Giorgio Marchetti è stato rieletto alla Guida del Bim del Sarca
L’obiettivo è una comunità energetica su tutto il territorio dell’ente

Primissimi giorni dell’autunno 2025, sala riunioni del palazzo del Bim del Sarca a Tione. Va in scena la prima assemblea dopo le elezioni dei Consigli comunali del 4 maggio del Consorzio che raggruppa i trentuno comuni appartenenti al bacino della Sarca.
E quando dici bacino imbrifero devi considerare (la diciamo semplice) i versanti che guardano verso il fondovalle. Quando pensi alla Sarca e ai suoi affluenti devi riferirti alla Rendena, alla Busa di Tione compreso Sella Giudicarie (l’Arnò scende da lì), le Giudicarie Esteriori, Andalo e Molveno, la Valle dei Laghi, il basso Sarca e la valle di Ledro.
Nel tardo pomeriggio di quel 30 settembre l’Assemblea del Bim aveva all’ordine del giorno l’elezione del presidente. Punto scontato: infatti la diplomazia si era mossa prima, e non ha fatto grandi sforzi a trovare la quadratura del cerchio con la conferma di Giorgio Marchetti, il decano dei sindaci trentini nonostante sia nato nel 1958 e quindi non abbia ancora settant’anni, mentre alla fine di questo mandato ne avrà fatti trentacinque da primo cittadino. Marchetti è il presidente uscente, dopo che in passato ha fatto il vicepresidente. Poco lontano, lungo i versanti che interessano il fiume Chiese, un altro Presidente si è riconfermato alla guida del BIM, Claudio Cortella.
L’Assemblea aveva un altro punto all’ordine del giorno: l’elezione del Consiglio direttivo, con l’entrata dei rappresentanti dei due ambiti, l’alta vallata e la bassa, che sostanzialmente sono separate dal Limarò.
Per la vallata Alto Sarca sono entrati Mauro Chiodega di Pelugo (presidente dell’ambito), Marco Zuccati (Vallelaghi), Gianfranco Pederzolli (Stenico), Matteo Collini (Spiazzo), Patrizio Vignaga (San Lorenzo-Dorsino), Massimo Valenti (Sella Giudicarie), Lorenzo Donini (Molveno), Lorenzo Maestranzi (Giustino), Giorgio Marchetti (Borgo Lares, il presidentissimo).
Per l’ambito Basso Sarca troviamo Gianni Morandi (sindaco di Nago-Torbole, nella veste di presidente d’ambito), Nicola Bridarolli (Cavedine), Roberto Bortolotti (Drena) e Luca Colotta (di Ledro, che diventerà vicepresidente, in sostituzione di Pederzolli, oggi presidente di Federbim nazionale, l’organismo che raggruppa tutti i Bim d’Italia).
Gianfranco Pederzolli, altro capitano di lungo corso, presidente prima di Marchetti per infinite stagioni, è stato confermato dall’Assemblea nel Direttivo nonostante i dubbi normativi, essendo stato già più di tre volte amministratore. Ma mica si poteva spodestare il presidente nazionale!
LE CONCESSIONI: UN’INCOGNITA DEL FUTURO. E’ una delle partite più importanti che si troveranno davanti i Consorzi dei bacini imbriferi. “Non ci riguarda direttamente – sdrammatizza subito il presidente – intanto perché non possiamo partecipare direttamente alle procedure. Oltretutto, detta fuori dai denti, che vinca Pinco o Pallino, i concessionari dovranno comunque pagare i canoni. Però è evidente che sarebbe meglio avere di fronte concessionari del nostro territorio piuttosto che gruppi esterni, multinazionali o fondi. Comunque la partita economica per noi non cambierà, perché i canoni sono fissati per legge: qualsiasi sia il concessionario deve versare ciò che ci spetta”.
Poi ci sarà un aspetto fiscalità… “Certo, un’azienda con sede in Trentino paga le imposte qua”. Tanto per dare il contesto, sul territorio del Bim del Sarca (che ufficialmente si chiama Sarca-Mincio-Garda) l’impianto idroelettrico più grosso è la centrale di santa Massenza. “Che raccoglie le derivazioni sempre provenienti dal nostro territorio”, racconta Marchetti, che pensa al lago di Molveno. “Però poi abbiamo molti altri piccoli impianti”. Fra cui la centrale di Pelugo. “Una new entry: una splendida operazione fatta da Pelugo e spiazzo per la centrale da un megawatt. Da tenere presente che è il cuore pulsante della nuova Comunità energetica rinnovabile”.
