ruolo di Visegrad come epicentro dello scontro tra alcuni Paesi dell’Europa centrale e l’Unione europea, soffermandosi su temi come migrazioni, stato di diritto, diritti civili, fondi europei fino alla guerra in Ucraina. L‘intervista di Simoni a Viktor Orbàn è andata a scandagliare la spinta data dal noto leader politico a rafforzare la sovranità nazionale a scapito dell’integrazione europea. Indispensabile in questo senso i piú di vent’anni di lavoro su temi internazionali, maturando una significativa esperienza e una profonda conoscenza del mondo economico e politico, in particolare negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale centrale.
Da allora Alberto è corrispondente dagli Stati Uniti, dove vive stabilmente. Appassionato di golf, tifoso della Juve, anche il legame con le valli Giudicarie rimane forte: torna in Italia quasi una volta all’anno. Il Giornale delle Giudicarie ricorda con affetto collaborazioni e suoi articoli pubblicati sul mensile.
L’altra sera era seduto al tavolo 219 del Washington Hilton. Erano da poco passate le 20.30 quando sono iniziati gli spari e il presidente Donald Trump é stato messo in sicurezza dagli agenti del Secret Service.
Alberto Simoni non ha potuto che riportare, a posteriori, quanto accaduto. Della messa in sicurezza del vice, J.D. Vance, in direzione opposta a quella di Trump, come da protocollo. Delle reazioni degli altri colleghi giornalisti, chi sotto i tavoli, chi a filmare. Dell’autore della sparatoria, identificato in Cole Tomas Allen, 31enne californiano, disteso a terra a pochi metri da lui. Si sa che é stato arrestato e che due giorni dopo é stato accusato di tentato attentato al Presidente. Lasciamo ai lettori la possibilità di ascoltare il racconto dallo stesso Simoni, nel video Instagram dell’intervista rilasciata a RaiNews24.