Articoli scritti da Redazione

Prima gli indennizzi agli agricoltori, ora nuove modalità di contenimento del cinghiale, tra cui niente meno che l’utilizzo dell’arco. Un provvedimento in via sperimentale che entrerà in vigore a  partire dal 2027. Stimolato l’immaginario su quanto questo vorrà dire, giungono le prime contestazioni da parte di associazioni animaliste.

Dopo l’intervento a sostegno degli agricoltori colpiti dai danni provocati dai cinghiali, la Provincia autonoma di Trento aggiorna anche la disciplina relativa al controllo della specie. La Giunta provinciale ha approvato un provvedimento che introduce nuove modalità operative, tra cui l‘utilizzo dell’arco in via sperimentale dal 2027 e il cosiddetto “controllo mirato”, con l’obiettivo di rendere più efficace l’attività di contenimento.

Nelle Giudicarie il tema è particolarmente sentito soprattutto nella zona di Storo e della Valle del Chiese, dove negli anni sono stati registrati i maggiori danni alle coltivazioni, anche se episodi si sono verificati anche nelle altre vallate.

Solo nelle scorse settimane la Provincia aveva modificato i criteri per gli indennizzi destinati alle aziende agricole danneggiate dai cinghiali, abbassando da 1.000 a 500 euro la soglia minima per accedere ai contributi e aumentando dal 70 al 90% la percentuale di rimborso del danno accertato. Il provvedimento era stato motivato con la necessità di sostenere il ripristino dei terreni danneggiati e garantire la continuità dell’attività agricola, in particolare nelle aree dove anche danni di entità limitata possono incidere sull’equilibrio economico delle aziende.

Con la nuova delibera la Provincia interviene invece sulle modalità di controllo della specie. «Si tratta dell’introduzione di rilevanti modalità operative per le attività di contenimento del cinghiale – ha dichiarato l’assessore provinciale alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni –. In particolare è stata prevista la possibilità di utilizzare l’arco ed è stata introdotta la modalità del controllo mirato».

Secondo quanto spiegato dall’assessore, l’aggiornamento tiene conto anche della preoccupazione legata alla diffusione della peste suina africana in Europa e dei possibili effetti economici sul settore dell’allevamento dei suini.

L’utilizzo dell’arco sarà introdotto in via sperimentale a partire dal 2027. La Provincia spiega che potrà rappresentare uno strumento alternativo nei casi in cui l’impiego delle armi da fuoco possa risultare inopportuno per il disturbo arrecato alle altre specie, ad esempio durante il periodo riproduttivo. L’abilitazione sarà riservata ai controllori del cinghiale che conseguiranno una specifica formazione.

Il provvedimento introduce inoltre il “controllo mirato”, che consentirà al Corpo Forestale del Trentino di organizzare direttamente le attività di controllo avvalendosi dei cacciatori abilitati, anche in deroga ai periodi e agli orari ordinari di caccia. La nuova modalità è prevista per tutto il territorio provinciale, con particolare riferimento alle aree definite “a densità zero”, dove l’organizzazione degli interventi è affidata esclusivamente al Corpo Forestale.

L’introduzione dell’arco ha suscitato la reazione delle associazioni animaliste. Il Movimento Centopercentoanimalisti definisce la misura «una pratica tra le più cruente in assoluto», sostenendo che gli animali colpiti da una freccia possano non morire immediatamente. L’associazione contesta inoltre la motivazione secondo cui l’arco ridurrebbe il disturbo alla fauna e annuncia iniziative contro il provvedimento.

Anche ENPA Trentino, attraverso la sezione di Rovereto, ha espresso contrarietà alla delibera, definendola «un orrore senza fine». L’associazione sostiene che l’utilizzo dell’arco comporti maggiori sofferenze per gli animali e richiama anche i possibili profili legati alla sicurezza delle persone, chiedendo alla Giunta provinciale di ritirare il provvedimento e rivolgendo un appello al Commissario del Governo affinché ne valuti gli effetti sotto il profilo della pubblica sicurezza.

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