A soli 27 anni ha passato il concorso e oggi racconta: “Torno in Giudicarie, qui ho ricevuto molto, voglio restituire altrettanto”
Gianmarco Donati, è di Darzo il notaio più giovane d’Italia
Lo scorso aprile, Gianmarco Donati, di Darzo, é diventato ufficialmente a 27 anni il notaio più giovane d’Italia, condividendo questo primato con altri due vincitori del concorso, nati anch’essi a distanza di pochi giorni nel 1999. Il giudicariese si é classificato, a livello nazionale, 11esimo su 2400 iscritti circa e 278 vincitori, oltre ad aver ottenuto, come già detto, il primato anagrafico.
Gianmarco ha avuto un percorso di studio tutto made in Trentino: prima la frequentazione del Liceo Classico a Trento, e poi la laurea in giurisprudenza all’Università degli Studi di Trento, con tanto di erasmus a Maastricht, in Olanda.
Ecco l’intervista fatta al chiesano, che ci ha raccontato gli sforzi fatti, la lunga camminata verso il suo obiettivo e il rapporto speciale con il territorio giudicariese, da cui Gianmarco non ha intenzione di andarsene.
Buongiorno Gianmarco, torniamo agli albori del suo percorso universitario: dal momento dell’iscrizione a giurisprudenza, ha sempre puntato a diventare notaio?
Quando mi sono iscritto a giurisprudenza avevo molti dubbi su ciò che poi avrei voluto fare, la scelta della facoltà è stata dovuta soprattutto al fatto che quest’ultima mi permettesse di aprirmi tante strade, senza dover necessariamente già decidere il mio futuro lavoro al termine della quinta superiore. La mia organizzazione ha giocato un ruolo chiave in questo senso: tra un’annata e l’altra, terminati gli esami a giugno, mi sono dedicato nel mese di luglio a tirocini extracurriculari in studi legali e notarili, con questi ultimi che mi hanno convinto maggiormente. Caratterialmente, essendo una persona puntigliosa, mi sono rispecchiato sin da subito in questa professione, la cui peculiarità è un’accurata precisione.
Quale segreto sta dietro a quella determinazione che ti ha portato così in alto?
Non penso che esistano ricette pronte. Ho sempre studiato con grande serietà, ma non mi sono mai privato del resto. Le attività che hanno fatto da contorno a questo percorso, come il volontariato, hanno paradossalmente alleggerito la pesantezza dello studio, fornendomi molte soddisfazioni in momenti difficili. Ritagliarmi degli spazi per altro, mi ha aiutato inoltre a rendermi maggiormente produttivo, stimolandomi a valorizzare al meglio i momenti sui libri.
Il concorso notarile prevede due parti: quella scritta e l’orale. Come ha vissuto il periodo di attesa tra le due prove?
Nel mio caso ho dovuto aspettare ben quindici mesi, prima di ricevere l’esito degli scritti. Questo periodo non è stato particolarmente angosciante, poichè ero consapevole che statisticamente in pochi superano il concorso al primo tentativo. Mi ero già predisposto a metabolizzare un eventuale insuccesso, differentemente dall’ansia che si può provare nell’attesa di un risultato di un terzo/quarto esame (i tentativi massimi sono cinque, una volta esauriti si perde l’accesso alla carriera notarile n.d.r.), dove le aspettative sono maggiori. In quei quindici mesi mi sono costantemente preparato per un’eventuale ripetizione dell’esame: è sempre necessario mettere in conto quale sia lo scenario più probabile, ma fortunatamente non è stato il mio caso.
Qual è stato l’aspetto più affascinante di portare avanti un percorso così impegnativo? Dal momento che parliamo di una mole di studio che ammonta a più di diecimila pagine di manuali.
Affascinante è un aggettivo che attribuirei a più aspetti. In primo luogo alle materie che si approfondiscono, diritto civile e commerciale, diventandone estremamente esperti. In secondo luogo lo attribuirei alla possibilità di confrontarsi e coltivare legami di amicizia con quei pochi ragazzi che come me hanno intrapreso questa strada: questo è stato uno dei fattori che ha reso il percorso più piacevole.
Qual é stata la sua più grande fonte di motivazione in questi anni?
La volontà di seguire un obiettivo così alto, qual è vincere uno dei concorsi nazionali più difficili, ha tenuto accesa la mia ambizione. Se volessimo però meglio individuare lo stimolo che mi ha condotto fino a qui, è l’idea che sarò, nel momento in cui inizierò a lavorare, un libero professionista: poter svolgere un lavoro di consulenza verso le persone, potendo offrire delle prestazioni intellettuali in modo indipendente, senza essere legato ad un’azienda. Mentre l’avvocatura e molte altre professioni stanno andando verso l’aziendalizzazione, il settore notarile mantiene questa sua caratteristica.
La sua esperienza trentina si è intrecciata con l’Erasmus a Maastricht: quanto ha contribuito quell’esperienza a formare il Gianmarco di oggi?
L’Erasmus è stata una bellissima esperienza, ma soprattutto un’opportunità per maturare la consapevolezza che, una volta terminato, sarei tornato nelle Giudicarie. L’avventura in Olanda mi ha fatto riscoprire il valore delle radici, ma proprio perché ho avuto un termine di paragone rispetto al nostro contesto. Nonostante le molte esperienze al di fuori delle Giudicarie infatti, la mia intenzione è quella di rimanere a vivere e lavorare in valle, disponibilità di sedi permettendo; qui ho ricevuto molto, e voglio restituire altrettanto.
Sappiamo anche però che la sua vita é molto legata al volontariato: attualmente vicepresidente della Pro Loco di Darzo ed ex responsabile del Campeggio di Faserno per molti anni, rappresenta tuttora una colonna portante del volontariato. Come pensa di conciliare la sfera associazionistica e lavorativa in futuro?
Sicuramente ora, diventando un lavoratore, cambierà la mia prospettiva e il tempo libero a disposizione. All’inizio dovrò darmi da fare per costruire un mio network, ma desidero continuare: come hai già detto infatti, due giorni dopo aver ricevuto la notizia dei risultati, ad aprile, sono stato riconfermato vicepresidente della Pro Loco di Darzo, incarico che porterò avanti per i prossimi tre anni.
Fare questo tipo di cose porta con sé dei valori aggiunti: al volontariato do il merito di essere una fonte di competenze e di avermi reso una persona più concreta.
E infine, cosa direbbe a chi volesse ambire a concorsi come quello notarile, ma teme di non farcela?
Sono stato fortunato, aldilà dell’aver ottenuto il successo al primo tentativo, anche per il sostegno economico fornito dai miei genitori, che mi ha permesso di concentrarmi totalmente sullo studio. Trovo che vivere quei momenti serenamente, sia stato indispensabile.
Il mio consiglio è quello di essere consapevoli degli sforzi che il percorso comporta. Lo stress emotivo sarà forte, poichè un’eventuale bocciatura potrebbe farvi pensare di aver buttato alcuni anni della vostra vita. E’ necessario essere razionali e mettere tutto in conto sin da subito; il tragitto può essere tortuoso, con molti alti e bassi, ma la soddisfazione e il successo che si possono ottenere, sono impagabili.






