CER, LA NUOVA SCOMMESSA. Il 2025 a suo modo è un’annata storica per il territorio del Bim. E’ nata infatti la Cer, sotto forma di Cooperativa di produttori e di consumatori. In partenza si sono presentati davanti al notaio nove soci tutti pubblici: i sette Comuni della bassa Rendena e della Busa di Tione (Spiazzo, Pelugo, Porte di Rendena, Tione, Tre Ville, Borgo Lares e Sella Giudicarie), la Comunità di Valle e il Bim del Sarca, che è il promotore.
La governance è composta da Mauro Chiodega, fino al 4 maggio sindaco di Pelugo, sulla poltrona di presidente, da Giorgio Marchetti, in veste di vicepresidente, da Barbara Chesi (fino al 4 maggio sindaca di Spiazzo), Alberto Valentini (assessore di Porte di Rendena) e Andrea Fedrizzi (vicesindaco di Tre Ville). Questo il punto di partenza. L’obiettivo, più volte annunciato, è la creazione di una Comunità energetica su tutto il territorio di competenza del Bim. “Confermo questa volontà”, asserisce oggi Marchetti.
IL BIM: COMUNI UNITI PER IL PROGRESSO. Anni Cinquanta del Novecento. La guerra è finita da pochi anni e la fame di energia elettrizza l’Italia. E’ così che si cercano tutte le valli possibili da chiudere con le dighe. Lo Stato (per farla brevissima) istituisce i Bacini imbriferi montani (Consorzi di Comuni) per indennizzare le comunità di montagna per il territorio “rubato”. Gli indennizzi si chiamano sovracanoni, forniti dai concessionari a fronte delle acque captate per produrre energia elettrica.
Il Consorzio del Sarca incassa ogni anno più o meno 6,5 milioni di euro. Circa il 65% dei proventi va nei piani triennali per i Comuni. Il resto viene investito per agevolare le varie articolazioni della società. Un investimento significativo, per esempio, è andato nel finanziamento dei pannelli fotovoltaici: oltre un milione all’anno, per capirci. A seguire ci sono interventi riguardanti le abitazioni private: l’abbattimento degli interessi sui mutui per la prima casa per chi non ha altre contribuzioni pubbliche; l’abbellimento delle facciate delle case in centro storico; il recupero delle acque piovane.
Un congruo intervento è fatto pure per le associazioni, fra cui spicca il finanziamento del Centro studi Judicaria, di cui i due Bim del Sarca e del Chiese sono soci fondatori. “Questi ultimi – commenta Marchetti – sono investimenti molto importanti, perché mantenere vivo il territorio attraverso le forze del volontariato significa investire sul futuro”.
Da non dimenticare che il Bim è soggetto fondatore del Parco fluviale della Sarca e della riserva di Biosfera Judicaria e Alpi ledrensi. “Rispetto alla riserva – annuncia il presidente – stiamo ragionando in vista dell’ampliamento del perimetro: nostro desiderio è allargare a tutto il territorio del Bim e pure al Bim del Chiese. Teniamo presente che è un organismo con riscontri nazionali ed internazionali in termini di visibilità. Dirò che in prospettiva stiamo ragionando anche per un allargamento della Comunità energetica coinvolgendo il Bim del Chiese”.
L’IMPORTANZA DELLA COLLABORAZIONE. Se chiedi a Giorgio Marchetti come sono i rapporti con gli altri tre Consorzi Bim trentini ti risponderà senza esitare: “Ottimi. Sono rapporti da consolidare, perché le iniziative fatte congiuntamente valgono il doppio. Pensi che nei giorni scorsi alla centrale di Fies abbiamo fatto un incontro cui ha partecipato il presidente del Bim del Tagliamento, il quale ha fatto i complimenti ai Bim trentini, perché parlano una lingua unica”.
E all’interno? Teniamo presente che il territorio del Bim del Sarca è molto ampio e diversificato: si va dagli estremi turistici di Madonna di Campiglio e Riva del Garda alle aree interne (paesini piccoli e di montagna). “Finora – argomenta Marchetti – non c’è mai stato uno scontro. Discussioni sì, com’è giusto che sia, ma sempre alla ricerca di un punto d’incontro”.














